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La difesa di Giovanni Castellucci nel processo per il crollo del Ponte Morandi critica l'accusa per aver utilizzato la sentenza relativa alla tragedia di Acqualonga (Avellino) come precedente. L'avvocato Accinni definisce tale riferimento un "boomerang" e un "guasto" per l'impianto accusatorio, sostenendo che i due casi presentano differenze sostanziali e che la responsabilità non debba ricadere su chi non ha scoperto i colpevoli ignoti.

La difesa contesta il precedente di Avellino

L'avvocato Giovanni Paolo Accinni, legale di Giovanni Castellucci, ha espresso forti riserve sull'utilizzo della sentenza relativa alla strage di Acqualonga. Questa tragedia, avvenuta ad Avellino, causò 40 vittime. Accinni ha definito tale richiamo un "guasto" e un "boomerang" per l'accusa.

Secondo il legale, il precedente di Acqualonga è privo di rilevanza per il caso del crollo del Ponte Morandi. La sentenza in questione avrebbe dilatato eccessivamente il perimetro della responsabilità penale. Si è arrivati, a suo dire, a ipotizzare la colpevolezza di un amministratore delegato per un mancato intervento su un singolo bullone.

Questo avveniva su una rete autostradale estesa per circa tremila chilometri. La difesa sostiene che la vicenda di Acqualonga non possa essere paragonata al crollo del Ponte Morandi. Le cause e le dinamiche dei due eventi sono profondamente differenti.

Vizi costruttivi e responsabilità ignote

L'avvocato Accinni ha evidenziato come la corrosione nello strallo ceduto non sia stata la causa primaria del crollo del Ponte Morandi. Le perizie successive al disastro hanno invece rivelato vizi costruttivi occulti. Questi difetti, secondo la difesa, sarebbero stati dolosamente posti in essere da autori e coautori rimasti ignoti.

L'incompletezza delle indagini avrebbe lasciato irrisolto il mistero sui veri responsabili. La difesa sottolinea come, per 50 anni di vita del ponte, nessun tecnico, interno o esterno ad Aspi, avesse mai sospettato un rischio di crollo imminente. Questo dato rafforza la tesi di difetti non immediatamente evidenti.

Il legale ha definito "immorale" l'idea che debbano rispondere dell'evento non i veri responsabili, ma coloro che non sono riusciti a scoprirli. La responsabilità, secondo la difesa, deve essere attribuita a chi ha commesso l'illecito, non a chi non ha individuato i colpevoli ignoti.

Il processo per il crollo del Ponte Morandi

Il processo riguarda il tragico crollo del Ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto 2018. Questo evento causò la morte di 43 persone. La difesa di Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l'Italia, punta a smontare le tesi dell'accusa.

L'uso della sentenza di Avellino viene visto come un tentativo di forzare la mano, collegando due vicende non comparabili. La difesa intende dimostrare che i vizi costruttivi occulti sono la vera causa del disastro. Questi vizi sarebbero sfuggiti a controlli e manutenzioni ordinarie per decenni.

La strategia difensiva mira a spostare l'attenzione sui presunti responsabili ignoti dei vizi costruttivi. Si cerca così di alleggerire la posizione di Castellucci e di altri imputati. La sentenza di Avellino, con la sua estensione della responsabilità, viene vista come un pericolo per la corretta applicazione della giustizia.

Le dichiarazioni della difesa

L'avvocato Accinni ha concluso la sua arringa sottolineando la differenza fondamentale tra la responsabilità per un'azione o omissione diretta e la responsabilità per la mancata scoperta di colpevoli ignoti. Il riferimento alla sentenza di Acqualonga è stato definito un "errore metodologico" da parte dell'accusa.

La difesa ribadisce che il crollo del Ponte Morandi è riconducibile a cause strutturali profonde. Queste cause non sono paragonabili a un incidente stradale o a un cedimento dovuto a una singola parte malfunzionante, come potrebbe essere interpretato nel caso di Avellino.

L'obiettivo della difesa è quello di ottenere un'assoluzione o una riduzione delle pene per il suo assistito. Si basa sulla dimostrazione dell'assenza di un nesso causale diretto tra le azioni di Castellucci e il crollo. Si punta invece il dito verso vizi costruttivi antichi e responsabili ignoti.

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