In Liguria si è verificato il secondo caso di suicidio assistito, il quindicesimo a livello nazionale. Un uomo di 66 anni, completamente paralizzato, ha scelto di porre fine alla sua vita nel proprio letto grazie al Servizio Sanitario Nazionale, dopo un'attesa di dieci mesi.
Un sessantaseienne sceglie la morte assistita
Un uomo di 66 anni, la cui identità è stata protetta con uno pseudonimo, ha completato la procedura di suicidio assistito in Liguria. Questo rappresenta il secondo caso nella regione e il quindicesimo in tutta Italia. L'uomo, affetto da una paralisi totale dovuta a un trauma cervicale, ha assunto autonomamente il farmaco fornito dal Servizio Sanitario Nazionale.
Le sue ultime parole, riportate dall'associazione Luca Coscioni, esprimono sollievo per poter morire nel proprio letto, evitando il viaggio in Svizzera. Tuttavia, ha sottolineato la **lunga attesa** subita. Questa attesa è durata ben dieci mesi, durante i quali ha dovuto diffidare la ASL per ben due volte.
Condizioni di salute e percorso legale
Nel corso degli anni, le condizioni di salute dell'uomo sono peggiorate progressivamente. L'allettamento forzato ha comportato una pesante terapia antalgica. Era costretto a utilizzare un catetere permanente. Ha sofferto di grave insufficienza respiratoria, con frequenti episodi di polmonite. Questi erano legati alla disfagia, rendendolo totalmente dipendente dall'assistenza continua dei caregiver.
Stefano, questo il nome di fantasia scelto, è la quindicesima persona in Italia a concludere la procedura prevista dalla Consulta. La sentenza sul caso Cappato/Antoniani ha aperto la strada all'assistenza diretta da parte del Servizio Sanitario Nazionale. Per Stefano, si tratta dell'undicesima assistenza fornita dall'associazione Luca Coscioni.
Inizialmente, l'uomo aveva contattato Marco Cappato per richiedere assistenza per recarsi in Svizzera. Una volta informato sulla possibilità di ottenere aiuto in Italia, ha presentato le necessarie richieste al Servizio Sanitario.
Le parole di Stefano e le richieste dell'associazione
«Alla fine di tutta questa lunghissima storia», ha dichiarato Stefano, «sono comunque ben felice di potermene andare nel mio letto a casa mia senza dovermi sorbire una trasferta quasi infinita fino in Svizzera». Ha aggiunto che se la ASL avesse agito tempestivamente, si sarebbero potuti evitare oltre 10 mesi di attesa.
«Ci uniamo al dolore di chi ha voluto bene a Stefano», hanno affermato Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretaria nazionale e tesoriere dell'associazione Luca Coscioni. Hanno sottolineato l'urgenza di evitare che una persona debba attendere così a lungo per vedere rispettato un proprio diritto, sopportando sofferenze insopportabili.
«Tutte le aziende sanitarie devono garantire procedure chiare, tempi certi e rispetto della legge», hanno proseguito. Hanno evidenziato la necessità di evitare ulteriori sofferenze alle persone malate. Per questo motivo, chiedono alla Regione Liguria di approvare la proposta di legge regionale «Liberi subito». L'obiettivo è assicurare tempi rapidi e modalità certe per l'accesso all'aiuto medico alla morte volontaria.
Domande e Risposte
D: Quanti casi di suicidio assistito si sono verificati in Italia?
R: In Italia si sono verificati 15 casi di suicidio assistito, di cui 2 in Liguria.
D: Quali sono le principali criticità emerse nel caso di Stefano?
R: Le principali criticità riguardano la lunga attesa di dieci mesi per ottenere l'assistenza e la necessità di diffidare la ASL per ben due volte, nonostante la gravità delle condizioni dell'uomo.