Condividi

La Liguria ospita 546 minori stranieri non accompagnati, con Genova che ne accoglie la maggioranza. L'amministrazione cittadina sollecita il Governo a potenziare le politiche educative per favorire l'integrazione di questi giovani.

Minori stranieri non accompagnati in Liguria

In Liguria si registra la presenza di 546 minori stranieri non accompagnati. La maggior parte di questi giovani sono di sesso maschile. Questo dato rappresenta il 3,2% del totale nazionale, che ammonta a 17.011 persone. La regione si posiziona quindi come un'area di accoglienza significativa per questa fascia vulnerabile della popolazione.

La distribuzione sul territorio ligure evidenzia una forte concentrazione in un'unica area. Oltre il 76% di questi minori, pari a più di 400 ragazzi, è accolto nell'area metropolitana di Genova. Questa circostanza rende il capoluogo ligure il principale snodo regionale per i sistemi di accoglienza dedicati.

Questi numeri emergono da un recente incontro pubblico. L'evento, intitolato 'Minori stranieri non accompagnati: dalla narrazione alla realtà', si è svolto a Genova, presso Palazzo Tursi. È stato promosso dal gruppo consiliare 'Riformiamo Genova', con la partecipazione di Silvia Salis. Presenti anche esponenti dell'amministrazione comunale.

L'età e le provenienze dei minori

La popolazione di minori stranieri non accompagnati è caratterizzata da un'età media molto giovane. Molti di loro sono prossimi alla maggiore età. La fascia d'età predominante è quella compresa tra i 15 e i 17 anni. In particolare, oltre il 46% dei ragazzi ha già compiuto 17 anni.

Questa situazione implica tempi molto ristretti. È necessario costruire percorsi di integrazione efficaci prima che questi giovani escano dai sistemi di tutela. La rapidità è fondamentale per garantire un futuro sereno e autonomo.

Un'altra caratteristica emersa dal report riguarda le origini dei minori. Si osserva una forte polarizzazione delle provenienze. Paesi come l'Egitto e l'Ucraina rappresentano da soli circa i due terzi dei minori accolti. Seguono poi nazioni come la Tunisia, l'Albania e il Gambia.

Le richieste del Comune di Genova al Governo

L'amministrazione comunale di Genova, attraverso gli assessorati competenti, lancia un appello al Governo nazionale. Si chiede un rafforzamento delle politiche educative specificamente dedicate ai minori stranieri non accompagnati. Questa richiesta è stata formalizzata anche con un invio al Ministro dell'Istruzione e del Merito.

Maria Luisa Centofanti, capogruppo della lista 'Riformiamo Genova', ha sottolineato l'importanza di affrontare il tema con dati concreti. «Tutto ciò che non si conosce, tutto ciò che non affrontiamo diventa un'occasione per colpevolizzare senza analizzare i problemi», ha dichiarato. «Abbiamo voluto riportare il tema alla sua dimensione reale, fatta di numeri, persone e percorsi concreti».

L'assessore al Welfare, Cristina Lodi, ha evidenziato come spesso gli aspetti positivi dell'accoglienza rimangano nell'ombra. «Ho chiesto ai responsabili delle comunità di aiutarmi a 'fare notizia' raccontando quel 90% di risultati positivi che restano nell'ombra», ha affermato. «Ragazzi che imparano l'italiano, frequentano la scuola e si impegnano per superare le difficoltà di un sistema complesso».

Sicurezza, prevenzione e risorse necessarie

L'assessore alla Sicurezza urbana, Arianna Viscogliosi, ha ribadito la concentrazione dei minori a Genova. «Oggi nella nostra città è presente il 76% dei minori stranieri non accompagnati che sono in Liguria, una concentrazione altissima frutto delle scelte del Governo di trasferire questi ragazzi nel nostro territorio», ha commentato. Ha poi invitato a leggere la realtà senza pregiudizi.

Citando il Rapporto Antigone 2026, Viscogliosi ha evidenziato che i reati commessi da minorenni e MSNA in Italia rappresentano solo l'1,5% del totale nazionale. La vera sfida, quindi, non è solo di ordine pubblico ma di prevenzione. La Polizia locale gioca un ruolo fondamentale.

Intercettare chi esce dai percorsi delle comunità significa sottrarre manovalanza alla criminalità organizzata. «Se il Governo decide di inviare qui questi giovani, deve però anche garantire le risorse per non lasciarli nel limbo», ha concluso Viscogliosi. «Senza scuola e formazione, il rischio di devianza aumenta».