In Liguria, il problema sanitario non riguarda solo i tempi di attesa, ma la reale disponibilità di prestazioni. Milioni di posti nelle agende sanitarie rimangono inutilizzati, creando un divario tra richieste e offerte che penalizza i cittadini.
Accesso alle cure sanitarie in Liguria
La sanità ligure presenta un quadro preoccupante. A fronte di oltre 7 milioni di prestazioni prescritte, solo circa 5,5 milioni vengono messe a disposizione dal sistema regionale. Di queste, poco più di 3 milioni sono effettivamente erogate.
Ciò significa che quasi 2,5 milioni di posti rimangono vuoti. Questo dato smentisce la narrazione di un centrodestra che parla di CUP saturo all'89%. Le agende ARP, specialmente quelle ospedaliere, mostrano oltre il 68% di posti inutilizzati.
L'offerta non manca, ma l'accessibilità è il vero ostacolo. Lo ha sottolineato Stefano Giordano, capogruppo regionale del M5S. Ha presentato un'interrogazione parlamentare per analizzare il divario tra prestazioni richieste e posti disponibili.
Conseguenze dell'inaccessibilità sanitaria
Le conseguenze di questa situazione sono gravi. Solo una parte delle prestazioni sanitarie trova risposta nel settore pubblico. Molte vengono dirottate verso il privato, mentre un numero crescente di richieste rimane completamente insoddisfatto.
Quando milioni di prescrizioni non si traducono in cure effettive, il sistema sanitario inizia a selezionare chi può ricevere assistenza. Questo porta a un progressivo sovraccarico dei Pronto Soccorso.
Nella sola città metropolitana di Genova, si registrano 420 persone in attesa. I numeri sono allarmanti: 100 al Villa Scassi, 55 all'Evangelico, 115 al Galliera e 150 al San Martino.
Il rischio di abbandono delle cure
Se una prestazione non è prenotabile, i tempi di attesa sono incompatibili con il bisogno e il cittadino non può permettersi il privato, l'unica opzione rimasta è il Pronto Soccorso. Questo avviene nonostante non siano stati progettati per sostituire la medicina territoriale.
Attualmente, un cittadino su cinque è a rischio povertà o esclusione sociale. Sempre meno persone possono permettersi di pagare di tasca propria le cure necessarie. Il rischio concreto è che le statistiche sulle liste d'attesa diventino un indicatore di abbandono delle cure.
Domande aperte e promesse non mantenute
Grazie all'intervento del M5S, la Regione Liguria ha ammesso che le agende ARP non riflettono la reale capacità produttiva. È stato stabilito che dovranno confluire nel CUP entro 48 ore.
Tuttavia, a quasi un mese dalla determina del 15 marzo 2026, molte domande rimangono senza risposta. Quanti posti sono stati effettivamente recuperati? La situazione è migliorata? Cosa sta accadendo alle prestazioni più delicate, come oculistica e colonscopie?
Si parla di diagnosi rinviate e prevenzione inefficace. Si verificano casi assurdi di anziani ultraottantenni costretti a percorrere decine di chilometri per esami semplici come una radiografia.
La promessa di azzerare le liste d'attesa
Di fronte a questo scenario, emerge una domanda politica precisa. Perché il presidente Bucci aveva dichiarato che entro il 2025 le liste d'attesa sarebbero state azzerate? I cittadini hanno il diritto di sapere se quella promessa era realistica o pura propaganda elettorale.
Se la riforma voluta da Bucci ha peggiorato l'accesso alle cure, ammetterlo sarebbe stato un atto di onestà. I fatti attuali raccontano una realtà diversa: Pronto Soccorso sovraffollati, agende vuote e cittadini che rinunciano alle cure. È da questa constatazione che si deve ripartire.