A Genova, una giovane volontaria di 26 anni dedica il suo tempo a bambini con difficoltà linguistiche e abitative. L'obiettivo è aiutarli a immaginare un futuro positivo, andando oltre i semplici compiti scolastici.
Un aiuto per immaginare il futuro
Non si tratta solo di svolgere compiti o ottenere buoni voti. Alla Scuola della Pace, si lavora per un obiettivo più profondo: dare ai bambini la possibilità di sognare un futuro. Laura, 26 anni, volontaria della Comunità di Sant'Egidio, sottolinea l'importanza di questo sostegno. Lei è responsabile della Scuola della Pace a Genova Sampierdarena. La sua esperienza decennale con i bambini è raccontata in un'intervista. L'impegno mira a riaprire prospettive per i più piccoli.
«Cerchiamo di stare loro accanto e di sognare un po' con loro per la loro vita», spiega Laura. Il suo lavoro va oltre il recupero scolastico. Si concentra sull'infondere speranza e fiducia.
L'inizio del volontariato a 16 anni
L'impegno di Laura è iniziato molto presto. Aveva solo 16 anni quando ha iniziato a frequentare la comunità. Era al secondo anno delle superiori. «Ero curiosa di conoscere in particolare la Scuola della Pace», racconta. Si tratta di un doposcuola presente in vari quartieri di Genova. Tra questi, Begato, Cornigliano e il centro storico. Ha iniziato nel centro città. Era interessata a conoscere una realtà diversa dalla sua.
Inizialmente, il suo approccio era di osservazione. Con il passare del tempo, il suo coinvolgimento è cresciuto. Ha sviluppato un legame profondo con i bambini.
L'amore per i bambini e il trasferimento a Sampierdarena
«Pian piano, mi sono anche un po' innamorata di questi bimbi», ammette Laura con un sorriso. Questo legame si è rafforzato con la continuità dei pomeriggi. Si è consolidato nei compiti condivisi e nei piccoli progressi osservati. Dal 2019, Laura ha scelto di spostarsi a Sampierdarena. «Ho continuato perché mi ha impressionato quanto grande sia il bisogno», afferma. Un bisogno che non sempre è evidente, ma che emerge chiaramente nella relazione umana.
La sua dedizione nasce da un profondo affetto e dalla consapevolezza delle necessità dei bambini.
Le sfide quotidiane: lingua, casa e solitudine
Le storie dei bambini rivelano ostacoli concreti. Molti sono arrivati da poco in Italia. Hanno difficoltà con la lingua italiana. Questo rappresenta un primo confine da superare. Le condizioni abitative sono spesso precarie. Molti vivono in case piccole. Ci sono tanti fratelli e sorelle. Manca uno spazio tranquillo per studiare. Inoltre, i genitori lavorano spesso in modo faticoso. Alcuni non conoscono bene l'italiano. Questo limita la loro capacità di aiutare i figli con i compiti.
Queste difficoltà si accumulano nel tempo. Creano un peso crescente per i bambini.
Il bisogno di credere in loro
La Scuola della Pace offre uno spazio fondamentale. Non è solo un aiuto per lo studio. È soprattutto una presenza costante. «Mi sono accorta di come loro abbiano proprio bisogno di qualcuno che sia per loro un fratello o una sorella maggiore», spiega Laura. Qualcuno che si sieda accanto, che segua, che resti. Il nodo cruciale non è solo imparare. Hanno bisogno di qualcuno che creda in loro.
Quando manca questa fiducia, il rischio è più profondo. «Se un bambino vede solo ostacoli davanti a sé, diventa difficile immaginare il proprio futuro», conclude Laura. Il suo ruolo è quello di infondere questa fiducia.
Oltre il doposcuola: il sogno condiviso
Le attività sono semplici: esercizi, letture, calcoli. Ma il lavoro va ben oltre. «Aiutandoli con quell'esercizio o con le tabelline, proviamo anche a stare di fianco a loro e a sognare con loro», racconta Laura. Questa è una visione dell'educazione che unisce apprendimento e relazione. L'obiettivo è permettere ai bambini di immaginare un futuro pieno di possibilità.
La speranza è che possano costruire per sé stessi una vita migliore.
Una risposta all'impotenza
C'è anche un aspetto personale per chi fa volontariato. «Non è semplice avere una visione positiva del futuro in questo momento», ammette Laura. Questa sensazione di incertezza è diffusa, specialmente tra i giovani. Ma è proprio in questo contesto che il suo impegno trova un senso. «Quello che aiuta me è non sentirmi schiacciata da questo sentimento di impotenza», dice. Agire, anche in piccolo, diventa una risposta concreta.
Il volontariato offre una prospettiva di speranza.
Salvare vite, salvare il mondo
Tra i volontari circola una frase: «Chi salva una vita salva il mondo intero». Laura crede fermamente in questo principio. «Penso che facendo la Scuola della Pace possiamo salvare la vita di tanti bambini e di tante famiglie», afferma. Ma il bilancio non è a senso unico. «Per me stessa è stata soprattutto una salvezza», conclude. L'esperienza le ha dato un nuovo scopo e una profonda soddisfazione.