A Genova si è svolto uno sciopero generale con un corteo di circa 15.000 persone. La manifestazione, promossa dai sindacati di base, ha attraversato il porto per protestare contro la guerra e il carovita.
Manifestazione nel porto di Genova
Una folla di circa 15.000 persone ha partecipato allo sciopero generale indetto dai sindacati di base a Genova. Il corteo, composto da lavoratori portuali, studenti e cittadini, ha fatto ingresso nel porto attraverso il varco Albertazzi. L'obiettivo era ribadire il netto rifiuto al traffico di armi, alla guerra e all'aumento del costo della vita. La manifestazione, iniziata con il blocco del varco Albertazzi tramite pneumatici e fumogeni, ha visto la partecipazione di diverse categorie lavorative. L'appello, lanciato dal Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali (Calp) e dal sindacato Usb Mare e Porti, invitava a uno sciopero internazionale dei porti con lo slogan «i lavoratori portuali non vogliono lavorare per la guerra».
Numerose altre categorie del settore pubblico e privato si sono unite alla protesta. Gli studenti, in particolare, hanno organizzato un concentramento alle 10:00 davanti alla stazione ferroviaria di Genova Principe. Diversi cortei hanno percorso il centro-ponente della città. Al momento, non sono stati segnalati problemi di ordine pubblico, nonostante i disagi al traffico.
Portuali contro la guerra e i fondi finanziari
José Nivoi, portavoce del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali (Calp) di Genova, ha dichiarato che l'intenzione era di «bloccare tutto». Ha spiegato che il corteo è entrato nel porto perché «il porto è casa nostra». Nivoi ha criticato il fatto che il porto stia diventando sempre più un luogo gestito da fondi finanziari con sede all'estero. Ha sottolineato la necessità di un cambiamento radicale nel Paese, con i cittadini che devono riprendere in mano la politica. Secondo Nivoi, chi rappresenta attualmente i cittadini non tutela più il popolo, ma solo interessi bancari e finanziari.
Nivoi ha anche espresso una posizione netta riguardo alla precettazione dei lavoratori, definita dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini. Ha affermato che la precettazione non è efficace e che il ministro dovrebbe occuparsi dei trasporti anziché della propaganda politica. Ha citato i continui ritardi dei treni come esempio di disservizio. Nivoi ha criticato anche la proposta di riforma portuale, definendola un regalo ai privati di una parte significativa del PIL italiano. Ha invitato Salvini a fare il suo lavoro o a dimettersi.
Il portavoce del Calp ha poi collegato la mobilitazione a un malessere generale accumulato negli ultimi trent'anni. Questo malessere, secondo Nivoi, è stato aggravato dal governo attuale con un aumento della repressione invece di affrontare problemi concreti come i salari bassi, il caro benzina, l'emergenza abitativa e il sistema bellico. Ha evidenziato che lo sciopero coinvolge 113 porti in tutto il mondo, dimostrando come queste problematiche siano globali.
Studenti e lavoratori uniti contro il carovita
Gli studenti hanno partecipato attivamente alla mobilitazione, con uno striscione che recitava: «Dalle scuole, alle università, ai quartieri, contro guerra e carovita strappiamogli il futuro». Molti giovani si sono dati appuntamento in via Balbi, unendosi poi al corteo dei lavoratori di Usb davanti alla stazione di Genova Principe. Dopo un primo raduno, il corteo si è diretto verso il varco Albertazzi per unirsi ai lavoratori portuali che avevano iniziato un presidio fin dalle prime ore del mattino. La loro presenza sottolinea la connessione tra le problematiche affrontate dai lavoratori e le aspirazioni delle future generazioni.
Maurizio Rimassa, coordinatore di Usb Liguria, ha parlato dalla piazza di Genova, evidenziando la voglia di cambiamento e la rabbia dei cittadini. Ha sottolineato la difficoltà di arrivare a fine mese a causa del carovita. Rimassa ha ribadito il netto rifiuto alla guerra e al riarmo, criticando le politiche che aumentano le spese militari a scapito dei servizi sociali. Ha definito la protesta come un malcontento generale che unisce studenti, lavoratori, pensionati e disoccupati. Ha evidenziato come siano messi in discussione il diritto allo studio e il diritto alla casa. Rimassa ha ricordato che l'Italia è l'unico Paese europeo a non aver recuperato il potere d'acquisto, anzi ad averlo perso, creando difficoltà a milioni di famiglie. Il messaggio proveniente dalla piazza è chiaro: stop alla guerra, al riarmo e al carovita.
Richieste di conversione delle spese militari
Matilde, una studentessa del liceo Klee-Barabino di Genova, ha preso la parola durante il corteo, chiedendo la conversione dei 14 miliardi destinati alle spese militari a favore dei settori pubblici, in particolare l'istruzione. Ha criticato le riforme scolastiche, definendole «reazionarie», e ha lamentato la mancanza di spazi di dibattito. Ha evidenziato il definanziamento totale del comparto pubblico. Matilde ha spiegato che gli studenti sono in piazza insieme ai lavoratori e agli insegnanti perché condividono le stesse difficoltà legate al carovita. Ha affermato che gli studenti sono i lavoratori di domani e che vedono la fatica dei genitori ad arrivare a fine mese, la carenza di personale nelle scuole e la precarietà dei docenti. Ha concluso che subiranno le stesse condizioni se non ci sarà un cambio di rotta.
La mobilitazione ha visto la partecipazione di diverse categorie, tra cui lavoratori del settore pubblico e privato, studenti e pensionati. Le ragioni della protesta sono molteplici e interconnesse: il desiderio di pace, la lotta contro l'aumento del costo della vita e la richiesta di maggiori investimenti nei servizi pubblici essenziali. La giornata di sciopero a Genova si inserisce in un contesto di crescente malcontento sociale ed economico, amplificato dalle tensioni internazionali e dalle politiche economiche nazionali. La presenza di lavoratori portuali, spesso in prima linea nelle proteste contro il traffico di armi, ha dato un forte segnale simbolico, collegando le dinamiche locali a questioni globali.
Le dichiarazioni dei rappresentanti sindacali e degli studenti evidenziano una profonda sfiducia verso le attuali classi dirigenti, accusate di privilegiare interessi finanziari e bellici a discapito del benessere dei cittadini. La richiesta di dirottare fondi dalle spese militari verso settori come l'istruzione e i servizi sociali è un tema ricorrente, che riflette una visione alternativa dello sviluppo economico e sociale. La partecipazione internazionale allo sciopero dei porti rafforza l'idea di una lotta comune contro condizioni di lavoro precarie e politiche economiche insostenibili a livello globale. La città di Genova, con il suo importante porto commerciale e strategico, si è dimostrata ancora una volta un palcoscenico significativo per le rivendicazioni sociali e politiche.