Sciopero generale a Genova ha visto la partecipazione di circa 15.000 persone. Il corteo ha attraversato il porto per protestare contro la guerra e l'aumento dei prezzi. Diverse categorie di lavoratori e studenti hanno aderito alla mobilitazione.
Manifestazione nel porto di Genova
Una folta partecipazione ha caratterizzato lo sciopero generale indetto a Genova. Circa 15.000 persone hanno sfilato nel pomeriggio del 30 ottobre 2026. La protesta mirava a esprimere il dissenso verso il traffico di armi e il fenomeno del carovita. Il corteo ha fatto ingresso nel porto cittadino attraverso il varco Albertazzi. L'azione è stata un chiaro segnale di opposizione alle politiche belliche e all'incremento dei costi della vita. La manifestazione ha proseguito il suo percorso verso il cuore della città, Piazza De Ferrari. Le prime azioni di protesta sono iniziate già in mattinata. L'accesso al varco portuale Albertazzi è stato temporaneamente bloccato. L'uso di pneumatici e fumogeni ha caratterizzato questa fase iniziale. L'iniziativa si è inserita in un contesto di sciopero internazionale dei porti. Il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali (Calp) e il sindacato Usb Mare e Porti hanno lanciato un appello. Lo slogan principale era: «I lavoratori portuali non vogliono lavorare per la guerra».
Numerose altre categorie professionali hanno aderito alla mobilitazione. Lavoratori del settore pubblico e privato si sono uniti alla protesta. Anche gli studenti hanno partecipato attivamente. Un concentramento si è svolto alle 10:00. La partenza è avvenuta dalla stazione ferroviaria di Genova Principe. Diversi cortei hanno attraversato il centro-ponente della città. Al momento, non sono stati segnalati particolari problemi di ordine pubblico. Si sono registrati, tuttavia, disagi alla circolazione stradale. La giornata è stata caratterizzata da un forte spirito di partecipazione. La volontà di esprimere un malcontento diffuso è emersa chiaramente.
Le ragioni della protesta dei lavoratori portuali
José Nivoi, portavoce del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali (Calp) di Genova, ha espresso la determinazione dei manifestanti. «Oggi bloccheremo tutto», ha dichiarato Nivoi. Ha sottolineato l'importanza di entrare nel porto, definito «casa nostra». Nivoi ha criticato la crescente influenza dei fondi finanziari e degli interessi internazionali sul porto. Ha evidenziato come la struttura stia diventando un luogo di speculazione. «Il porto sta diventando sempre più casa dei fondi finanziari, di chi sta in Svizzera, a Singapore o a Taiwan», ha affermato. Il messaggio da Genova deve essere un invito al cambiamento del Paese. Nivoi ha invocato una riappropriazione della politica da parte dei cittadini. Ha criticato i rappresentanti attuali, accusandoli di servire interessi bancari e finanziari. La loro azione, secondo Nivoi, non rispecchia più la volontà popolare. La posizione del ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, è stata oggetto di critica. Nivoi ha definito «precettazione» un tentativo di bloccare lo sciopero. Ha accusato Salvini di non comprendere la profondità del malcontento. Ha suggerito al ministro di occuparsi dei trasporti anziché della propaganda politica. Nivoi ha citato i continui ritardi dei treni come esempio di inefficienza. Ha criticato la proposta di riforma portuale. Questa riforma, a suo dire, favorirebbe i privati a scapito dell'interesse pubblico. Nivoi ha richiamato le ragioni storiche della mobilitazione. Ha parlato di un malessere accumulato negli ultimi trent'anni. Questo malessere è stato aggravato dalle politiche governative. Le scelte attuali, secondo Nivoi, privilegiano la repressione. Si trascurano invece questioni cruciali come i salari, il caro benzina e l'emergenza abitativa. Ha citato il dato di 5,4 milioni di lavoratori sotto la soglia di povertà. Ha inoltre criticato il sistema di guerra. Lo sciopero ha avuto una risonanza internazionale. Nivoi ha menzionato la partecipazione di 113 porti in cinque continenti. Questo dato sottolinea la condivisione delle medesime condizioni di disagio a livello globale.
La partecipazione degli studenti e dei sindacati
Gli studenti hanno rappresentato una componente significativa della protesta. Uno striscione recitava: «Dalle scuole, alle università, ai quartieri, contro guerra e carovita strappiamogli il futuro». Questo messaggio ha aperto il corteo studentesco. Si è unito a quello dei lavoratori della Usb. L'appuntamento era davanti alla stazione di Genova Principe. Molti giovani si sono ritrovati in via Balbi. Hanno dato vita a una prima parte del corteo. Questo percorso li ha condotti al presidio di Principe. Successivamente, il corteo si è diretto verso il varco Albertazzi. Lì, hanno raggiunto i lavoratori portuali. Questi ultimi avevano iniziato un presidio fin dalle 9:30 del mattino. Maurizio Rimassa, coordinatore di Usb Liguria, ha parlato dalla piazza Acquaverde. Ha descritto le piazze come espressione di un desiderio di cambiamento. Ha evidenziato la rabbia e la fatica nel raggiungere la fine del mese. Ha sottolineato anche il rifiuto delle politiche belliche. «No alla guerra, no al riarmo e no a politiche che incrementano le spese militari a detrimento dei servizi sociali», ha dichiarato Rimassa. Ha descritto il malcontento come generale. Unisce studenti, lavoratori, pensionati e disoccupati. Ha evidenziato la messa in discussione del diritto allo studio e del diritto alla casa. La situazione salariale è stata definita critica. L'Italia è l'unico Paese europeo a non aver recuperato potere d'acquisto. Anzi, ha visto un peggioramento. Questo rende la vita difficile a milioni di famiglie. Il messaggio della piazza è chiaro: stop a guerra, riarmo e carovita. Matilde, studentessa del liceo Klee-Barabino di Genova, ha preso la parola durante il corteo. Ha chiesto la conversione dei 14 miliardi destinati alle spese militari. Questi fondi dovrebbero essere reinvestiti nei settori pubblici, a partire dall'istruzione. Ha criticato le riforme scolastiche, definendole «reazionarie». Queste riforme, a suo dire, riducono gli spazi di dibattito. Ha sottolineato il definanziamento del comparto pubblico. Gli studenti sono in piazza con lavoratori e insegnanti. Condividono le stesse difficoltà legate al carovita. Matilde ha affermato: «Noi siamo i lavoratori di domani». Ha descritto la fatica dei genitori ad arrivare a fine mese. Ha menzionato la carenza di personale negli istituti. Ha evidenziato la precarietà dei docenti. Ha concluso che subiranno le stesse condizioni se non si cambierà rotta.
Contesto e impatto della mobilitazione
La giornata di sciopero generale a Genova si è inserita in un contesto di crescente preoccupazione per la situazione economica e geopolitica. Le proteste contro il carovita riflettono una difficoltà diffusa tra le famiglie italiane. L'aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, dell'energia e dei carburanti ha inciso pesantemente sui bilanci domestici. Molti lavoratori faticano a mantenere il proprio tenore di vita. La richiesta di salari più adeguati e di interventi concreti per contrastare l'inflazione è stata una delle principali rivendicazioni. Parallelamente, la questione della guerra e delle spese militari ha assunto un ruolo centrale nella mobilitazione. L'appello a ridurre gli investimenti in armamenti e a destinare maggiori risorse ai servizi sociali è stato un tema ricorrente. Gli studenti, in particolare, hanno evidenziato come i tagli all'istruzione e la precarietà lavorativa futura siano conseguenze dirette di queste scelte politiche. La partecipazione di diverse categorie professionali, dai portuali agli impiegati pubblici, ha dimostrato la trasversalità del malcontento. L'adesione a livello internazionale, con la mobilitazione in 113 porti, ha conferito alla protesta una dimensione globale. Questo sottolinea come le problematiche legate al lavoro, alla guerra e alle disuguaglianze economiche siano sfide comuni a livello mondiale. La critica alle politiche economiche degli ultimi trent'anni, aggravate dalle decisioni più recenti, indica una richiesta di cambiamento strutturale. Le dichiarazioni di José Nivoi e Maurizio Rimassa evidenziano una sfiducia verso le istituzioni e i rappresentanti politici. La richiesta è quella di politiche più attente ai bisogni dei cittadini. Si auspica un ritorno a una politica che metta al centro il benessere collettivo piuttosto che gli interessi finanziari. La giornata di sciopero a Genova, pur avendo causato disagi alla circolazione, si è svolta senza gravi incidenti di ordine pubblico. L'impatto mediatico e politico della manifestazione, tuttavia, rimane significativo. Ha riacceso il dibattito su temi cruciali per il futuro del Paese e del mondo.