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Circa 15.000 persone hanno partecipato a uno sciopero generale a Genova, invadendo il porto per manifestare contro la guerra e l'aumento del costo della vita. La protesta ha visto la partecipazione di lavoratori portuali, studenti e cittadini comuni, con blocchi e cortei.

Manifestazione nel porto di Genova

Una vasta mobilitazione ha scosso la città di Genova nella giornata odierna. Migliaia di persone, stimate in circa 15.000 partecipanti, sono scese in piazza per uno sciopero generale. L'obiettivo principale della protesta era esprimere un netto rifiuto verso il traffico di armi, i conflitti bellici in corso e il crescente carovita. La manifestazione ha visto un'importante incursione nel porto cittadino, un'area nevralgica per l'economia locale e nazionale.

Il corteo, partito nel pomeriggio, ha attraversato la città dirigendosi verso il cuore portuale. L'ingresso nel porto è avvenuto attraverso il varco Albertazzi. Questa azione simbolica mirava a sottolineare la contrarietà dei manifestanti al coinvolgimento del porto in attività legate alla guerra. La presenza di pneumatici e fumogeni ha caratterizzato le prime fasi della protesta, evidenziando la determinazione dei partecipanti.

L'iniziativa si è inserita in un contesto di sciopero internazionale dei porti. Il Collettivo autonomo lavoratori portuali (Calp) e il sindacato Usb Mare e Porti hanno diffuso un appello a livello nazionale. Lo slogan principale recitava: «i lavoratori portuali non vogliono lavorare per la guerra». Questa dichiarazione sottolinea la volontà di dissociarsi da qualsiasi attività che possa alimentare i conflitti armati.

Unione di lavoratori e studenti contro la guerra

Alla chiamata allo sciopero hanno risposto numerose categorie professionali. Lavoratori del settore pubblico e privato si sono uniti alla protesta. Un ruolo di primo piano è stato assunto dagli studenti. Un raduno significativo è iniziato in mattinata, precisamente alle ore 10, nei pressi della stazione ferroviaria di Genova Principe. Da lì, diversi cortei si sono mossi, attraversando il centro-ponente della città.

Queste manifestazioni hanno causato inevitabili disagi al traffico cittadino. Tuttavia, le autorità hanno segnalato l'assenza di problemi di ordine pubblico di rilievo. La convergenza tra le diverse anime della protesta, dai lavoratori portuali agli studenti, ha creato un fronte comune contro le problematiche sollevate. La volontà di cambiamento è emersa con forza dalle diverse testimonianze raccolte.

José Nivoi, portavoce del Calp di Genova, ha espresso con chiarezza le motivazioni della giornata. «Oggi bloccheremo tutto», ha dichiarato Nivoi, sottolineando l'intenzione di entrare nel porto. Ha definito il porto «casa nostra», ma ha lamentato come stia diventando sempre più un luogo di interesse per fondi finanziari internazionali. Ha criticato la rappresentanza politica attuale, accusandola di servire interessi bancari e finanziari anziché quelli del popolo.

Nivoi ha anche criticato duramente l'operato del Ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, in merito alla precettazione dei lavoratori. Ha definito la sua azione come un tentativo di propaganda politica, sottolineando i continui disagi nel trasporto pubblico, in particolare ferroviario. Ha inoltre criticato la proposta di riforma portuale, definendola un regalo ai privati. Ha esortato il Ministro a occuparsi del suo lavoro o a dimettersi.

Le ragioni della protesta: carovita e spese militari

Le ragioni della mobilitazione, secondo Nivoi, affondano le radici in scelte compiute negli ultimi trent'anni. Queste problematiche sono state aggravate, a suo dire, dall'attuale governo, che avrebbe aumentato la repressione anziché affrontare questioni cruciali. Tra queste, la necessità di salari adeguati, il caro benzina, l'emergenza abitativa con milioni di lavoratori sotto la soglia di povertà e il sistema di guerra.

Nivoi ha evidenziato la portata globale della protesta, affermando che 113 porti in cinque continenti hanno aderito. Questo dato sottolinea come le condizioni di vita criticate a Genova siano una realtà diffusa a livello mondiale. La solidarietà internazionale tra i lavoratori portuali è emersa come un elemento chiave della mobilitazione.

Anche gli studenti hanno manifestato con forza il loro dissenso. Uno striscione recitava: «Dalle scuole, alle università, ai quartieri, contro guerra e carovita strappiamogli il futuro». Questo slogan riassume la preoccupazione delle nuove generazioni per il proprio avvenire, minacciato da conflitti e difficoltà economiche. Il corteo studentesco si è unito a quello dei lavoratori di Usb davanti alla stazione Principe.

Maurizio Rimassa, coordinatore di Usb Liguria, ha parlato di un profondo malcontento generale. Ha sottolineato come la protesta unisca studenti, lavoratori, pensionati e disoccupati. Le ragioni comuni includono la messa in discussione del diritto allo studio e del diritto alla casa. La situazione salariale è stata definita critica, con l'Italia come unico Paese europeo ad aver visto una riduzione del potere d'acquisto.

Richieste di investimento nella scuola e stop alle spese belliche

Le richieste degli studenti sono state particolarmente incisive. Matilde, studentessa del liceo Klee-Barabino di Genova, ha chiesto lo stop ai finanziamenti destinati alla guerra. Ha proposto la conversione di 14 miliardi di euro, attualmente impiegati per le spese militari, a favore dei settori pubblici, con un'enfasi particolare sull'istruzione. Ha criticato le riforme scolastiche, definendole «reazionarie» e accusate di ridurre gli spazi di dibattito.

La studentessa ha evidenziato come il comparto pubblico stia affrontando un totale definanziamento. La partecipazione alla piazza insieme a lavoratori e insegnanti nasce dalla condivisione delle stesse difficoltà legate al carovita. Ha lanciato un monito: «Noi siamo i lavoratori di domani: vedremo la fatica dei nostri genitori ad arrivare a fine mese, la carenza di personale negli istituti e la precarietà dei docenti. Subiremo le stesse condizioni se non si cambia rotta subito».

La manifestazione, pur generando disagi, si è svolta senza gravi incidenti. La giornata di sciopero a Genova ha rappresentato un momento di forte aggregazione e di espressione del malcontento popolare. Le istanze sollevate riguardano temi cruciali come la pace, la giustizia sociale e la sostenibilità economica. La città ligure si è confermata teatro di una protesta significativa, con un messaggio che mira a raggiungere le istituzioni nazionali e internazionali.

La mobilitazione ha coinvolto attivamente il porto di Genova, un simbolo dell'economia e delle connessioni globali. L'intento era quello di far sentire la voce dei lavoratori e dei cittadini, chiedendo un cambio di priorità nelle politiche nazionali e internazionali. La contrapposizione tra spese militari e necessità sociali è emersa come uno dei punti focali della protesta. La giornata si è conclusa con la speranza che le istanze portate avanti possano trovare ascolto e tradursi in azioni concrete.