Indagine su appalti per lavori al Tribunale di Genova porta a richiesta di rinvio a giudizio per quattro persone. L'accusa riguarda appalti 'spezzatino' e false attestazioni.
Appalti spezzatino al tribunale di Genova
Lavori di adeguamento alle norme anti Covid hanno sollevato dubbi. L'installazione di nuovi condizionatori nel Tribunale di Genova è al centro di un'indagine. La gestione degli appalti sarebbe avvenuta tramite la pratica dello 'spezzatino'. Questa tecnica consiste nel dividere un unico lavoro in lotti più piccoli. L'obiettivo è aggirare le normative sugli appalti pubblici di maggiore entità.
Accanto a questa ipotesi, emergono anche accuse di false attestazioni in atti pubblici. La procura ha raccolto elementi che suggeriscono irregolarità nella documentazione. Questi aspetti sono considerati cruciali per l'accertamento delle responsabilità.
Richiesta di rinvio a giudizio per quattro indagati
La Procura di Genova ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio. Quattro persone sono coinvolte nell'inchiesta. Tra gli indagati figurano funzionari pubblici e imprenditori. La pm Patrizia Petruzziello, insieme al procuratore aggiunto Federico Manotti, ha presentato la richiesta. L'ipotesi è che siano stati commessi reati gravi.
Gli indagati sono accusati di truffa ai danni dello Stato. Viene contestato anche il reato di falso in atto pubblico. Le indagini puntano a fare piena luce sulla gestione dei fondi pubblici destinati ai lavori. La giustizia dovrà ora valutare le prove raccolte.
Coinvolti funzionari e imprenditori
Tra i nomi finiti nel registro degli indagati spiccano figure di rilievo. L'ex provveditore alle opere pubbliche, Roberto Ferrazza, è uno degli imputati. Anche l'impiegato Alberto De Vivo risulta tra le persone coinvolte. Secondo le ricostruzioni dell'accusa, avrebbero agito per favorire determinati soggetti.
In particolare, si ipotizza che abbiano agevolato due imprenditori. Si tratta di Luca Ballocchi e Corrado Canale. L'accusa sostiene che vi fosse un legame di amicizia tra i funzionari e questi imprenditori. Questo presunto favoritismo sarebbe alla base della truffa e dei falsi contestati.
Le accuse di truffa e falso
La truffa ai danni dello Stato si configurerebbe attraverso l'assegnazione irregolare degli appalti. La divisione in lotti più piccoli avrebbe permesso di evitare procedure di gara più trasparenti. Questo avrebbe potuto comportare un danno economico per l'ente pubblico. I fondi destinati ai lavori sarebbero stati gestiti in modo non corretto.
Il reato di falso in atto pubblico riguarda le attestazioni presenti nei documenti. Si presume che alcune informazioni riportate negli atti non corrispondano alla realtà. Questo potrebbe aver occultato la reale natura degli accordi presi. La procura ritiene che questi elementi siano sufficienti per procedere verso un processo.