Condividi

Il processo per il "delitto del trapano", l'omicidio di Luigia Borrelli avvenuto nel 1995 a Genova, si avvia verso la conclusione. L'imputato, Fortunato Verduci, ha scelto il rito abbreviato. La sentenza è prevista per il 6 ottobre.

Omicidio del 1995, processo in abbreviato a Genova

La giustizia si avvicina alla chiusura per un caso di cronaca nera datato 1995. Si tratta dell'omicidio di Luigia Borrelli, un'infermiera e prostituta. Il suo corpo fu ritrovato nel basso di vico Indoratori, nel centro storico di Genova. L'uomo accusato del delitto, il carrozziere Fortunato Verduci, ha optato per il rito abbreviato. Questa scelta processuale potrebbe garantirgli una riduzione della pena in caso di condanna.

L'udienza preliminare si è svolta davanti alla giudice Martina Tosetti. Il signor Verduci, sessantaseienne, non era presente. La figlia della vittima, Francesca Andreini, era invece presente. È assistita dall'avvocata Rachele De Stefanis. La figlia della signora Borrelli si è costituita parte civile nel procedimento. I legali difensori di Verduci, Emanuele Canepa e Andrea Volpe, hanno formalizzato la richiesta di ammissione al rito alternativo. Questo percorso processuale permette uno sconto di pena fino a un terzo. La giudice ha fissato due giornate a settembre per le discussioni. La data del 6 ottobre è stata riservata per le eventuali repliche e per l'emissione della sentenza.

Le accuse contro Fortunato Verduci

Il signor Verduci è imputato di omicidio. Le accuse includono l'aggravante della crudeltà. Viene contestata anche l'aggravante dei futili motivi. Attualmente, l'uomo è libero. Le richieste della procura per il suo arresto sono state respinte. Sia il giudice per le indagini preliminari che il tribunale del Riesame hanno negato la misura cautelare. Anche la Cassazione ha confermato queste decisioni. I giudici hanno ritenuto che gli indizi siano solidi. Tuttavia, il tempo trascorso dai fatti, oltre 30 anni, ha influenzato le decisioni. La procura aveva chiesto l'arresto basandosi su questi elementi.

L'identificazione di Verduci è avvenuta grazie a un'analisi del DNA. Una macchia di sangue rinvenuta sulla scena del crimine è risultata compatibile con quella di un parente dell'indagato. Questo parente è attualmente detenuto nel carcere di Brescia. Tuttavia, il DNA del carrozziere non è stato trovato sull'arma del delitto. L'arma in questione era un trapano. Con questo strumento furono praticati 15 fori nel collo della vittima. Questo dettaglio è emerso durante le indagini.

Motivazioni e contesto dell'omicidio

Secondo la pubblico ministero Patrizia Petruzziello, che ha coordinato le indagini, Verduci aveva problemi di ludopatia. Era inoltre sommerso dai debiti. La pm ipotizza che l'omicidio sia avvenuto per rapina. Verduci avrebbe prima picchiato brutalmente Luigia Borrelli. Successivamente, l'avrebbe finita utilizzando un trapano. Questo scenario ricostruito dalla procura dipinge un quadro di disperazione economica e violenza estrema. Le indagini sono state condotte dalla squadra mobile e dalla guardia di finanza. Hanno lavorato per anni per ricostruire i fatti.

La figlia della vittima: "Soddisfazione per la svolta"

Francesca Andreini, figlia di Luigia Borrelli, ha espresso emozione e soddisfazione per l'avanzamento del caso. «Sono emozionata e soddisfatta per questa svolta dopo trent'anni», ha dichiarato. La signora Andreini è giunta a Genova per partecipare attivamente al processo. La sua presenza testimonia il desiderio di giustizia per la madre. All'epoca dei fatti, aveva solo 19 anni. Ha scoperto la doppia vita della madre solo dopo il tragico evento. Ha scelto di non parlare direttamente con i giornalisti. Le sue dichiarazioni sono state affidate all'avvocata Rachele De Stefanis.

«L'ho vista emozionata e soddisfatta perché dopo trent'anni è arrivata una svolta davvero decisiva», ha commentato l'avvocata. «Ci teneva molto a esserci almeno in questa occasione». La scelta dei legali di Verduci di optare per il rito abbreviato non preoccupa la parte civile. «Si tratta di una scelta che da avvocato posso comprendere», ha spiegato De Stefanis. «Le indagini sono state molto consistenti e comprensive degli incidenti probatori. Si tratta di un processo di natura tecnico-scientifica».

Riguardo allo sconto di pena, la parte civile ritiene che l'accertamento della responsabilità sia il risultato più importante. «Nel momento in cui si arriverà all'accertamento della responsabilità sarà già un successo», ha affermato l'avvocata. «Che possa essere pronunciata una sentenza di ergastolo oppure di 20 o 15 anni, per la parte offesa cambia poco. Quello che è importante è l'accertamento della responsabilità».