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La portavoce dei familiari delle vittime del Ponte Morandi, Egle Possetti, ha criticato le strategie difensive nel processo per il crollo. Ha definito le argomentazioni delle difese come tentativi di "arrampicarsi sugli specchi", paragonando gli avvocati a "Spiderman". Possetti ritiene che la difesa non abbia presentato elementi nuovi e che si stia insistendo su tesi già confutate.

Difese accusate di ripetere argomenti

Egle Possetti, portavoce del Comitato ricordo vittime del Ponte Morandi, ha espresso forte disappunto. Le sue parole sono state pronunciate dopo la seconda giornata di arringa difensiva. L'udienza riguardava gli avvocati di Giovanni Castellucci. L'ex amministratore delegato di Autostrade è il principale imputato. Il processo verte sul crollo del viadotto Polcevera. Il tragico evento causò 43 vittime il 14 agosto 2018.

Possetti ha dichiarato: «Sono bravissimi ad arrampicarsi sugli specchi al punto che Spiderman sembra un dilettante a confronto». Ha aggiunto che non vede «alcun elemento di novità in questa difesa». Le sue dichiarazioni sono state riportate dalla fonte originale.

Attacco all'ingegner Morandi e vizio costruttivo

Secondo Possetti, le difese starebbero riproponendo argomenti già noti. In particolare, si concentrerebbero sul presunto vizio costruttivo. Ha criticato duramente un attacco all'ingegner Riccardo Morandi. L'ingegnere fu il progettista del ponte. Possetti ha ricordato che Morandi stesso aveva lanciato allarmi. Questi segnali di pericolo erano rimasti inascoltati. La portavoce ha sottolineato come il vizio costruttivo fosse già stato riscontrato. L'anomalia era presente sull'antenna della pila 9. Questa era la pila crollata.

La difesa sembra ignorare le analogie con la pila 11. Su quest'ultima erano state rilevate gravi anomalie. Erano stati necessari interventi correttivi. Possetti ha evidenziato che le tecniche costruttive erano state le stesse per tutte le pile. Pertanto, interventi seri avrebbero dovuto essere eseguiti su tutte le strutture.

Richiesta di sentenza e solidità delle prove

I pubblici ministeri Walter Cotugno e Marco Airoldi avevano richiesto una pena severa. Per Castellucci, avevano domandato 18 anni e mezzo di carcere. Possetti ritiene che le prove raccolte siano ormai solide. Ha espresso la convinzione che «il momento sia maturo per arrivare a sentenza». La portavoce confida nella giustizia. Spera in una decisione che riconosca le responsabilità. La lentezza del processo è fonte di grande sofferenza per i familiari delle vittime.

La difesa di Castellucci, secondo Possetti, sta cercando di depistare l'attenzione. Si tenta di spostare il focus dal tema della sicurezza e della manutenzione. Si preferisce invece concentrarsi su presunti difetti progettuali. Questo approccio, secondo la portavoce, non è nuovo. È una strategia già vista in altre fasi del procedimento giudiziario. La speranza è che il collegio giudicante non si lasci influenzare da queste tattiche. Si attende una sentenza basata sui fatti e sulle responsabilità accertate.

La portavoce ha ribadito la necessità di giustizia. Ha sottolineato il dolore persistente dei familiari. Ogni giorno senza una sentenza definitiva è un ulteriore peso. La comunità di Genova attende con ansia la conclusione di questo lungo iter giudiziario. Il crollo del Ponte Morandi ha segnato profondamente la città. La giustizia è vista come un passo fondamentale per la ripartenza e la memoria.

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