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Un imprenditore genovese è stato condannato a oltre tre anni di carcere per aver evaso il fisco per quasi 4 milioni di euro. Le indagini hanno coinvolto anche i suoi familiari.

Condanna per frode fiscale a Genova

Maurizio Mazzoni, un imprenditore di Genova, ha ricevuto una condanna. La pena è di 3 anni e 4 mesi di reclusione. La sentenza è arrivata con rito abbreviato. L'accusa è di associazione per delinquere. Questa era finalizzata a sottrarre beni al pagamento delle imposte.

L'uomo, di 63 anni, era stato arrestato a gennaio dell'anno scorso. L'arresto è avvenuto su misura cautelare disposta dal gip. L'indagine è stata condotta dalla Guardia di Finanza. Il coordinamento è stato del pm Giancarlo Vona.

L'inchiesta ha riguardato l'intera famiglia di Mazzoni. Egli era titolare dell'80% di un'attività di compro oro. Il negozio si trovava nel quartiere della Foce a Genova. Gli investigatori ritengono che Mazzoni abbia agito con la moglie e i due figli.

Il sistema di frode fiscale

Secondo gli inquirenti, la famiglia avrebbe messo in atto una serie di manovre. Si trattava di trasferimenti fittizi e atti fraudolenti. Lo scopo era evitare il pagamento di un debito. Il debito verso l'Erario ammontava a circa 3,8 milioni di euro. Le somme dovute riguardavano imposte sui redditi e sull'IVA.

Il presunto sistema fraudolento era attivo dal 2009. L'attività illecita si sarebbe interrotta solo con gli arresti. Anche il figlio dell'imprenditore era stato arrestato. Successivamente, è stato scarcerato. Mazzoni senior ha trascorso tre mesi in carcere. Poi è passato agli arresti domiciliari. Attualmente, deve rispettare un obbligo di dimora a Genova.

Il pm Vona aveva richiesto il giudizio immediato per Mazzoni. L'imprenditore è stato riconosciuto colpevole come promotore dell'associazione a delinquere. I familiari sono considerati partecipanti.

Indagini chiuse e sequestri

Le indagini nei confronti dei familiari sono state concluse dal pm alcuni mesi fa. La Procura si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per tutti e quattro. L'accusa è di aver sottratto beni all'imposizione fiscale.

A fine dicembre, è stato eseguito un decreto di sequestro. Questo mirava alla confisca di beni. Le operazioni si sono svolte nel Principato di Monaco. La Guardia di Finanza ha individuato, tramite rogatorie internazionali, un conto corrente e alcuni posti auto.

In Italia, sono stati sequestrati beni per un valore di circa 2,5 milioni di euro. Tra questi: migliaia di euro in contanti, depositi bancari, orologi di lusso, lingotti d'oro e preziosi. Sono state sequestrate anche moto e auto.