Il giornalismo attuale fatica a essere imparziale, privilegiando schieramenti politici o personali guadagni. Si analizzano casi come Amt Genova e Nicole Minetti per sottolineare la necessità di un ritorno ai fatti.
Il giornalismo di oggi è davvero imparziale?
La ricorrenza dei 50 anni di «Tutti gli uomini del presidente» riporta alla mente il giornalismo d'inchiesta del passato. Il film celebra il lavoro di Carl Bernstein e Bob Woodward. Questi giornalisti vinsero il premio Pulitzer per le loro indagini. Spesso si sente dire che oggi mancano inchieste giornalistiche di questo calibro. Si auspica un ritorno a quel tipo di giornalismo.
Tuttavia, l'autore di questo pezzo dissente. A suo parere, servirebbe innanzitutto un giornalismo «tout court». Osservando i media, fatica a riconoscersi in ciò che viene scritto o detto. Molti professionisti si dichiarano «garantisti». L'autore, invece, si attiene ai fatti. Non si definisce né garantista né giustizialista. I fatti sono la sua unica guida.
La partigianeria danneggia la professione
Il difetto principale della categoria giornalistica attuale è la partigianeria. Si assiste a professionisti che distorcono gli eventi per schierarsi. Scelgono di appoggiare l'opposizione o la maggioranza di turno. Questo sacrificio non intacca solo la professionalità. Spesso avviene per tornaconto personale. Questo tornaconto può essere economico o legato all'esercizio di un potere politico.
Le due cose, guadagno economico e potere politico, spesso procedono di pari passo. Non è chiaro se la vicenda della grazia a Nicole Minetti rientri nel giornalismo d'inchiesta. Il merito va a Il Fatto Quotidiano. Similmente, il caso Amt Genova viene affrontato da Primocanale senza pregiudizi. Si analizzano i fatti in profondità.
L'importanza di conoscere prima di parlare
Entrambi i casi, quello di Nicole Minetti e Amt Genova, sono esempi di giornalismo che si attiene agli eventi. Questo approccio richiede impegno e studio. L'autore appartiene a una vecchia scuola giornalistica. Per spiegare qualcosa al pubblico, è necessario comprenderlo a fondo prima. È assurdo vedere chi non sa di cosa parla pretendere di spiegarlo ad altri.
Questo accade frequentemente oggi. Il giornalista diventa un tuttologo non per necessità professionale. Si occupa di tutto senza aver studiato nulla. Ci sono situazioni che richiedono attenzione. Una di queste è la proposta di legge che obbligherebbe i media a dare la stessa enfasi alle assoluzioni come alle accuse. Questo dovrebbe valere soprattutto per i politici.
Equilibrio e equità nella narrazione mediatica
L'autore trova questa proposta indigesta. In realtà, non dovrebbe servire una legge per riconoscere il diritto di ogni persona. Sia essa in politica o meno, le assoluzioni dovrebbero avere lo stesso spazio delle accuse. Si tratta di una questione di equilibrio, equità e educazione. Se un giornalista ha contribuito a creare un'impressione sbagliata, dovrebbe scusarsi.
È noto che l'iscrizione nel registro degli indagati non equivale a una condanna. L'avviso di garanzia è una tutela per l'indagato. Disturba che una legge simile sia pensata solo per i politici. Si desidererebbe una politica più attenta ai bisogni altrui. E un giornalismo che torni a raccontare i fatti, anche della politica, senza schierarsi.
La partigianeria nasconde benefici
Se qualcuno afferma che la partigianeria porta chiarezza, bisogna diffidare. Stare con una parte o contro un'altra porta benefici. Questi benefici, però, non vengono mai discussi. L'autore sottolinea la necessità di un ritorno ai fatti. Questo è fondamentale per la credibilità della professione giornalistica. Un giornalismo imparziale serve l'interesse pubblico.