La difesa di Giovanni Castellucci, imputato principale per il crollo del Ponte Morandi a Genova, afferma che il difetto costruttivo fatale non era prevedibile. L'avvocato sottolinea l'assenza di menzioni di tale difetto nelle contestazioni dell'accusa e l'impossibilità per gli esperti di individuarlo in 50 anni.
Difesa Castellucci: difetto non individuabile
L'avvocato Giovanni Paolo Accinni, legale di Giovanni Castellucci, ha esposto le argomentazioni difensive nel processo per il crollo del Ponte Morandi. La difesa ha evidenziato come il difetto costruttivo che ha causato la tragedia fosse localizzato a 1,8 metri dalla sommità della pila 9, lato mare. Questo dettaglio, secondo la difesa, non è mai stato menzionato nei 35 punti delle contestazioni mosse dall'accusa.
La strategia difensiva punta a dimostrare l'imprevedibilità del cedimento. L'avvocato Accinni ha spiegato che, dopo l'incidente probatorio, è stata richiesta una perizia supplementare. Le risultanze della perizia del consulente Gian Michele Calvi indicano che l'unico modo per accertare il degrado reale fosse intercettare la cavità in un punto specifico della sommità dello strallo. Una procedura ritenuta impraticabile e non prevedibile.
La difesa ha posto l'accento sull'impossibilità di identificare tale difetto se non per caso. Nessuno degli esperti che si sono occupati del ponte negli ultimi 50 anni aveva mai ipotizzato l'esistenza di un simile errore di costruzione. Questo argomento mira a scardinare l'idea di una negligenza da parte dell'ex numero uno di Autostrade.
Il processo per il crollo del Ponte Morandi
Il processo in corso a Genova vede Giovanni Castellucci come principale imputato per il tragico crollo del Ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto 2018. La pubblica accusa ha richiesto una pena di 18 anni e mezzo per l'ex manager. La difesa, tuttavia, si dichiara serena, confidando che il tribunale riconosca la verità dei fatti e la posizione di innocenza del proprio assistito.
L'avvocato Accinni ha sottolineato che l'ingegner Castellucci si trova già in carcere, scontando una pena per la strage del bus di Avellino. La difesa ritiene che egli sia ingiustamente detenuto anche per il crollo del ponte. Le conclusioni difensive proseguiranno per diversi giorni, con gli avvocati Guido Carlo Alleva e Sarah Bignazzi che affiancano Accinni nella difesa.
La posizione della difesa è chiara: il difetto strutturale non era visibile né prevedibile con le tecnologie e le conoscenze disponibili all'epoca della costruzione e della manutenzione del viadotto. L'obiettivo è dimostrare che non vi sia stata colpa o negligenza da parte di Castellucci e di chi operava sotto la sua responsabilità.
Contesto storico e normativo del viadotto
Il Ponte Morandi, inaugurato nel 1967, era un'infrastruttura fondamentale per la viabilità di Genova e della Liguria. La sua progettazione, a cura dell'ingegner Riccardo Morandi, presentava soluzioni innovative per l'epoca, ma anche criticità che, nel tempo, sono emerse con la progressiva usura e l'aumento del traffico. La manutenzione e il monitoraggio delle grandi opere infrastrutturali sono sempre stati temi centrali nel dibattito pubblico e normativo.
Le normative sulla sicurezza delle infrastrutture sono state oggetto di revisioni nel corso degli anni, soprattutto dopo eventi catastrofici come il crollo del Ponte Morandi. La legislazione italiana prevede stringenti protocolli per la verifica e la manutenzione dei ponti e dei viadotti, con controlli periodici e l'obbligo per i concessionari di garantire la sicurezza delle tratte stradali. La complessità di queste strutture, spesso soggette a fenomeni di corrosione e degrado nel tempo, rende la loro ispezione un compito arduo.
Il caso del Ponte Morandi ha sollevato interrogativi sulla responsabilità degli enti gestori e sulla reale efficacia dei controlli. La difesa di Castellucci cerca di inquadrare l'evento come una fatalità dovuta a un difetto non prevedibile, piuttosto che a una colpa manageriale o tecnica. La discussione si concentra sulla capacità di individuare e prevenire i rischi legati all'invecchiamento delle infrastrutture.
La perizia e le argomentazioni tecniche
La perizia del consulente Gian Michele Calvi, citata dalla difesa, assume un ruolo cruciale. Essa suggerisce che l'unico modo per identificare il difetto fosse un'ispezione mirata e quasi casuale in un punto specifico. Questo rafforza l'idea che il cedimento non fosse prevedibile attraverso i normali controlli di routine o le ispezioni standardizzate.
La difesa intende dimostrare che, anche con le migliori pratiche di manutenzione e i controlli più scrupolosi, un difetto così localizzato e non manifestatosi esternamente sarebbe stato estremamente difficile, se non impossibile, da individuare. L'argomentazione si basa sulla natura intrinseca del difetto, che non presentava segnali evidenti di degrado prima del crollo.
L'accusa, invece, sostiene che vi fossero segnali di allarme ignorati e che la manutenzione non sia stata adeguata. Il processo mira a chiarire se la responsabilità del crollo sia da attribuire a un difetto intrinseco e imprevedibile o a una gestione inadeguata e a controlli insufficienti da parte dei vertici di Autostrade per l'Italia.
La difesa di Castellucci si appella alla complessità tecnica delle grandi opere e all'impossibilità di prevedere ogni singolo scenario di cedimento. L'obiettivo è spostare il focus dalla colpa alla fatalità, sostenendo che l'errore di costruzione, seppur presente, non era identificabile con gli strumenti e le procedure disponibili.
La strategia difensiva mira a creare un solco tra la responsabilità oggettiva e la colpa effettiva. Sostenendo che, anche in presenza di un difetto, la mancanza di prevedibilità escluda la responsabilità penale. La difesa confida che il tribunale valuti attentamente le prove tecniche e le argomentazioni presentate per giungere a una decisione equa.