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Il Consiglio Comunale di Genova discute la complessa questione dei depositi chimici. Una prima versione del piano regolatore portuale è attesa entro la fine dell'anno, con l'obiettivo di individuare aree sicure per la delocalizzazione.

Piano Regolatore Portuale entro fine 2026

La città di Genova si trova ad affrontare un nodo cruciale: la ricollocazione dei depositi chimici. Il vicesindaco e assessore con delega al Porto, Alessandro Terrile, ha annunciato importanti sviluppi. Una prima bozza del piano regolatore portuale potrebbe essere pronta tra ottobre e dicembre del prossimo anno. Questo piano è fondamentale per definire il futuro assetto delle aree portuali.

Sono stati intrapresi diversi incontri con l'autorità portuale per far progredire questo percorso. La sentenza del Consiglio di Stato ha di fatto azzerato le precedenti decisioni. Si riparte dunque da capo, con la consapevolezza che la responsabilità dell'individuazione di nuove aree ricade sull'autorità stessa. I criteri di sicurezza saranno il fulcro di ogni decisione.

Terrile ha sottolineato come la città abbia perso tempo prezioso seguendo direzioni errate. La posizione dell'amministrazione è sempre stata chiara: i depositi chimici devono essere ricollocati all'interno dell'ambito portuale. Il nuovo piano regolatore rappresenta l'opportunità per identificare le zone più idonee. La delocalizzazione degli impianti è una priorità assoluta.

Delocalizzazione: un percorso complesso

La questione della delocalizzazione dei depositi chimici è intrinsecamente legata al piano regolatore portuale. Alessandro Terrile ha chiarito che le decisioni non verranno prese in aree esterne alla giurisdizione del Comune di Genova. Le nuove collocazioni dovranno essere all'interno del porto, in prossimità delle banchine. Questo per garantire l'operatività e la sicurezza necessarie.

Le proposte avanzate dai comitati di Multedo, tra cui quella di Gian Piero Cellerino, sono state accolte con attenzione. Tuttavia, Terrile ha precisato che non si tratta di un semplice brainstorming. Il processo decisionale è vincolato da un complesso iter amministrativo e da stringenti questioni operative. Molte delle proposte incidono su aree già in concessione a terzi.

Questi soggetti terzi dovranno essere necessariamente coinvolti nelle future discussioni. La complessità della materia richiede un approccio ponderato e strutturato. La sicurezza dei cittadini e la funzionalità del porto sono gli obiettivi primari dell'amministrazione comunale.

Proposte alternative e 'opzione zero'

Gian Piero Cellerino, portavoce dei comitati di Multedo, ha evidenziato l'esperienza dei residenti. Essendo chimici, possiedono una profonda conoscenza dei rischi e delle normative internazionali. Hanno sottolineato come le attuali distanze di sicurezza non siano più adeguate. La vicinanza delle abitazioni ai depositi rappresenta un pericolo concreto.

Il vicesindaco Terrile ha confermato la disponibilità ad ascoltare tutte le proposte. Tuttavia, ha ribadito la necessità di rispettare i percorsi amministrativi. Le soluzioni devono essere tecnicamente fattibili e legalmente sostenibili. L'intento è trovare un equilibrio tra le esigenze di sicurezza e quelle operative.

Sul fronte politico, il centrodestra aveva presentato un ordine del giorno. L'obiettivo era promuovere un tavolo tecnico-istituzionale con l'AdSP (Autorità di Sistema Portuale) e la Regione Liguria. Si mirava a individuare un'area idonea per il trasferimento dei depositi chimici. Fondamentale era anche escludere categoricamente la cosiddetta 'opzione zero'.

La posizione sull'opzione zero

Alessandro Terrile ha espresso perplessità riguardo all'efficacia dell'opzione zero. Questa strategia, secondo il vicesindaco, non garantirebbe la chiusura dei depositi. Al contrario, significherebbe semplicemente lasciarli nella loro attuale ubicazione. Non esiste, infatti, un potere legale per far cessare attività economiche regolarmente autorizzate.

La discussione in Consiglio Comunale ha evidenziato la complessità della materia. La delocalizzazione dei depositi chimici richiede un approccio strategico e coordinato. Il nuovo piano regolatore portuale sarà lo strumento chiave per definire il futuro di queste infrastrutture a Genova. L'obiettivo è garantire sicurezza e sviluppo.

La sentenza del Consiglio di Stato ha imposto una revisione completa. Questo ha rallentato il processo, ma ora si sta lavorando con rinnovato impegno. La collaborazione tra le diverse istituzioni sarà fondamentale per raggiungere una soluzione condivisa e duratura. L'attenzione rimane alta sulla sicurezza delle aree interessate.

I comitati di Multedo continuano a monitorare la situazione. La loro partecipazione attiva è un elemento importante nel dibattito pubblico. La trasparenza e il dialogo costante sono essenziali per costruire fiducia. La sicurezza dei cittadini è la priorità assoluta per l'amministrazione comunale di Genova.

Il vicesindaco Terrile ha concluso ribadendo l'impegno a trovare soluzioni concrete. Il percorso è complesso, ma la volontà politica è forte. La definizione del piano regolatore portuale rappresenta un passo decisivo. La sicurezza e la sostenibilità ambientale saranno al centro delle future decisioni. La città di Genova guarda avanti, cercando un equilibrio tra sviluppo economico e tutela del territorio.