Quattro detenuti a Genova sono stati condannati per gravi violenze, tra cui stupro e tortura, ai danni di un giovane recluso a Marassi. Le pene variano da 9 anni e 10 mesi a 14 anni, con un imputato assolto per insufficienza di prove.
Condanne per violenze nel carcere di Marassi
Il Tribunale di Genova ha emesso sentenze severe. Quattro detenuti sono stati giudicati colpevoli. Le accuse includono violenza sessuale di gruppo e tortura. I fatti risalgono al giugno 2025. Le violenze sono avvenute nella casa circondariale di Marassi. La vittima era un giovane di 18 anni. Era al suo primo ingresso in carcere. Era stato arrestato per una rapina di lieve entità.
Due imputati, entrambi di nazionalità egiziana, hanno ricevuto 14 anni di reclusione ciascuno. Sono stati condannati per violenza sessuale di gruppo e tortura. Un terzo detenuto, nato a Genova, è stato condannato a 9 anni e 10 mesi. La sua pena è per il solo reato di tortura. Il quarto imputato, anch'egli genovese, è stato assolto. L'assoluzione è dovuta a insufficienza di prove.
La sentenza è stata pronunciata dal giudice Liborio Mazziotta. Il pubblico ministero Luca Scorza Azzarà aveva richiesto pene più alte. Aveva chiesto 16 anni per i tre principali accusati. Per l'ultimo imputato, aveva richiesto 6 anni. La vittima è stata assistita dall'avvocata Celeste Pallini. Al giovane è stata riconosciuta una provvisionale di 200mila euro. Questa somma è a titolo di risarcimento danni. Tuttavia, l'incasso appare difficile date le condizioni economiche degli imputati.
Le sevizie durate due giorni e mezzo
Il giovane, originario della Toscana ma residente a Genova, era entrato nel carcere per un reato minore. I suoi compagni di cella lo accusavano erroneamente di essere un pedofilo. Per due giorni e mezzo, il ragazzo ha subito un vero e proprio calvario. È stato frustato con uno straccio e un asciugamano. Questi erano attorcigliati attorno a una saponetta. Ha subito percosse con uno sgabello e il manico di una scopa. Sono state inflitte ustioni con un accendino. Sul suo volto sono stati disegnati marchi osceni, simili a tatuaggi.
Nel bagno della cella, ha subito ripetute violenze sessuali. Ha subito anche un tentativo di impiccagione. Questo atto sembrava mirato a terrorizzarlo ulteriormente. I quattro detenuti lo avevano minacciato di morte. Gli avevano intimato di non parlare con nessuno. Al momento della scoperta delle lesioni, il 18enne era sotto shock. Ha dichiarato inizialmente di essersi procurato da solo le ferite. Nessun agente di polizia penitenziaria si è accorto di quanto stava accadendo nella cella.
La sommossa e le indagini
La notizia delle condizioni del giovane si è diffusa rapidamente tra i detenuti. Il 4 giugno 2025, una sommossa è scoppiata nel carcere di Marassi. Diversi locali sono stati danneggiati. Una decina di detenuti si sono arrampicati sul tetto di un edificio interno. La rivolta ha paralizzato il quartiere per ore. È stata sedata solo dopo il trasferimento degli aggressori in altri istituti penitenziari.
A seguito di questi eventi, il Ministero della Giustizia ha inviato propri ispettori. È tuttora in corso un'inchiesta. Questa indagine è coordinata dalla pm Sabrina Monteverde. L'inchiesta riguarda i fatti legati alla rivolta. Si cercano di chiarire tutte le dinamiche che hanno portato all'insurrezione.
Le condizioni della vittima
Dopo le dimissioni dall'ospedale, il ragazzo è stato trasferito in una comunità. Qui sta seguendo un percorso psicologico. L'obiettivo è aiutarlo a elaborare il trauma subito. Parallelamente, ha iniziato sedute di laser-terapia. Queste cure mirano ad attenuare i segni sul suo volto. Il percorso clinico è ancora lungo e complesso. La guarigione fisica e psicologica richiederà tempo e supporto costante.