La Procura di Genova ha richiesto il rinvio a giudizio per sei persone, tra cui l'attivista palestinese Mohammad Hannoun, accusate di associazione a delinquere finalizzata al terrorismo per presunti finanziamenti all'organizzazione Hamas. Lo Stato di Israele è stato citato come parte offesa.
Richiesta di processo per finanziamenti ad Hamas
La Procura di Genova ha formalmente richiesto il rinvio a giudizio nei confronti di Mohammad Hannoun, attivista palestinese di 64 anni, e di altre cinque persone. Le accuse vertono sull'associazione a delinquere con finalità di terrorismo e sul concorso esterno. Il fulcro delle indagini riguarda presunti finanziamenti destinati all'organizzazione Hamas. Questi fondi sarebbero stati raccolti attraverso enti benefici e altre associazioni collegate.
L'udienza preliminare è stata fissata per il 12 novembre. Si svolgerà davanti alla giudice Carla Pastorini. L'attivista Hannoun si trova attualmente detenuto nel carcere di alta sicurezza di Terni dallo scorso dicembre. I suoi legali, Fabio Sommovigo e Dario Rossi, hanno espresso la volontà di partecipare fisicamente alle udienze. Attualmente, la partecipazione è prevista tramite collegamento video, una disposizione che i difensori ritengono inadeguata per la complessità del caso.
I legali hanno sottolineato come la partecipazione da remoto, seppur prevista dalla legge per reati gravi, possa ostacolare la necessaria vicinanza tra difensore e assistito. Questo aspetto è considerato cruciale, specialmente in procedimenti complessi come quello in questione. La difesa punta a garantire una piena e diretta interazione durante le fasi processuali.
Lo Stato di Israele parte offesa
Lo Stato di Israele è stato formalmente citato nel decreto di richiesta di rinvio a giudizio. Accanto allo Stato italiano, figura come parte offesa. Questo riconoscimento apre la possibilità per lo Stato di Israele di costituirsi parte civile nel processo. Tale costituzione permetterebbe di avanzare richieste di risarcimento danni qualora venisse accertata la responsabilità degli imputati.
La Corte di Cassazione aveva precedentemente rinviato gli atti al riesame di Genova. L'obiettivo era una rivisitazione del quadro probatorio. Successivamente, la Cassazione ha respinto le istanze di scarcerazione presentate dai legali degli imputati. Questo rigetto conferma la solidità delle prove raccolte dalla Procura e la gravità delle accuse.
Secondo i pubblici ministeri della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Genova, Marco Zocco e Luca Monteverde, Mohammad Hannoun ricoprirebbe un ruolo di vertice all'interno della presunta cellula italiana di Hamas. Insieme a lui, figurano tra i coindagati Riyad Albustanji, Yaser Elasaly e Raed Dawoud. Questi individui sarebbero stati attivi nel coordinamento delle operazioni finanziarie.
Le indagini hanno rivelato che, attraverso la società di beneficenza Abspp e altre due associazioni collegate, sarebbero stati raccolti fondi per un ammontare complessivo superiore ai 18 milioni di euro. Questo arco temporale copre il periodo dal 2001 al 2025. Una parte significativa di questi fondi, oltre sette milioni di euro, sarebbe stata trasferita, direttamente o indirettamente, ad Hamas.
Altri indagati e tempi processuali
Oltre ai principali indagati, la Procura ha richiesto il rinvio a giudizio anche per Khalil Abu Deiah e Ibrahim Salameh Abu Rawwa. Entrambi sono accusati di concorso esterno in associazione con finalità di terrorismo. La loro presunta colpa risiederebbe nell'aver supportato la raccolta dei fondi, pur non essendo formalmente membri di Hamas. La loro posizione è quindi legata al sostegno logistico e finanziario fornito all'organizzazione.
Questi due indagati erano stati arrestati il 27 dicembre, ma successivamente scarcerati dal Tribunale del Riesame. La loro posizione è quindi differente rispetto a quella di Hannoun, che rimane detenuto. La complessità del caso e la mole di prove da esaminare potrebbero richiedere più di un'udienza preliminare. I tempi processuali stringono, poiché la decisione sul rinvio a giudizio deve pervenire entro il 27 dicembre.
Qualora la decisione non fosse presa entro tale data, Mohammad Hannoun e gli altri coindagati potrebbero beneficiare della decorrenza dei termini di custodia cautelare. Questo significherebbe la loro scarcerazione, indipendentemente dall'esito del procedimento. La Procura lavora quindi per accelerare le procedure e garantire che la giustizia possa fare il suo corso nei tempi previsti dalla legge.
Contesto geografico e normativo
Il caso si svolge a Genova, importante città portuale e capoluogo della Liguria. La DDA di Genova è competente per i reati di terrorismo e associazione a delinquere di stampo mafioso o terroristico, data la sua giurisdizione su un territorio strategico. La normativa di riferimento è il codice penale italiano, in particolare gli articoli relativi all'associazione con finalità di terrorismo (Art. 270-bis c.p.) e al concorso esterno (Art. 110 c.p. e leggi speciali).
Le indagini sono state condotte in collaborazione con le forze dell'ordine italiane, che hanno monitorato le attività finanziarie e di comunicazione degli indagati. La raccolta di prove ha richiesto un'attenta analisi di documenti, transazioni bancarie e intercettazioni. La cooperazione internazionale potrebbe essere stata fondamentale per ricostruire la rete di finanziamenti e i collegamenti con l'organizzazione Hamas.
La figura di Mohammad Hannoun è già nota alle cronache per la sua attività di attivista pro-Palestina. Le accuse di finanziamento al terrorismo rappresentano un'escalation significativa nella sua posizione legale. La decisione sul rinvio a giudizio segnerà un passaggio cruciale nel procedimento, determinando se il caso approderà alla fase dibattimentale.