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Uno spettacolo teatrale a Genova porta alla luce le figure femminili storicamente trascurate. L'avvocata e attivista Cathy La Torre utilizza il palco per sfidare la memoria collettiva e dare voce a storie di donne spesso ignorate.

Donne cancellate dalla storia prendono voce

Uno spettacolo teatrale a Genova promette di andare oltre il semplice intrattenimento. L'evento mira a scuotere la memoria storica del paese. Il titolo stesso, «Tutte le volte che le donne», anticipa il suo intento. L'opera riporta al centro figure femminili spesso dimenticate. L'avvocata e attivista Cathy La Torre è la protagonista. Lei trasforma il palco del Teatro Ivo Chiesa in un'aula alternativa. L'appuntamento è fissato per le 21.

La Torre, solitamente impegnata in tribunale, porta la sua battaglia legale sul palcoscenico. Lo fa per illuminare le storie di donne che hanno segnato la storia. La loro presenza è stata spesso minimizzata o del tutto omessa. Questo spettacolo si propone come una provocazione culturale. Vuole riequilibrare la narrazione storica.

L'ispirazione: artiste e scienziate ignorate

L'idea per lo spettacolo è nata da un'osservazione specifica. Cathy La Torre ha raccontato a Primocanale di una mostra. In questa esposizione, le artiste erano costrette a firmare le loro opere con nomi maschili. Questo per ottenere un minimo di riconoscimento. Tra queste artiste c'era anche Artemisia Gentileschi. La sua vicenda è emblematica. Un talento immenso ha dovuto attendere secoli per essere pienamente valorizzato.

Questa consapevolezza si è poi estesa. La Torre ha capito che il problema non riguarda solo il mondo dell'arte. Coinvolge anche la scienza, la medicina e le invenzioni quotidiane. Molte donne hanno contribuito in modo significativo al progresso. Eppure, i loro nomi raramente compaiono nei libri di testo. La Torre riassume questo concetto con una frase incisiva. «Molte storie straordinarie restano in un angolo finché qualcuno non decide di guardarle davvero».

Un mix di comicità e riflessione profonda

Lo spettacolo adotta un linguaggio ibrido. Alterna momenti di comicità a passaggi più intensi e diretti. Questo non serve ad alleggerire il contenuto. Piuttosto, rende possibile un ascolto più profondo. L'obiettivo non è suscitare commozione in modo lineare. Si cerca piuttosto di creare una tensione costante. Questa tensione nasce dal contrasto tra leggerezza e consapevolezza. Il pubblico è invitato a ridere per poi fermarsi a riflettere. L'intento è mantenere viva l'attenzione sulle storie, senza anestetizzarle.

La Torre spiega che questo approccio è fondamentale. Permette di affrontare temi complessi senza banalizzarli. La risata può essere una porta d'ingresso. Ma l'inciampo successivo porta a una riflessione più matura. La forma scelta mira a coinvolgere emotivamente e intellettualmente lo spettatore.

La battaglia di Rosanna Oliva, un precedente cruciale

Tra le figure femminili che emergono nello spettacolo, spicca Rosanna Oliva. La sua vicenda è un esempio di lotta giuridica. Ha avuto un impatto diretto sulla vita di molte donne italiane. Fino al 1963, una legge impediva alle donne l'accesso alla maggior parte dei concorsi pubblici. Rosanna Oliva contestò questa norma. La sua battaglia si concluse con una vittoria davanti alla Corte Costituzionale. Questo aprì un varco importante. Oggi, l'accesso paritario ai concorsi pubblici sembra scontato. Ma è il risultato di lotte come quella di Oliva.

Nonostante l'importanza storica del suo caso, la sua storia è ancora poco conosciuta. Questo aspetto è centrale nel messaggio dello spettacolo. Evidenzia come molte conquiste siano date per acquisite. Senza ricordare chi le ha rese possibili. La Torre usa queste storie per mostrare la persistenza di disuguaglianze.

Dal tribunale al teatro: una nuova forma di giustizia

Per Cathy La Torre, il passaggio dal diritto al teatro non è una deviazione. Rappresenta piuttosto una continuità di intenti. L'aula di tribunale è già uno spazio pubblico. Ma non tutte le ingiustizie storiche possono essere risolte con una sentenza. Il teatro offre uno spazio diverso. È un luogo dove le storie possono essere esplorate più lentamente. Permette un coinvolgimento più fisico ed emotivo. Le narrazioni non vengono chiuse da un verdetto. Vengono invece attraversate e vissute.

La Torre vede il teatro come uno strumento potente. Può raggiungere un pubblico più ampio. Può veicolare messaggi complessi in modo accessibile. La sua esperienza legale arricchisce la sua performance. Le conferisce un'autenticità particolare. Parla di giustizia e memoria con la competenza di chi vive queste dinamiche quotidianamente.

Le scuole e il presente: un divario persistente

Uno dei passaggi più diretti dello spettacolo riguarda le nuove generazioni. Cathy La Torre sottolinea come, ancora oggi, nelle scuole persistano distinzioni di genere. Si parla di «cose da maschi» e «cose da femmine». I percorsi formativi possono essere indirizzati in modo diverso. Le aspettative nei confronti di ragazzi e ragazze non sono sempre uguali. Anche domande apparentemente semplici, come chi desidera avviare un'impresa, rivelano un divario ancora evidente.

Queste non sono eredità lontane. Sono realtà del presente che necessitano di essere discusse. Lo spettacolo solleva una domanda finale. Quante storie abbiamo ignorato semplicemente perché non eravamo abituati a cercarle? La serata si conclude lasciando il pubblico con questa riflessione. L'invito è a guardare con occhi diversi la storia e il presente.