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Il Comune di Genova ha istituito cinque tavoli di co-programmazione con il terzo settore per analizzare i bisogni sociali e pianificare interventi di welfare condivisi. L'iniziativa mira a integrare l'esperienza delle organizzazioni con la programmazione amministrativa.

Nuovi tavoli per il welfare cittadino

Il Comune di Genova ha dato il via a un'importante iniziativa. Sono stati attivati cinque tavoli di co-programmazione. Questi incontri vedranno la partecipazione attiva del terzo settore locale. La sindaca Silvia Salis ha definito questo passo cruciale. Ha sottolineato come il terzo settore rappresenti un vero e proprio «patrimonio di esperienza e conoscenza». L'amministrazione pubblica ha il dovere di ascoltare queste voci. L'obiettivo è migliorare i servizi offerti alla cittadinanza.

Questi tavoli di confronto si concentreranno su aree nevralgiche per la comunità. Le tematiche affrontate includono i minorenni e le famiglie. Si parlerà anche di fragilità e marginalità. Un altro focus sarà dedicato agli anziani. Non mancherà l'attenzione alla disabilità. Infine, verranno analizzati i processi migratori. L'intento è analizzare a fondo i bisogni della popolazione genovese. Si punta a valorizzare le risorse presenti sul territorio. Insieme si definiranno le priorità per il welfare cittadino.

Un nuovo approccio alla programmazione

Per dare concretezza a questa iniziativa, il Comune di Genova ha pubblicato specifici avvisi pubblici. Questi bandi sono finalizzati ad avviare i percorsi di co-programmazione. La collaborazione sarà con gli enti del terzo settore. Questa azione segue le direttive già stabilite dalla Giunta comunale. L'iniziativa rappresenta uno dei primi passi operativi concreti. Segue l'adozione del nuovo regolamento sull'amministrazione condivisa. Questo provvedimento è stato approvato dal Consiglio comunale lo scorso settembre. Esso definisce il quadro normativo.

Il regolamento stabilisce le linee guida per l'utilizzo degli strumenti di co-programmazione. Vengono inclusi anche la co-progettazione e la collaborazione. Questi strumenti sono previsti dal Codice del Terzo Settore. L'obiettivo primario è costruire una base di conoscenza comune. Questa conoscenza riguarderà la realtà sociale di Genova. Si vogliono far emergere le esigenze concrete. Verranno valorizzate le competenze e le potenzialità della comunità. Attraverso questo confronto costante, l'amministrazione punta a identificare le problematiche più urgenti. Su queste si concentrerà la futura programmazione degli interventi.

La sindaca Salis: «Ascoltare l'esperienza sul campo»

La sindaca Silvia Salis ha ribadito l'importanza di questo approccio. «Chi lavora ogni giorno accanto alle persone», ha affermato, «conosce aspetti della nostra città che spesso non emergono dalle statistiche». Ha definito questa conoscenza «un patrimonio di esperienza e conoscenza che abbiamo il dovere di ascoltare». Per questo motivo, ha sottolineato, «considero fondamentale il coinvolgimento del terzo settore fin dall'inizio del percorso». Questo coinvolgimento garantisce una prospettiva più realistica e completa.

L'assessora comunale al Welfare, Cristina Lodi, ha commentato l'iniziativa. «Con la pubblicazione dei cinque avvisi compiamo un passaggio importante», ha dichiarato. «L'amministrazione condivisa entra concretamente nel modo in cui Genova pensa e programma il proprio welfare». L'assessora ha aggiunto che l'intenzione è partire dai bisogni reali delle persone. Si vuole costruire una lettura condivisa delle trasformazioni sociali in atto. Questo approccio collaborativo mira a rendere il welfare cittadino più efficace e rispondente alle necessità della popolazione.

Il contesto normativo e sociale

L'iniziativa del Comune di Genova si inserisce in un quadro normativo nazionale. Il Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017) promuove forme di collaborazione tra enti pubblici e organizzazioni del terzo settore. La co-programmazione e la co-progettazione sono strumenti chiave. Essi mirano a garantire una maggiore partecipazione civica. Permettono inoltre di ottimizzare l'uso delle risorse pubbliche. Il nuovo regolamento comunale sull'amministrazione condivisa recepisce questi principi. Lo fa adattandoli al contesto specifico di Genova.

La città di Genova, come molte altre realtà urbane, affronta sfide sociali complesse. La coesione sociale, l'inclusione dei soggetti più vulnerabili e la risposta ai bisogni emergenti richiedono un approccio integrato. Il terzo settore, con la sua capillarità e la sua vicinanza ai cittadini, gioca un ruolo fondamentale. La sua capacità di innovazione e la sua profonda conoscenza del territorio sono risorse preziose. Integrare queste competenze nella pianificazione delle politiche pubbliche è una strategia lungimirante.

I cinque tavoli tematici coprono aree di intervento strategiche per il benessere della comunità. L'attenzione ai minorenni e alle famiglie risponde alla necessità di supportare la crescita e il benessere delle nuove generazioni. Le tematiche legate alla fragilità e marginalità mirano a contrastare l'emarginazione sociale. Il focus sugli anziani risponde all'invecchiamento della popolazione. La disabilità richiede percorsi di inclusione e autonomia. Infine, la gestione dei processi migratori è cruciale per l'integrazione e la convivenza civile.

Questo modello di governance partecipata non è nuovo in Italia. Diverse amministrazioni locali hanno sperimentato forme simili di collaborazione. L'esperienza di Genova si distingue per la strutturazione in tavoli tematici specifici. Questo permette un'analisi più approfondita e mirata dei problemi. La sindaca Salis e l'assessora Lodi hanno espresso fiducia nel successo di questo modello. La loro visione è quella di un'amministrazione più aperta e vicina ai bisogni reali dei cittadini. La co-programmazione è vista come uno strumento per costruire un futuro più equo e solidale per Genova.