Un condominio a Genova ha denunciato una ditta di manutenzione e un ente di certificazione per false attestazioni su un ascensore. L'impianto non sarebbe stato controllato per un decennio, nonostante le certificazioni annuali.
Ascensore non controllato per un decennio
Per circa dieci anni, il locale tecnico di un ascensore situato sul terrazzo di un edificio ad Albaro è rimasto inaccessibile. L'unico modo per raggiungerlo era attraversare un appartamento privato. Nonostante ciò, le fatture per la manutenzione ordinaria e le certificazioni biennali arrivavano puntualmente ogni anno. L'importo della manutenzione si aggirava sui mille euro annuali, mentre le certificazioni costavano 160 euro ogni due anni. Sulla carta, tutto sembrava in regola.
Tuttavia, questa situazione di apparente normalità è ora al centro di un'indagine. Il condominio, con il supporto legale dell'avvocato Salvatore Calandra, ha presentato una denuncia presso la Procura. L'accusa è rivolta sia alla società che si occupava della manutenzione dell'impianto, sia all'organismo incaricato della certificazione e revisione.
False certificazioni e truffa aggravata
I reati contestati includono la falsità ideologica in certificati e la truffa aggravata. Quest'ultima è aggravata dall'abuso della prestazione d'opera. I fatti contestati coprono un arco temporale considerevole, dal 2015 al 2025. La normativa vigente prevede controlli periodici stringenti per garantire la sicurezza degli ascensori.
Le pulegge di rinvio, ad esempio, richiedono un controllo ogni quattro mesi. Gli apparati di sicurezza necessitano di verifiche ogni sei mesi. L'intero impianto, con prove di funzionamento e sicurezza, deve essere ispezionato ogni due anni. Le certificazioni rilasciate, firmate da due ingegneri accreditati, attestavano il regolare svolgimento di queste verifiche.
La scoperta del malfunzionamento
La situazione è emersa nel maggio 2025. Un condomino ha segnalato un problema riguardante le porte dell'ascensore. Il tecnico della ditta di manutenzione, chiamato per intervenire, ha richiesto l'accesso al locale tecnico sul terrazzo per esaminare le parti meccaniche dell'impianto. Una volta all'interno, lo scenario si è rivelato subito allarmante.
Le pulegge di rinvio e il limitatore di velocità presentavano un pessimo stato di conservazione. Il locale tecnico mostrava crepe evidenti e segni diffusi di incuria generale. Il proprietario dell'appartamento con accesso al terrazzo ha dichiarato che nessuno aveva mai richiesto di entrare in quell'area per oltre dieci anni. Questa testimonianza è stata confermata anche dall'amministratore del condominio.
Dubbi sulla reale esecuzione dei controlli
Pochi giorni dopo, il titolare della ditta di manutenzione è tornato sul posto insieme all'amministratore e al condomino. La situazione riscontrata ha sollevato seri dubbi. Come era possibile che tutte le manutenzioni e, soprattutto, le certificazioni fossero state rilasciate se le parti meccaniche non erano mai state ispezionate? Una registrazione audio, consegnata alla Procura, conterrebbe ammissioni da parte dei titolari delle ditte. In essa, si sentirebbero frasi come: «Le verifiche le facevano da giù, tirando le funi con le mani».
Queste dichiarazioni suggeriscono che i controlli venissero effettuati superficialmente, senza le dovute ispezioni. Nel frattempo, le fatture venivano regolarmente saldate. Il servizio, secondo la denuncia, non sarebbe mai stato svolto secondo le prescrizioni di legge. Questo scenario alimenta l'ipotesi di una truffa ai danni dei condomini. Il pensiero va inevitabilmente ai tragici incidenti che a volte coinvolgono impianti di risalita, spesso causati da manutenzioni insufficienti o omesse. L'inchiesta è attualmente affidata alla Procura di Genova.