La basilica dell'Annunziata a Genova ha inaugurato un altare in memoria del beato Floribert Bwana Chui, giovane vittima della corruzione in Congo. L'evento ha coinciso con la presentazione di un libro sulla sua vita.
Nuovo altare per un martire della corruzione
La basilica dell'Annunziata a Genova ora custodisce un altare dedicato al beato Floribert Bwana Chui. Questo giovane era un membro attivo della comunità di Sant'Egidio nel Congo. La sua vita è stata interrotta a causa della sua ferma opposizione alla corruzione.
Le sue reliquie, composte da un frammento della sua urna funeraria e un pezzo del lenzuolo che avvolse il suo corpo, sono state collocate in questo nuovo spazio sacro. La cerimonia si è svolta in concomitanza con la presentazione del libro "Il Vangelo della gratuità". L'autore, Francesco De Palma, ha ripercorso la toccante storia di Floribert.
La storia di Floribert Bwana Chui
La Chiesa Cattolica ha riconosciuto Floribert come martire. La sua beatificazione è avvenuta nel 2025. Era un punto di riferimento fondamentale per molti ragazzi di strada. Li seguiva attivamente nella Scuola della Pace di Sant'Egidio, situata a Goma.
Il 7 luglio 2007, all'età di 26 anni, Floribert fu rapito. L'aggressione avvenne mentre stava uscendo da un negozio. Il suo corpo fu ritrovato due giorni dopo. Mostrava evidenti segni di tortura inflitti dai suoi rapitori. La causa della sua morte fu la sua strenua opposizione a un tentativo di corruzione.
Nello specifico, Floribert bloccò la distribuzione di una partita di riso avariato. Questo gesto ha evitato potenziali danni alla salute di numerose persone. La sua integrità morale lo ha portato a sacrificare la propria vita.
Contesto sociale e riflessioni
L'antropologo Marco Aime ha offerto una prospettiva storica. Ha ricordato la guerra che da oltre trent'anni devasta il Congo. Ha definito il paese come vasto quanto l'Europa occidentale. Aime ha sottolineato come questo conflitto abbia anche una responsabilità globale. Nasce infatti dallo sfruttamento delle risorse naturali. Questo sfruttamento è alimentato dalla spinta alla modernità del mondo occidentale.
Lo storico Luca Borzani ha evidenziato il messaggio di Floribert. «Floribert ci insegna che, per migliorare la condizione delle persone, è necessario sognare», ha affermato Borzani. Le sue parole hanno risuonato nella basilica gremita di fedeli e sostenitori.
Un altro intervento significativo è stato quello di padre Gigi Maccalli. È un missionario della Società delle Missioni Africane. Padre Maccalli è stato lui stesso vittima di un rapimento in Mali nel 2018. Rimase prigioniero per due anni nelle mani di gruppi jihadisti. Ha parlato dell'alleanza tra i giovani e il Vangelo. Ha affermato che «Floribert ci ricorda che non è importante quanto, ma come si vive».
A concludere l'incontro è stato don Francesco Tedeschi. È il postulatore della causa di beatificazione di Floribert. Ha ricordato la profonda convinzione del giovane beato. Per Floribert, «l'amicizia è un diritto umano». Questo diritto vale anche per i bambini di strada. Ha aggiunto che «quando si dà un prezzo alla vita delle persone, tutto perde il suo valore». La sua testimonianza ha rafforzato il significato della memoria di Floribert.