L'81° anniversario della liberazione di Genova segna la firma della resa nazista a Villa Migone. La città si liberò autonomamente dall'occupazione tedesca, un evento storico unico in Europa.
La liberazione di Genova nel 1945
A Genova, precisamente a Villa Migone, si è svolto un momento cruciale della storia. L'81° anniversario ci riporta al 25 aprile 1945. In quella data, la città divenne la prima in Europa a liberarsi da sola dall'occupazione tedesca. La firma dell'atto di resa avvenne proprio in questa storica villa.
Alle ore 19:30 del 25 aprile 1945, il generale nazista Gunthet Meinhold appose la sua firma. La resa avvenne alla presenza di importanti figure. Tra queste, Remo Scappini, presidente del Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria. C'erano anche l'avvocato Enrico Martino e Giovanni Savoretti, membri del CLN. Presente anche il maggiore Mauro Aloni, comandante della piazza di Genova. Infine, il cardinale Pietro Boetto, che all'epoca risiedeva proprio a Villa Migone.
L'annuncio della libertà e la minaccia nazista
Fu un giovane Paolo Emilio Taviani ad annunciare la liberazione. Dalle alture di Granarolo, trasmise via radio un messaggio storico. «Per la prima volta nella storia di questa guerra un corpo d’esercito agguerrito e ancora ben armato si è arreso dinanzi a un popolo», dichiarò. Questo segnò un momento di grande orgoglio per i genovesi.
Il 23 aprile, con i tedeschi in ritirata, il generale Meinhold aveva minacciato di distruggere il porto. Il suo intento era permettere la fuga dei suoi uomini, applicando il «Piano Z» di Adolf Hitler. Nel frattempo, la lotta dei partigiani e dei cittadini genovesi contro l'occupante continuava intensamente.
I tedeschi richiesero una tregua di quattro giorni per lasciare Genova. In caso contrario, sarebbe scattata un'offensiva mirata alla distruzione del porto. Le discussioni interne al Comitato di Liberazione della Liguria portarono alla decisione di avviare l'insurrezione finale. Il 24 aprile, la battaglia prese fuoco con i primi colpi di mortaio.
La resa a Villa Migone e le conseguenze
Le zone di Ponente e Levante cittadina si liberarono dall'occupazione nazi-fascista. Una dopo l'altra, anche le altre aree della città seguirono questo esempio. I tedeschi, tuttavia, minacciavano ancora di bombardare la città dal porto e dalla batteria di Monte Moro.
Accerchiati e in difficoltà, con la popolazione che supportava attivamente i partigiani, i nazisti ricevettero un ultimatum di resa. Una lettera fu recapitata direttamente al generale Meinhold. Mentre i combattimenti proseguivano, il 25 aprile alle 15:00, il generale tedesco giunse a Villa Migone in ambulanza, scortato.
Iniziò una lunga trattativa. Dopo oltre quattro ore, alle 19:30, Meinhold firmò l'atto di resa. Seimila soldati tedeschi si arresero all'insurrezione della popolazione locale. Gli alleati americani erano ancora lontani, avendo appena raggiunto La Spezia. Genova si era liberata da sola, pagando un prezzo di 300 morti e 3 mila feriti.
Il 26 aprile, le truppe tedesche disarmate sfilano scortate dai partigiani. La marcia lungo via XX Settembre e piazza De Ferrari divenne un'immagine simbolo. Rappresenta la ritirata della Wehrmacht e la libertà conquistata da Genova. All'interno di Villa Migone, che ogni 25 aprile apre al pubblico, si trova la stanza della resa. Lì è esposta una copia del documento firmato dai tedeschi, mentre l'originale è conservato in Comune a Genova.
Il testo della resa
Il documento di resa, firmato a Genova il 25 aprile 1945 alle 19:30, stabiliva i termini. Da una parte il generale Meinhold, comandante delle forze armate germaniche. Dall'altra, Remo Scappini, presidente del CLN per la Liguria, con i membri Errico Martino e Giovanni Savoretti, e il maggiore Mauro Aloni.
I punti chiave includevano la resa di tutte le forze armate germaniche alle forze del corpo volontari della libertà. La resa doveva avvenire con la consegna delle armi ai reparti partigiani più vicini. Il CLN si impegnava a garantire ai prigionieri un trattamento secondo le leggi internazionali. Infine, il CLN si riservava la possibilità di consegnare i prigionieri al comando alleato anglo-americano.