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Il porto di Gela rimane inutilizzato a causa dell'insabbiamento dei fondali e della mancata partenza dei lavori previsti. Il sindaco richiede la restituzione di quattro milioni di euro alla Regione.

Porto di Gela: fondi revocati per lavori fermi

Il porto rifugio di Gela è di fatto inagibile. I fondali marini sono insabbiati. I lavori di riqualificazione, attesi da tempo, non sono mai iniziati. Questa situazione di stallo perdura da anni.

Il sindaco Terenziano Di Stefano ha annunciato una mossa decisa. Chiederà la revoca dell'accordo stipulato con la Regione. L'obiettivo è ottenere la restituzione di quattro milioni di euro. Questi fondi provengono dalle compensazioni ambientali versate da Eni.

Il primo cittadino ha espresso frustrazione per la mancanza di progressi. «Dopo mesi di attesa, nessuna risposta concreta è giunta dall'Autorità portuale», ha dichiarato il sindaco. La sua dichiarazione sottolinea il profondo malcontento per l'inerzia delle istituzioni competenti.

Comitato pro-porto e ministero: un quadro incerto

Anche il comitato cittadino a sostegno del porto condivide le preoccupazioni. I membri parlano di un «silenzio preoccupante» da parte degli enti preposti. Valutano la possibilità di presentare un esposto in prefettura per sollecitare un intervento.

Nel frattempo, dal ministero delle Infrastrutture sono arrivate precisazioni. Il progetto per il rilancio del porto è ancora bloccato. La fase di valutazione ambientale non è stata ancora superata. Per quanto riguarda le operazioni di dragaggio, si attende una versione aggiornata del piano di intervento.

L'opera di riqualificazione del porto è inserita nel programma triennale delle opere pubbliche. È previsto un primo stanziamento di 40 milioni di euro. Tuttavia, l'iter burocratico e tecnico necessario per avviare i lavori non è ancora iniziato. La lentezza delle procedure sta esasperando la comunità locale.

Le cause del blocco e le prospettive future

L'insabbiamento dei fondali rappresenta un ostacolo insormontabile per l'operatività del porto. Senza un adeguato dragaggio, le imbarcazioni non possono accedere in sicurezza. Questo rende la struttura inutilizzabile per le sue funzioni primarie.

La richiesta di restituzione dei fondi da parte del sindaco Di Stefano mira a esercitare pressione. Vuole che le somme vengano reinvestite altrove o che si sblocchi finalmente l'iter. La comunità di Gela attende da tempo una soluzione concreta per il proprio porto.

Le compensazioni ambientali di Eni erano state destinate proprio al miglioramento delle infrastrutture portuali. La loro mancata utilizzazione per lo scopo prefissato solleva interrogativi sulla gestione dei fondi pubblici. La speranza è che la richiesta del sindaco possa accelerare le decisioni.

La comunità locale chiede risposte

La situazione del porto di Gela è un esempio emblematico di come i ritardi burocratici possano danneggiare lo sviluppo locale. Un'infrastruttura strategica rimane inutilizzata, con ripercussioni sull'economia del territorio.

Il comitato pro-porto e i cittadini chiedono trasparenza e tempi certi per la realizzazione dei lavori. L'auspicio è che le autorità competenti prendano atto dell'urgenza della situazione. Solo così si potrà restituire alla città di Gela un porto funzionale e vitale.

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