La Corte d'Assise d'appello di Caltanissetta ha emesso un verdetto di assoluzione per gli imputati accusati dell'omicidio del tassista Domenico Sequino, avvenuto a Gela nel 2015. La decisione si basa su nuove perizie che hanno messo in dubbio le prove d'accusa.
Assolti imputati omicidio tassista Gela
La Corte d'Assise d'appello di Caltanissetta ha pronunciato l'assoluzione per Nicola Liardo, suo figlio Giuseppe Liardo e Salvatore Tony Raniolo. Erano accusati dell'omicidio del tassista Domenico Sequino. L'aggressione mortale avvenne il 17 dicembre 2015 nel centro storico di Gela.
Sequino fu colpito alle spalle da diversi proiettili. L'attacco fu perpetrato da un killer in sella a uno scooter. Il killer era accompagnato da un complice. Entrambi non sono mai stati identificati. L'episodio rientrava nell'operazione denominata «Natale di sangue». Questa era collegata all'inchiesta «Tagli pregiati».
L'accusa ipotizzava un movente legato a un vecchio debito. La vittima avrebbe avuto un dissidio economico con Nicola Liardo. Quest'ultimo, all'epoca dei fatti, era detenuto. Era considerato il presunto mandante del delitto.
Perizia intercettazioni ribalta processo
In fase di appello, la Procura aveva richiesto una pena di 25 anni di carcere per i tre imputati. In primo grado, la richiesta iniziale era stata di ergastolo. Il primo grado si era concluso con un'assoluzione. Le prove centrali dell'accusa si basavano su video colloqui in carcere. Questi avvennero tra Nicola Liardo e i suoi familiari. Le intercettazioni erano considerate la «prova regina». Si riteneva contenessero l'ordine di uccidere.
Tuttavia, una perizia sulle intercettazioni ha smentito le ipotesi accusatorie. La perizia è stata disposta dalla Corte nissena. Le difese hanno sempre sostenuto l'estraneità dei loro assistiti. I legali degli imputati, gli avvocati Giacomo Ventura, Flavio Sinatra, Davide Limoncello e Antonio Gagliano, avevano incaricato un perito fonico forense. Si tratta di Gabriele Pitzianti, professionista noto a livello nazionale. Il perito aveva già lavorato per tribunali in tutta Italia.
Il perito si era occupato non solo dell'analisi delle intercettazioni. Aveva anche curato l'allestimento dell'aula dibattimentale. Utilizzò strumentazione tecnologica avanzata. Questo permise alla Corte e alle parti di ascoltare simultaneamente le intercettazioni in cuffia. Tale attività è stata ripetuta anche in appello. Vi hanno partecipato i consulenti di parte e il perito della Corte.
Assenza di riscontri e motivazioni depositate
L'analisi approfondita delle intercettazioni ha rivelato l'assenza delle frasi chiave attribuite agli imputati. Già nelle motivazioni della sentenza di primo grado, la Corte d'Assise aveva evidenziato la mancanza di riscontri concreti. Non era emerso alcun collegamento documentato tra gli imputati e la vittima. Mancavano inoltre prove sufficienti a confermare il movente economico con il necessario grado di certezza.
La famiglia di Sequino, costituita parte civile. Era assistita dall'avvocato Salvo Macrì. Ha seguito l'intero percorso giudiziario. La Corte d'Appello ha confermato l'assoluzione. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. Questo verdetto segna un punto fermo dopo anni di indagini e processi.
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