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L'ex presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, è stato interrogato dai magistrati di Gela riguardo alla frana di Niscemi. Si è avvalso della facoltà di non rispondere, presentando però documentazione a sua difesa. L'inchiesta coinvolge altri ex governatori e funzionari per disastro colposo.

Indagine sulla frana di Niscemi

I magistrati di Gela hanno interrogato l'ex presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta. L'indagine riguarda la grave frana avvenuta a Niscemi lo scorso gennaio. L'evento ha causato il crollo di un costone roccioso. Diverse case e mezzi sono stati trascinati a valle. Decine di immobili hanno subito danni significativi. L'accusa ipotizzata è di disastro colposo e danneggiamento. Il procuratore Salvatore Vella coordina le attività investigative.

Crocetta si avvale della facoltà di non rispondere

Durante l'interrogatorio, Rosario Crocetta ha deciso di non rispondere alle domande dei pm. Ha esercitato il suo diritto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Tuttavia, ha presentato una serie di documenti ai magistrati. L'ex governatore si è detto disponibile a fornire ulteriori chiarimenti. Questo avverrà una volta che i magistrati avranno esaminato la documentazione presentata. La sua strategia mira a fornire elementi a sua discolpa.

Coinvolti altri ex governatori e funzionari

L'inchiesta sulla frana di Niscemi vede coinvolte numerose figure di spicco. Oltre a Rosario Crocetta, risultano indagati altri ex presidenti della Regione. Tra questi figurano Raffaele Lombardo, Nello Musumeci e l'attuale governatore Renato Schifani. Sono indagati anche ex capi e l'attuale capo della Protezione Civile regionale. Tra questi Pietro Lo Monaco, Calogero Foti e Salvo Cocina. Sono coinvolti anche direttori regionali come Vincenzo Falgares, Salvo Lizio e Maurizio Croce. Completano l'elenco Sergio Tuminello, Giacomo Gargano e il responsabile dell'Ati incaricata dei lavori.

Mancata realizzazione di opere di mitigazione

Questa prima fase dell'indagine si concentra sulla mancata realizzazione di opere di mitigazione. Tali interventi avrebbero potuto prevenire o ridurre le conseguenze della frana. La frana ha messo in ginocchio Niscemi a gennaio. Le opere erano state previste dopo il primo grande evento franoso del 1997. Si indaga anche sul mancato mantenimento dei sistemi di monitoraggio. Questi sistemi erano essenziali per la tutela degli abitanti.

Contratto d'appalto e risoluzione

Nel 1999 venne sottoscritto un contratto d'appalto. L'obiettivo era la realizzazione degli interventi di mitigazione. Il valore dell'appalto era di 12 milioni di euro. Nonostante ciò, i lavori non furono mai eseguiti. Il contratto con l'Ati aggiudicataria fu risolto nel 2010. Questo ritardo e la mancata esecuzione dei lavori sono al centro delle indagini.

Fasi successive dell'indagine

La seconda fase dell'inchiesta si occuperà dei mancati interventi. Questi riguardano la raccolta e la gestione delle acque bianche e nere. Fin dall'inizio, queste sono state individuate come cause scatenanti del fronte franoso. La terza fase si concentrerà sulla zona rossa. Verranno esaminati i mancati sgomberi e le mancate demolizioni. Si indagherà anche sul blocco di nuove costruzioni e sulle autorizzazioni di opere non consentite. Le aree interessate sono quelle colpite dalla frana del 1997 e quelle a rischio elevato.

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