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L'analisi della personalità di Andrea Sempio nel caso di Garlasco solleva dubbi. La consulenza psicologica potrebbe essere influenzata da bias di conferma, trasformando fragilità in indizi di colpevolezza. Si indaga anche sul ritardo della chiamata di Alberto Stasi.

Analisi psicologica nel caso Garlasco

La personalità di Andrea Sempio è al centro di una nuova consulenza nel contesto del delitto di Garlasco. Questo studio analizza diari, post social e appunti personali. L'obiettivo è comprendere se tali scritti rivelino un movente concreto. Oppure, se rischiano di confermare un sospetto già esistente. Il rischio è che la fragilità venga interpretata come indizio. La personalità inquieta potrebbe essere vista come criminale.

Una consulenza psicologica può guidare un'indagine. Tuttavia, non dovrebbe mai costituire una prova in sé. Il pericolo maggiore è l'analisi retrospettiva. Si rischia di leggere ogni frase come un frammento d'accusa. Questo meccanismo, noto come bias di conferma, non analizza più una mente. Piuttosto, costruisce una colpevolezza predeterminata.

Le parole di Sempio: confessione o difesa?

Negli scritti di Andrea Sempio non emerge la figura di un assassino che racconta. Si intravede piuttosto una personalità sotto pressione. La scrittura sembra un modo per non crollare. Un appunto recita: «Vogliono creare il mostro». Questo non suona come una confessione. Sembra piuttosto la percezione di essere trascinato in un'identità imposta. Una frattura tra il sé e l'immagine che gli altri proiettano.

Anche frasi più cupe attribuitegli non sono sufficienti a parlare di delitto. La frase «Ho fatto cose talmente brutte che nessuno può immaginare» è particolarmente discussa. Tuttavia, non è necessariamente una confessione di omicidio. Potrebbe derivare da traumi, contaminazioni emotive o sensi di colpa generici. Chi confessa un crimine, solitamente, razionalizza e ricostruisce i fatti specifici. Qui, invece, si percepisce un Io che si chiude per difendersi.

Il ruolo di Alberto Stasi e la chiamata al 118

La scrittura per Sempio appare come un tentativo di ordine nel caos. Una forma di auto-contenimento psichico. È tipico di chi si sente schiacciato da un'accusa non riconosciuta. Non tutto ciò che è oscuro è criminale. Non tutto ciò che è disturbato implica colpevolezza. In questo quadro, torna attuale la chiamata di Alberto Stasi al 118. La chiamata è avvenuta in ritardo rispetto al momento in cui avrebbe visto Chiara Poggi a terra.

La telefonata fu effettuata vicino alla caserma dei Carabinieri. La vittima venne definita «persona». Lo shock emotivo di solito porta a usare il nome della persona amata. O il suo ruolo affettivo, come «la mia fidanzata». Se non era certo che Chiara fosse morta, come sostenuto al telefono, perché perdere tempo prezioso? Perché non chiamare subito i soccorsi per tentare di salvarla? L'eventuale revisione del caso dovrà affrontare queste domande.

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