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Un ex investigatore del Ris di Pavia ha testimoniato riguardo a presunte anomalie nelle analisi del DNA sui pedali di una bicicletta. La difesa di Alberto Stasi era presente durante le attività di laboratorio.

Anomalia nel ritrovamento del DNA sui pedali

Un testimone chiave ha descritto un evento insolito riguardante le analisi del DNA. L'ex investigatore del Ris, Alessandro Coli, ha dichiarato di ricordare una situazione particolare. Si trattava di un prelievo da cui era emerso un profilo genetico. Successivamente, altri tentativi di analisi non avevano prodotto risultati. Questo fatto è stato definito un'anomalia.

La dichiarazione è stata resa ai pubblici ministeri di Pavia. Coli era un collega stretto del capitano Alberto Marino. Quest'ultimo si occupò nel 2007 delle analisi biologiche sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. Queste analisi sono ora al centro di nuove indagini della Procura. Si indaga sul mancato deposito di due contro-analisi negative. Secondo l'accusa e la difesa di Stasi, tali risultati sarebbero stati favorevoli all'ex studente. Questo avvenne dopo un primo riscontro positivo con il profilo di Chiara Poggi.

Voci di laboratorio e perplessità dell'esperto

Coli, ascoltato il 17 settembre, ha menzionato una «voce» che circolava in laboratorio. Si parlava di un esito incerto sui pedali. Era stato ottenuto del DNA, ma poi non più da campionamenti successivi. L'ex investigatore ha definito la cosa «strana». Come esperto biologo, la situazione lo lasciò perplesso. Non ricorda se ne abbia discusso direttamente con Marino.

Tuttavia, l'impossibilità di riottenere un profilo da una superficie gli apparve insolita. Ha ribadito che si trattava di una «voce di laboratorio». Questo suggerisce che l'informazione fosse diffusa tra il personale. La discrepanza nei risultati ha generato dubbi sulla solidità delle prime analisi.

Presenza costante dei consulenti della difesa

Coli ha inoltre riferito agli inquirenti che Marino era il responsabile delle analisi. Le attività venivano svolte quotidianamente. C'era un costante aggiornamento sulle operazioni e sul confronto dei risultati. Durante queste fasi, era sempre presente un dottore. Questo professionista agiva per conto del Professor Giarda. Giarda era all'epoca il legale di Alberto Stasi.

L'ex investigatore ha anche menzionato il nome di Fabbri. Questi era il consulente genetista della difesa di Stasi. Secondo Coli, i consulenti della difesa avevano accesso ai laboratori. Partecipavano attivamente alle attività e ricontrollavano i risultati. Questa era la sua impressione basata su ciò che osservava.

Nuovi accertamenti e il ruolo della difesa

La Procura di Pavia sta riesaminando le prove nel caso Stasi. L'attenzione si concentra sui dettagli delle analisi del DNA. Il presunto mancato deposito di referti negativi è un punto cruciale. La testimonianza di Alessandro Coli aggiunge un tassello importante. Descrive un clima di incertezza e possibili anomalie nelle procedure. La presenza costante dei consulenti della difesa solleva interrogativi sul processo decisionale.

Le indagini mirano a chiarire se vi siano state irregolarità. L'obiettivo è accertare la correttezza delle procedure seguite all'epoca. La questione del DNA sui pedali rimane centrale. Le nuove acquisizioni potrebbero influenzare l'esito del caso. La difesa di Stasi ha sempre sostenuto la presenza di elementi a suo favore. La testimonianza di Coli sembra confermare l'interesse della difesa verso i dettagli tecnici.

Il contesto del caso e le indagini

Il caso di Chiara Poggi, assassinata nel 2007 a Vigevano, ha visto Alberto Stasi condannato in via definitiva. Tuttavia, le nuove indagini della Procura di Pavia cercano di fare luce su presunte omissioni. La testimonianza dell'ex investigatore del Ris, Alessandro Coli, si inserisce in questo contesto. Le sue parole evidenziano dubbi sulla gestione delle prove biologiche.

La frase «ricordo come un'anomalia la questione Dna» racchiude il senso della sua deposizione. La discrepanza tra i risultati iniziali e quelli successivi è il fulcro della questione. La presenza dei consulenti della difesa durante le analisi è un altro elemento di rilievo. Questo suggerisce un coinvolgimento attivo e una supervisione costante delle attività di laboratorio.

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