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La gestione della sabbia e della posidonia a Lido Pizzo, Gallipoli, scatena un acceso dibattito politico. Interrogazioni parlamentari e indagini dei carabinieri forestali cercano di fare chiarezza su presunte irregolarità ambientali.

Movimentazione sabbia e posidonia a Lido Pizzo

La quiete di Lido Pizzo, nel comune di Gallipoli, è stata turbata da un acceso dibattito politico. Per oltre venti giorni, segnalazioni corredate da immagini hanno alimentato allarme riguardo all'uso di mezzi meccanici sul litorale. Le operazioni, inizialmente focalizzate sullo spostamento della posidonia, sono proseguite con il ripascimento autorizzato dell'arenile. Queste attività hanno interessato sia il tratto demaniale gestito dallo stabilimento balneare Lido Pizzo Beach srl, riconducibile ai parlamentari salentini Salvatore Di Mattina e Roberto Marti, sia le zone adiacenti non in concessione, vicine all'area protetta del parco naturale regionale.

La questione è emersa pubblicamente grazie alla segnalazione di Francesco Salvatore Chetta, una guida escursionistica ambientale. Egli ha sollevato dubbi sulla corretta esecuzione degli interventi, ipotizzando uno scempio ambientale. A seguito di queste preoccupazioni, i carabinieri forestali hanno avviato verifiche. Anche la politica locale e nazionale ha puntato i riflettori sulla vicenda, chiedendo trasparenza sulle procedure in corso. Il fulcro della discussione non riguarda tanto le autorizzazioni per la movimentazione di posidonia e sabbia, che la società Lido Pizzo Beach srl dichiara di aver ottenuto regolarmente dal Demanio del Comune di Gallipoli, come negli anni precedenti. Le attività sono iniziate il 9 marzo, con tre ruspe e altri mezzi operativi sul tratto di litorale.

Le indagini mirano a stabilire se l'integrità delle dune sia stata preservata. L'imprenditore balneare Toti Di Mattina ha respinto le accuse, definendole «speculazioni politiche». Ha sottolineato la regolarità delle autorizzazioni, affermando che eventuali irregolarità avrebbero portato alla sospensione dei lavori già da tempo. Ha inoltre ricordato che procedure simili per lo spostamento di alghe e posidonia sono state adottate dal Comune anche l'anno precedente per garantire l'accesso al mare. Le operazioni di ripascimento, propedeutiche all'utilizzo della posidonia come base naturale per il rinascimento dell'arenile, sono previste fino alla fine della settimana.

Interrogazione parlamentare e richieste di chiarimento

La polemica, intensificatasi in vista delle elezioni, ha raggiunto il Parlamento. Il deputato del M5s, Leonardo Donno, ha presentato un'interrogazione ai ministri competenti. L'obiettivo è ottenere chiarimenti su quanto accaduto nel Parco naturale regionale “Isola di Sant’Andrea e litorale di Punta Pizzo”. Donno ha evidenziato la segnalazione stampa e social riguardante lo spostamento di un ingente quantitativo di sabbia da un'area protetta a una spiaggia in concessione, con un potenziale impatto sulle dune.

La società proprietaria dello stabilimento è riconducibile a Roberto Marti, senatore della Lega, e al deputato leghista Salvatore Di Mattina. Donno ha ricordato una precedente interrogazione presentata a dicembre, relativa a un possibile conflitto di interessi tra esponenti della Lega e imprenditori del settore balneare. Prima dello spostamento della sabbia, sono state rimosse grandi quantità di posidonia oceanica depositata lungo il litorale, un'operazione regolarmente autorizzata dalla società.

Il parlamentare pentastellato ha definito la vicenda «molto grave», soprattutto considerando l'emergenza erosione costiera nel Salento e in Puglia. Ha richiesto ai ministeri di approfondire la questione, verificando l'esistenza di autorizzazioni, le responsabilità sui lavori effettuati, la conformità alla legge e le eventuali conseguenze ambientali derivanti dalla movimentazione e modifica di un tratto di sabbia in zona protetta. Le indagini dei carabinieri forestali sono in corso.

Reazioni politiche locali e nazionali

Le notizie emerse su Punta Pizzo hanno suscitato forte preoccupazione anche tra i candidati sindaco di Gallipoli, Tony Piteo (PD) e Silvia Coronese (Alleanza per Gallipoli), e tra i rappresentanti provinciali e cittadini di Sinistra Italiana. Tony Piteo ha descritto il passaggio di mezzi meccanici e la movimentazione di sabbia come un intervento «pesante e potenzialmente devastante» per un tratto di costa sottoposto a vincoli ambientali stringenti. Ha sottolineato come tali azioni possano aver causato danni concreti al sistema costiero e distrutto habitat naturali in un'area di altissimo valore ambientale.

Piteo ha richiesto di accertare se l'intervento fosse autorizzato, chi avesse effettuato i lavori, chi dovesse vigilare e non lo avesse fatto, e quali azioni di ripristino ambientale saranno intraprese. Pur invitando a evitare strumentalizzazioni politiche, ha definito l'accaduto troppo grave per essere ignorato, sottolineando l'importanza di difendere le risorse ambientali come parte dell'identità territoriale. Ha espresso fiducia nel lavoro degli organi investigativi per risalire all'origine di quanto accaduto.

Poche ore prima, Silvia Coronese aveva espresso un giudizio critico sulla vicenda, mettendo in discussione la credibilità politica di chi, pur facendo le regole, partecipa attivamente al business dei lidi. Ha criticato il silenzio di alcuni competitor elettorali, come il candidato Fasano, accusato di incoerenza per aver formato una coalizione con forze politiche vicine al settore balneare, contro cui in passato aveva espresso critiche. Coronese ha denunciato la progressiva sottrazione di un bene comune alla collettività, attraverso parcheggi a pagamento, accessi chiusi e spiagge privatizzate, definendo la situazione a Punta Pizzo come un esempio di questo trend.

Per i referenti provinciali e cittadini di Sinistra Italiana e Avs, Danilo Scorrano e Massimo Esposito, lo «sfregio all'arenile di Punta Pizzo» è ancora più intollerabile in un anno segnato dall'erosione costiera nel Salento. Hanno evidenziato i segni lasciati dagli escavatori, il livellamento della spiaggia e l'accumulo di sabbia davanti allo stabilimento balneare. Hanno ricordato che la spiaggia si trova all'interno di un'area protetta e di un sito Natura 2000, con una disciplina stringente per la gestione degli accumuli di posidonia. Hanno definito «oscena» la collinetta di posidonia creata, in contrasto con le norme vigenti che richiedono un progetto approvato e una specifica valutazione di incidenza ambientale.

Sinistra Italiana ha chiesto chiarezza sulla regolarità del progetto, sulla valutazione ambientale e sul rispetto delle prescrizioni. Hanno auspicato un'azione decisa da parte dei carabinieri forestali e della procura per accertare eventuali violazioni. Hanno inoltre sollecitato il Comune e la Capitaneria di porto a verificare l'opportunità di revocare la concessione. Hanno concluso sottolineando l'urgenza di una riflessione sulla gestione della costa e sui limiti delle concessioni balneari, ringraziando le associazioni e le guide ambientali per la loro denuncia.

Verifiche in corso e contesto normativo

Le operazioni di movimentazione di sabbia e posidonia in aree costiere protette come Lido Pizzo sono soggette a normative ambientali rigorose. La legge quadro sulle aree protette (Legge n. 394/1991) e la direttiva Habitat (92/43/CEE) e Uccelli (2009/147/CE), recepite nell'ordinamento italiano, impongono una tutela rafforzata per i siti Natura 2000. Questi ecosistemi, fondamentali per la biodiversità, richiedono valutazioni di incidenza ambientale (VINCA) prima di autorizzare interventi che possano alterarne le caratteristiche.

La posidonia oceanica, in particolare, svolge un ruolo cruciale nella protezione delle coste dall'erosione e nel mantenimento della qualità delle acque. La sua rimozione e movimentazione devono essere attentamente valutate per evitare impatti negativi sull'ecosistema marino e costiero. Le autorizzazioni per tali interventi vengono rilasciate dagli enti preposti, come gli uffici Demanio marittimo e gli assessorati all'ambiente delle regioni, previa acquisizione dei pareri necessari dagli enti di gestione delle aree protette e dagli organi di vigilanza ambientale.

Nel caso di Lido Pizzo, le verifiche dei carabinieri forestali si concentrano proprio sulla conformità delle operazioni alle autorizzazioni rilasciate e alle normative ambientali. L'attenzione è posta in particolare sull'integrità delle dune, formazioni naturali che svolgono un ruolo essenziale nella difesa della costa dall'erosione e che sono spesso soggette a vincoli di protezione paesaggistica e ambientale. La presenza di mezzi meccanici pesanti e la movimentazione di grandi quantità di sabbia possono infatti causare danni irreversibili a questi delicati equilibri ecologici.

Le interrogazioni parlamentari e le dichiarazioni politiche evidenziano la sensibilità del tema e la volontà di fare chiarezza su eventuali abusi o negligenze. La politica pre-elettorale, in questo contesto, amplifica la risonanza mediatica della vicenda, ma non ne diminuisce la gravità potenziale. La tutela del patrimonio ambientale costiero è una priorità riconosciuta a livello nazionale ed europeo, e le indagini in corso a Gallipoli mirano a garantire che tali principi vengano rispettati, anche di fronte a interessi economici e politici.

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