La Cassazione ha confermato l'estradizione negli USA di un ingegnere cinese, arrestato a Malpensa. L'uomo è accusato di spionaggio internazionale. La decisione finale spetta ora al Ministero della Giustizia.
Via libera all'estradizione negli Stati Uniti
I giudici hanno dato il via libera all'estradizione negli Stati Uniti di Zewei Xu. L'ingegnere cinese, di 33 anni, era stato fermato il 3 luglio 2025 dalla Polizia all'aeroporto di Malpensa. Il fermo era avvenuto su mandato delle autorità statunitensi. L'accusa nei suoi confronti è quella di essere una "spia".
La Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla difesa. Questo rigetto è avvenuto il giorno precedente alla notizia. La difesa si opponeva al provvedimento della Corte d'Appello di Milano. Quest'ultima, il 27 gennaio, aveva già dichiarato l'esistenza delle condizioni per accogliere la richiesta di estradizione.
La decisione finale spetta al Ministero della Giustizia
Ora la palla passa alla sfera politica. Sarà il Ministero della Giustizia a dover prendere la decisione finale. Dovrà valutare se concedere o meno l'autorizzazione definitiva all'estradizione. Questo avverrà dopo l'approvazione da parte della magistratura.
Secondo le indagini condotte dall'FBI, l'uomo avrebbe fatto parte di un gruppo di hacker. Questo team avrebbe sottratto informazioni sensibili. Tra i dati rubati figurerebbero anche informazioni su terapie e vaccini anti-Covid nel 2020.
La difesa contesta l'accusa di spionaggio politico
Gli avvocati difensori, Enrico Giarda e Simona Candido, avevano richiesto il rigetto della domanda di estradizione. La difesa ha sottolineato come gli Stati Uniti contestino al 33enne un reato di natura politica. Hanno inoltre evidenziato il contesto di spionaggio internazionale tra Cina e Stati Uniti.
Il 33enne si è sempre dichiarato innocente. Ha sostenuto di essere vittima di un errore di persona. La difesa ha presentato queste argomentazioni per contrastare la richiesta di estradizione.
La motivazione dei giudici milanesi
I giudici Barbara, Tallarida e Caramellino della Corte di Milano avevano precedentemente motivato la loro decisione. Hanno spiegato che alla condotta contestata di spionaggio non può essere attribuita una valenza certamente politica. In particolare, l'attività di hackeraggio dei server universitari americani, coinvolti nello sviluppo dei vaccini anti-Covid, non appare ispirata da motivazioni politiche.
Piuttosto, tali azioni sembrano guidate da logiche economiche concorrenziali tra potenze globali. L'obiettivo sarebbe stato quello di acquisire informazioni di primario rilievo industriale e scientifico. Il rigetto del ricorso da parte della Suprema Corte è avvenuto il giorno precedente.
L'ingegnere aveva dichiarato: «Tutti i miei dati personali, la mail, i contatti sono rimasti alla società per cui lavoravo quando l'ho lasciata nel 2018. Può essere che un'altra persona abbia utilizzato negli anni successivi il mio pc e la mia utenza».
Questa notizia riguarda anche: