I familiari delle vittime della tragedia di Corinaldo chiedono giustizia dopo la sentenza della Cassazione. Esprimono perplessità sulla pena inflitta al gestore della discoteca e auspicano un'indagine approfondita sulle responsabilità della commissione di vigilanza.
La delusione per la pena inflitta
Fazio Fabini, padre di Emma, una delle giovani decedute, ha espresso il suo rammarico. La sua richiesta è chiara: «Non cerchiamo vendetta, ma giustizia».
Queste parole arrivano dopo il trasferimento di Marco Cecchini, dj e gestore di fatto della discoteca Lanterna Azzurra, in carcere. L'uomo deve scontare una pena di cinque anni e cinque mesi. La condanna riguarda i reati di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose e disastro colposo.
La sentenza è stata emessa dalla Corte di Cassazione. Cecchini è stato condotto ieri sera a Montacuto, provincia di Ancona, dai carabinieri.
Le responsabilità della discoteca
Fabini ha definito «strana» la pena di cinque anni per reati di tale gravità. Tuttavia, ha sottolineato che l'interesse principale non è rivolto a Cecchini. «Noi vogliamo una giustizia vera», ha dichiarato.
I fatti risalgono alla tragica notte tra il 7 e l'8 dicembre 2018. Molte più persone del consentito erano presenti alla Lanterna Azzurra. L'evento prevedeva l'esibizione del trapper Sfera Ebbasta.
Tra i presenti c'erano anche giovani provenienti dal Modenese. Questi individui avrebbero utilizzato spray urticante per creare panico. L'obiettivo era quello di rubare portafogli e collanine.
La dinamica della tragedia
Il caos generato ha spinto le persone a fuggire. Si sono riversate verso l'unica uscita di sicurezza accessibile. Si è creato un pericoloso blocco tra chi cercava di uscire e chi si trovava all'esterno.
La calca ha provocato il crollo delle balaustre dell'uscita 3. Numerosi giovani sono caduti, venendo schiacciati dalla folla. Sei persone persero la vita quella notte.
Tra le vittime, le quattordicenni Asia Nasoni (di Marotta, Pesaro Urbino) ed Emma Fabini (di Senigallia, Ancona). C'erano anche Benedetta Vitali (di Fano, Pesaro Urbino) e Mattia Orlandi (di Frontone, Pesaro Urbino), entrambi quindicenni.
Completano il tragico elenco Daniele Pongetti, sedicenne di Senigallia, e Eleonora Girolimini, di 39 anni, l'unica adulta deceduta.
Indagini sui processi paralleli
I membri della cosiddetta «banda del peperoncino» hanno ricevuto condanne comprese tra i 10 e i 12 anni. Tuttavia, i familiari delle vittime sono interessati anche all'esito di un altro procedimento giudiziario.
Il filone bis riguarda la Commissione di vigilanza sul pubblico spettacolo. Questa commissione aveva autorizzato l'apertura del locale. Si trattava, a tutti gli effetti, di un magazzino agricolo.
«Il problema è chi ha tenuto aperto un locale che doveva essere chiuso», ha affermato Fabini. Ha anche espresso scetticismo riguardo all'accertamento tecnico sulle balaustre dell'uscita 3, disposto dalla Corte d'Appello di Ancona.
«Non è quello l'importante», ha continuato. «Evidentemente la commissione non ha svolto correttamente il proprio lavoro». Le sue parole si sono fatte più dure pensando al possibile esito del processo contro gli amministratori.
«Se non si arriverà a questa condanna, si capirà che la volontà è quella di salvare gli amministratori e mantenere lo status quo di commissioni che tengono aperti locali in modo illecito», ha concluso.
Ha poi posto una domanda che suona come un'accusa: «Non sono abbastanza sei morti? Quanti morti sono importanti per poter avere giustizia? Dieci? Venti?».
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