Un'autopsia a Forlì ha confermato un'embolia gassosa come causa di morte di una paziente in ambulanza. Le indagini si concentrano su un soccorritore sospettato di aver iniettato aria nel sistema venoso.
Embolia gassosa fatale in ambulanza a Forlì
Le indagini sulla morte di una paziente in ambulanza a Forlì hanno fatto un passo avanti. L'esame autoptico ha rivelato la presenza di aria nei vasi polmonari. Questo reperto è considerato una prova inequivocabile di embolia gassosa acuta. Tale condizione si verifica con l'introduzione rapida di aria nel sistema venoso. L'aria può bloccare il flusso sanguigno ai polmoni, causando un collasso.
Nel caso specifico, la vittima era un'anziana di 85 anni. Soffriva già di problemi cardiaci. Per lei, anche una piccola quantità di aria sarebbe potuta essere letale. Le conclusioni degli esperti anatomopatologi sono state chiare. La causa del decesso è stata ricondotta all'introduzione di aria nel suo sistema venoso. L'aria sarebbe stata immessa attraverso il catetere venoso.
Siringa fuori posto e sospetti sul soccorritore
Un elemento chiave emerso dalle indagini riguarda l'accesso venoso. Questo non era stato rimosso dopo il trasferimento della paziente dalle strutture sanitarie. Questo dato, riportato nell'ordinanza di custodia cautelare, rafforza la tesi degli inquirenti. La Procura, guidata dal procuratore capo Enrico Cieri e dal sostituto procuratore Andrea Marchini, sospetta che l'aria venisse iniettata attraverso questi accessi. Il sospettato è un autista soccorritore della Croce Rossa di Forlimpopoli-Bertinoro.
L'ipotesi è che l'uomo, Luca Spada, abbia agito mentre si trovava solo con la paziente nell'ambulanza. La sua collega, alla guida, ha riferito di aver sentito il 27enne parlare con l'anziana. Non ha però udito risposte. L'accusa sostiene che Spada abbia usato una siringa per iniettare aria. Questo avrebbe causato la morte improvvisa. La siringa in questione è stata trovata dalla collega vicino ai binari della barella. Era stata rinvenuta durante le operazioni di pulizia dell'ambulanza.
Altri casi sotto esame a Forlì
L'indagine non si limita al caso dell'85enne. Sono stati eseguiti accertamenti simili per altri cinque casi sospetti. Tuttavia, in assenza di autopsie complete, non è stato possibile escludere cause naturali. Per un musicista 84enne, Vittorio Benini, deceduto nell'ottobre 2025, gli esperti ritengono che la causa del decesso possa essere sia spontanea sia indotta da azioni esterne. Questo quadro si inserisce in un contesto di fragilità clinica.
Anche per altri pazienti, come Vittorio Pesci (81 anni), Edoarda Gasperini (98 anni) e Mario Francesco Scavone (69 anni), il quadro clinico è stato analizzato. Per Mirella Montanari, 77enne deceduta nel febbraio 2025, le consulenti hanno ritenuto plausibile l'iniezione di una quantità di aria non sufficiente a causare un arresto cardiaco. In questo caso, però, si considera anche la possibilità di morte per cause naturali.
Le indagini proseguono per chiarire tutti i dettagli di questi tragici eventi che hanno scosso la comunità di Forlì. La presenza di un accesso venoso non rimosso e il ritrovamento di una siringa fuori posto sono elementi cruciali per gli inquirenti. L'autopsia ha fornito una risposta definitiva per uno dei casi, aprendo la strada a ulteriori sviluppi.