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Diverse associazioni di proprietari e inquilini contestano un nuovo accordo sugli affitti calmierati a Forlì, sostenendo che solo quello del 2017 sia valido. La questione è emersa in consiglio comunale.

Contestazione nuovo accordo affitti calmierati

Un nuovo accordo territoriale sui contratti di locazione concordati ha scatenato un’ondata di proteste. Associazioni di inquilini e proprietari esprimono forte dissenso. La disputa verte sulla validità di un accordo recentemente siglato. Questo nuovo patto è stato sottoscritto da alcune sigle specifiche. Tra queste figurano Assocasa e Feder.casa-Confsal per gli inquilini. Per i proprietari, invece, hanno aderito Confappi, Confabitare e Unioncasa.

La contestazione nasce dal fatto che esiste già un precedente accordo. Questo primo accordo era stato stipulato nel lontano 2017. All’epoca, le firme provenivano da Confedilizia Forlì Cesena e Asppi di Forlì per i proprietari. Per gli inquilini, invece, avevano sottoscritto Sunia, Sicet e Uniat. Anche Ance aveva apposto la propria firma.

Validità accordo del 2017 rivendicata

Confedilizia, attraverso le parole del suo presidente Stefano Senzani, chiarisce la posizione. L’accordo del 2017, nato da un decreto ministeriale, avrebbe esaurito la sua efficacia. Senzani sottolinea che, in assenza di un nuovo decreto governativo, i Comuni non possono autonomamente convocare le parti. La convocazione per la stipula di un nuovo accordo non sarebbe quindi legittima. Il rischio è che si creino accordi non validi.

La preoccupazione espressa da Confedilizia è alta. Si teme che il Comune di Forlì abbia agito in modo improprio. La convocazione sarebbe stata diretta solo ad alcune associazioni. Queste sarebbero quelle firmatarie del cosiddetto “secondo” accordo. Vengono così escluse altre associazioni. Queste ultime sono presenti da tempo e rappresentano storicamente proprietari e inquilini nel territorio. La loro esclusione solleva dubbi sulla correttezza della procedura.

Confusione e ostacolo all'emergenza abitativa

Senzani ribadisce con forza. Se le associazioni hanno raggiunto questo nuovo accordo senza una convocazione ufficiale del Comune, la sua legittimità è ulteriormente compromessa. L’accordo, in questo scenario, non risulterebbe né legittimo né efficace. La presenza di due accordi distinti sullo stesso territorio genera inevitabilmente confusione. Questo disorientamento colpisce direttamente i cittadini. La situazione non favorisce la risoluzione dell’emergenza abitativa. Anzi, rischia di ostacolarla ulteriormente.

Questo scenario è visto come un pericolo. Le associazioni storiche di proprietari e inquilini, firmatarie degli accordi del 2017, hanno sempre lavorato per evitare tale confusione. Anche l’amministrazione comunale, fino ad ora, aveva scongiurato questa possibilità. La coesistenza di due accordi crea un precedente preoccupante.

Richiesta incontro urgente e dibattito in consiglio

Anche i rappresentanti degli inquilini Sicet, Sunia Forlì-Cesena e Uniat di Forlì condividono la posizione. Queste sigle, firmatarie dell’accordo del 2017, hanno inviato una richiesta formale. Chiedono un incontro urgente all’Amministrazione Comunale di Forlì. Ribadiscono con chiarezza che l’unico accordo attualmente in vigore per la determinazione dei canoni è quello sottoscritto il 27 Dicembre 2017. Questo accordo rimarrà valido fino al suo formale rinnovo. La questione è stata anche oggetto di discussione in consiglio comunale.

L’assessora al Welfare, Angelica Sansavini, ha fornito chiarimenti. Ha spiegato che l’accordo è stato consegnato solo il giorno precedente. Ha espresso la necessità di un’analisi approfondita per valutarne la legittimità. L’amministrazione ha ricevuto il documento senza aver tenuto incontri preliminari. L’assessora ha aggiunto che, qualora l’accordo fosse ritenuto legittimo, la sua opinione è favorevole. Avere più interlocutori che facilitano l’offerta di alloggi a canoni calmierati da parte dei privati è considerato positivo.

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