Due fedeli Hare Krishna sono stati assolti in Appello a Bologna. L'accusa era di detenzione di stupefacenti, ma la corte ha riconosciuto l'uso legato al culto religioso.
Assolti in Appello per uso religioso di cannabis
La Corte d'Appello di Bologna ha emesso una sentenza di assoluzione. Riguarda due fedeli appartenenti al movimento Hare Krishna. Erano stati condannati in primo grado. L'accusa era di coltivazione e detenzione di cannabis. La corte ha accolto le argomentazioni difensive. La sostanza sarebbe stata assunta per motivi religiosi.
La decisione ribalta la sentenza del Tribunale di Bologna. La motivazione è che «il fatto non sussiste». La seconda sezione della corte felsinea ha riconosciuto la legittimità dell'uso della sostanza. Questo nell'ambito delle pratiche di culto del dio Shiva.
La vicenda e le indagini sull'eremo
I due uomini, uno dei quali residente a Forlì, vivevano in un eremo isolato. La struttura risale all'Ottocento. Si trova sull'Appennino tosco-romagnolo. L'accesso era difficile, parzialmente percorribile solo con fuoristrada. Il resto del tragitto era a piedi. L'abitazione era priva di allacciamento al gas. Il riscaldamento era garantito dalla legna.
Le indagini erano partite a seguito di una segnalazione. Un escursionista aveva avvertito un forte odore di marijuana. I Carabinieri sono intervenuti sul posto. I due fedeli hanno spontaneamente consegnato la sostanza. Sono state trovate 32 piante di cannabis. C'erano anche circa 48 grammi della stessa sostanza. A questi si aggiungevano poco più di 4 grammi di hashish. Le piante erano coltivate all'aperto. Non erano state adottate misure per occultarle.
La difesa e la sentenza di primo grado
Nel gennaio del 2023, i due erano stati condannati. La pena era di cinque mesi e dieci giorni di reclusione. A ciò si aggiungeva una multa di 800 euro ciascuno. La difesa aveva immediatamente impugnato la sentenza. L'avvocatura ha sostenuto con forza la tesi dell'uso rituale della cannabis. Questo era collegato al culto del dio Shiva. Nell'eremo era presente un altare votivo.
La difesa ha richiamato la libertà religiosa sancita dalla Costituzione. Sono stati evidenziati altri elementi a sostegno della tesi. La coltivazione era rudimentale. Non vi erano elementi riconducibili all'attività di spaccio. Inoltre, il profilo degli imputati era immacolato. Erano incensurati. Erano economicamente autosufficienti. Non avevano contatti con ambienti illegali.
Le motivazioni della sentenza d'Appello
La Corte d'Appello ha accolto le argomentazioni della difesa. La sentenza di primo grado è stata ribaltata. La motivazione principale è il riconoscimento dell'uso della sostanza come pratica religiosa. La corte ha ritenuto che il fatto contestato non costituisse reato. Le motivazioni complete della sentenza saranno depositate entro 60 giorni. Questo chiarirà ulteriormente i dettagli della decisione. La sentenza rappresenta un precedente importante. Riguarda il rapporto tra libertà religiosa e leggi sugli stupefacenti.
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