Verdi e Partito Democratico criticano duramente la commissione d'inchiesta sull'alluvione in Romagna. Le forze politiche accusano l'organismo di negazionismo climatico e di impostare un'indagine pregiudizievole, ignorando le cause scientifiche e le reali necessità del territorio.
Critiche alla commissione d'inchiesta sull'alluvione
Le polemiche politiche non si placano dopo il passaggio della Commissione parlamentare d'inchiesta sul rischio idrogeologico in Romagna. Mentre il centrodestra ha evidenziato un "quadro impietoso" e responsabilità locali, i Verdi di Forlì-Cesena, attraverso i loro esponenti Alessandro Ronchi e Cristina Mengozzi, hanno espresso una ferma contrarietà. Essi sostengono che l'attività della Commissione manchi di adeguate competenze scientifiche. L'obiettivo, secondo i Verdi, sarebbe quello di alimentare una "tesi colpevolista" predefinita. Ignorato, a loro dire, il ruolo centrale della crisi climatica nel determinare tali eventi disastrosi.
I Verdi paragonano l'operato della Commissione a uno schema già visto in passato. Citano, a tal proposito, il governo Berlusconi del 2001. Durante quel periodo, furono istituite diverse commissioni d'inchiesta. L'intento era quello di attribuire alla sinistra ogni colpa e responsabilità. La nota dei Verdi fa riferimento alla famigerata Commissione Mitrokhin. La Commissione attuale, secondo i firmatari, si aggira per la Romagna con un "fare inquisitore".
Viene sottolineato come la Commissione sia accompagnata da un solo geologo. Questo esperto sarebbe vicino ai comitati che accusano la Regione e gli uffici di bacino. Manca, a detta dei Verdi, il supporto di diverse competenze tecniche e scientifiche. Queste sarebbero necessarie per comprendere la complessità del problema. La Commissione, nella visione dei Verdi, intende solo confermare una tesi colpevolista. Questa tesi, a partire dalla visita della presidente Meloni, avrebbe generato solo "polverone", senza fornire soluzioni concrete.
Negazionismo climatico e soluzioni errate
La commissione parlamentare è accusata di essere orientata al "negazionismo climatico". Le sue conclusioni, secondo i Verdi, sarebbero già delineate fin dalla sua istituzione. Questo approccio è considerato "pregiudizievole". La maggioranza che sostiene la Commissione è la stessa che appoggia Trump. Quest'ultimo ha smantellato investimenti e politiche sui cambiamenti climatici. Gli Stati Uniti si sono ritirati dagli accordi di Parigi, definiti una "truffa". La campagna elettorale di questa maggioranza includeva la promessa ai petrolieri "Drill Baby Drill".
Ronchi e Mengozzi criticano anche le soluzioni proposte da alcuni tecnici. Questi ultimi, pur essendo pochi, spacciano come risolutiva l'idea di fare "un po' di pulizia". Si tratterebbe di spazzare gli alberi dagli argini e rialzarli ulteriormente. Questa idea è considerata "non solo sbagliata, ma anche pericolosa". Minimizzare le dimensioni degli eventi del maggio 2023 è un errore. Scaricare le colpe sulla Regione, semplicemente perché di segno politico opposto, non regge su prove scientifiche.
I disastri climatici e il dissesto idrogeologico hanno colpito aree governate da entrambi gli schieramenti politici. Questo dato di fatto dimostra l'insostenibilità dell'approccio colpevolista. La Commissione, secondo i Verdi, non sta affrontando la reale natura del problema. La crisi climatica globale è il vero motore di questi eventi sempre più frequenti e intensi. Le soluzioni proposte devono essere all'altezza della sfida climatica.
Le conclusioni della commissione scientifica
I Verdi contrappongono alle conclusioni della Commissione parlamentare quelle di una commissione scientifica indipendente. Questa era composta da professori universitari di diverse discipline. La commissione scientifica ha esaminato dati sul territorio e dati di pioggia raccolti da Arpae. L'evento di maggio 2023 è stato stimato con una probabilità di accadere ogni 500 anni (tempo di ritorno TR500). La quantità di acqua precipitata in un tempo così ridotto non poteva essere contenuta da bacini fluviali rigidamente artificializzati da tempo.
La variante al Piano di Assetto Idrogeologico (Pai) attualmente in pubblicazione mostra un dato allarmante. Le sezioni di pianura arginate dei fiumi esondati non sono in grado di smaltire portate con un tempo di ritorno di soli 30 anni. Lo stesso documento evidenzia la necessità di realizzare diversi milioni di metri cubi di stoccaggio. Questi dovrebbero essere realizzati in casse di espansione fuori alveo. Le opere dovrebbero essere distribuite lungo tutti i fiumi e lungo le valli a monte della via Emilia.
Nonostante la realizzazione di questi "grandi contenitori", sarà necessario individuare ulteriori aree di allagamento controllato. Queste aree serviranno a far defluire le acque in caso di piene superiori ai limiti fisici del territorio. La variante al Pai fornisce indicazioni precise sull'arretramento degli argini. L'obiettivo è restituire maggiori spazi ai fiumi. Questo intervento è considerato l'unico davvero necessario per ridurre significativamente i rischi, che si ipotizzano crescenti.
Cambiamento climatico e necessità di un approccio scientifico
È innegabile che le piene siano sempre esistite. La pianura padana è per sua natura alluvionale. Si è formata nei millenni grazie ai sedimenti trasportati dalle piene. Tuttavia, occorre prendere atto che il problema vero è la crescente frequenza con cui i fenomeni estremi si ripetono. Il ritmo e l'intensità di questi fenomeni stanno aumentando a causa del cambiamento climatico.
Anche chi sottovaluta le tempeste attuali non ha compreso, o finge di non comprendere, l'origine del problema. È necessario un approccio scientifico serio e plurale. Questo approccio deve essere il meno possibile influenzato da decisioni politicamente preconfezionate o dagli interessi dei grandi poteri economici. Altrimenti, non si otterranno risultati duraturi e significativi. La crisi climatica richiede risposte adeguate e basate su dati scientifici solidi.
Il Partito Democratico: propaganda e quartieri ignorati
Anche il Partito Democratico (PD) di Forlì interviene duramente. I segretari territoriali Enrico Monti e Michele Valli definiscono la visita della Commissione "propaganda". La ritengono un'occasione persa per un confronto istituzionale e con i cittadini. La visita avrebbe potuto rappresentare un momento di grande importanza. Invece, l'operato della Commissione non è apparso ispirato a "modalità corrette".
L'audizione del Comitato vittime del fango e del quartiere Romiti è stata definita doverosa. Tuttavia, appare "incredibile e sconcertante" l'esclusione di tutti gli altri quartieri duramente colpiti. Tra questi, Cava-Villanova, San Benedetto e Villafranca. È particolarmente grave, secondo il PD, che la Commissione abbia svolto parte del sopralluogo proprio a Villanova. Non sono stati nemmeno informati i rappresentanti di quella comunità. Questo dimostra una mancanza di rispetto per le istituzioni locali e per i cittadini.
Altrettanto incomprensibile è la mancata presenza dei tecnici della Regione. Molti sindaci sono stati ascoltati informalmente in un locale privato. Non sono stati ricevuti in una sede istituzionale. Scegliendo di ignorare una parte delle istituzioni, la Commissione ha rinunciato a svolgere un lavoro "di sistema". Questo lavoro è fondamentale per affrontare un problema serio come la difesa dal cambiamento climatico. La sicurezza del territorio è stata derubricata a "occasione di propaganda politica".
Il PD solleva un dubbio sulla coerenza del sindaco Zattini. Egli ha partecipato ai sopralluoghi criticando altri livelli istituzionali. Eppure, la sua Giunta ha recentemente votato un "inaccettabile taglio" ai fondi della Protezione civile per il prossimo triennio. Questa decisione appare in contraddizione con l'attenzione dichiarata per la sicurezza del territorio. La gestione delle risorse per la Protezione civile è cruciale in contesti di rischio idrogeologico elevato.