Uno spettacolo teatrale a Foligno unisce storie di pugili e scazzottatori con la musica blues, esplorando la memoria e la resilienza umana. L'evento supporta associazioni locali.
Un teatro che indaga la condizione umana
Il teatro di Valter Romagnoli non si limita a intrattenere. Esso scava nel profondo, investiga e reinterpreta la realtà. La sua arte non cerca la facile spettacolarità. Si nutre invece di ricordi, esperienze vissute e delle complesse sfaccettature dell'animo umano. Questa è la dimensione che caratterizza il nuovo progetto di Romagnoli.
Regista, attore, drammaturgo e scrittore di rilievo, Romagnoli ha un legame speciale con Foligno. La città umbra torna ad essere centrale nel suo ultimo lavoro teatrale. Il debutto è fissato per domenica 10 maggio, alle ore 17:30. La cornice sarà l'Auditorium San Domenico.
La pièce si intitola “Pugili e Scazzottatori in Blues”. Si preannuncia come un racconto originale e non convenzionale. Lo spettacolo intreccia storie autentiche, echi storici e un'atmosfera musicale suggestiva.
Figure archetipiche tra regole e istinto
Valter Romagnoli, con una solida carriera artistica alle spalle, arricchita dalla collaborazione con maestri come Benno Besson e Alfio Petrini, sceglie ancora una volta un percorso personale. Affida il nucleo dello spettacolo a due figure reali, conosciute direttamente: un pugile e uno scazzottatore. Questi non sono semplici personaggi, ma archetipi universali.
«Nel 1885, a Roma», spiega Valter Romagnoli, «durante scavi vicino alle antiche Terme di Costantino, emerse una statua greca in bronzo: Il pugile a riposo. Quest'opera non celebra la vittoria, ma la fatica, la fragilità, la dignità della sofferenza».
Questa potente immagine, evocata dal regista, diventa la chiave interpretativa dell'intera opera teatrale. Il pugile, infatti, non è solo un atleta. È colui che combatte seguendo delle regole precise. Egli incanala la propria forza in modo controllato.
Lo scazzottatore, invece, appartiene a una sfera differente. «Lo scazzottatore», prosegue il regista, «è quasi sempre pronto a usare la forza fisica. Lo fa per difendere sé stesso, qualcun altro, o persino un'idea, un valore. Mai per motivazioni politiche».
Foligno, un legame viscerale e radici profonde
Questi due mondi si sfiorano e si scontrano. Attraversano una città dell'Italia centrale che potrebbe essere Foligno, ma anche qualsiasi altro luogo. L'autore stesso sottolinea questo aspetto: «Dove accade tutto non è importante. La cornice può essere una qualsiasi città».
Nonostante ciò, nel racconto emerge un forte legame con Foligno. «Il vero folignate ama così tanto la sua città», afferma Romagnoli, «da sacrificare anche qualcosa per essa. La ama come si ama una donna».
Questo sentimento si riflette nella figura di Enrico, lo scazzottatore. Al funerale della madre, egli avverte una nostalgia irresistibile. Decide quindi di lasciare il lavoro fuori città per tornare. Vuole ritrovare amici, atmosfere familiari e le proprie radici.
Attorno a lui e a Nello, un enigmatico pugile peso medio, si muove una galleria di personaggi. Figure come Franco, Renato, Alvaro, Mariolino e Cazzottone popolano la scena. Sono individui apparentemente comuni, «insospettabili». Tuttavia, portano con sé storie profonde, spesso narrate con pudore.
Il blues come linguaggio dell'anima
«Lo scazzottatore», racconta Romagnoli, «nella parte finale della sua vita, parlò senza enfasi, quasi con timidezza, dei suoi costumi, del suo modo di vivere, delle sue emozioni. Tutto questo, ascoltato nel tempo, è tornato alla mente insieme».
È proprio qui che il regista rivendica la libertà del teatro. «Il drammaturgo non è uno storico», dichiara. «Racconta fatti, veri o verosimili, ma si prende la libertà di rileggerli».
Il risultato è una narrazione che si sviluppa su due filoni principali. Intreccia vite e ricordi, senza mai rinunciare a una forte componente emotiva. A sottolineare ogni momento, ogni tensione, ogni silenzio, interviene il blues. Non è una scelta casuale, ma una precisa dichiarazione poetica.
Il blues «struggente, malinconico, agitato e triste», nato tra gli schiavi afroamericani, diventa il tessuto sonoro dello spettacolo. Amplifica il senso di fatica, resistenza e dignità che pervade i protagonisti.
Un progetto corale con finalità solidali
Sul palco, accanto a Romagnoli, ci sarà il bluesman Cristiano Longobardo. Egli avrà il compito di trasformare la musica in un racconto parallelo, in un respiro emotivo.
Dietro questo lavoro c'è un lungo percorso. Due anni dedicati alla scrittura e alla raccolta di testimonianze. Queste sono state selezionate con cura, quasi con metodo da «profiler», come suggerisce lo stesso autore. Temi, storie e atmosfere sono «cresciuti dentro», sedimentandosi fino a trovare una forma teatrale.
La scenografia è curata da Domenico Botti. La parte video e audio è opera di Fabio Petrini. Le luci sono di Francesco Proietti. Non manca un risvolto sociale: il biglietto d'ingresso, fissato a 10 euro, sarà interamente devoluto alle associazioni Persefone Odv e Anteas – Associazione nazionale tutte le età attive per la solidarietà Odv.
Un gesto concreto che rafforza il senso profondo dell'iniziativa. Raccontare uomini, sì, ma anche comunità, valori e fragilità condivise. Perché “Pugili e Scazzottatori in Blues” non è solo uno spettacolo. È un'immersione nelle pieghe meno evidenti dell'esistenza. Dove la lotta non è mai solo fisica, ma diventa memoria, identità e, soprattutto, resistenza.