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Un imprenditore di San Severo ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro il price cap sui carburanti. La misura governativa, secondo lui, penalizza le pompe bianche indipendenti, mettendole fuori mercato e minacciando posti di lavoro.

Protesta contro il price cap sui carburanti

A San Severo, un imprenditore locale ha deciso di intraprendere uno sciopero della fame. Michele Finizio, 61 anni, di Apricena, gestisce una pompa bianca denominata Freeway snc. La sua attività si trova lungo la SS16, al chilometro 655, nel tratto tra San Severo e Foggia.

La decisione è stata comunicata dalla figlia Vittoria, 25 anni. Lei ha spiegato all'ANSA le ragioni che hanno spinto suo padre a questa drastica azione. La protesta è una diretta conseguenza dell'aumento dei prezzi dei carburanti.

«Mio papà non ce la fa più», ha dichiarato Vittoria. «Da 32 anni svolge questo mestiere. Fino al 2015, era gestore di un distributore di carburante in autostrada. Dal 2019 circa, insieme a mia madre, è titolare della pompa bianca nel territorio di San Severo.»

La situazione lavorativa è precaria. L'attività impiega 12 persone, inclusa la figlia del titolare. Esiste un concreto rischio di ricorrere alla cassa integrazione per i dipendenti, come conseguenza della crisi in atto.

Le pompe bianche escluse dal mercato

Michele Finizio ha puntato il dito contro la politica governativa sui carburanti. «Il governo attuale ha imposto un price cap alle grandi società», ha spiegato. «Queste hanno potuto abbassare i costi dei carburanti, avendo le condizioni economiche per farlo.»

Le pompe bianche, invece, si trovano in una posizione di svantaggio. Devono acquistare il carburante a prezzo pieno dalle stesse grandi imprese petrolifere. Questo impedisce loro di essere competitive sul mercato.

«I singoli distributori indipendenti, circa 10mila in Italia con oltre 20.000 dipendenti, sono attualmente fuori dal gioco», ha aggiunto Finizio. La sua denuncia è supportata da un video diffuso sui social media.

Nel filmato, l'imprenditore annuncia lo sciopero della fame ad oltranza. È affiancato da due dipendenti. Chiede un intervento urgente da parte delle istituzioni per risolvere la situazione.

Appello ai ministri e ai leader politici

«Sono qui», dice Finizio nel video, mostrando una sedia vuota. «Chiedo che su quella sedia vengano a sedersi il ministro Urso e il ministro Salvini, competenti per il nostro settore. Voglio illustrare loro i motivi della mia scelta.»

L'appello si estende anche ad altri leader politici. «Invito a questa sedia la segretaria del PD Elly Schlein e il segretario di Azione Carlo Calenda», ha continuato. «Chiedo anche al governatore Decaro di venire qui per ascoltare le ragioni della protesta.»

Finizio definisce la sua battaglia come «una battaglia di libertà e diritto». Critica duramente la misura del price cap. «È una scellerata iniziativa del governo», afferma. «Tiene fuori più della metà della rete di distribuzione. Noi siamo totalmente fuori mercato, è una grave distorsione del mercato.»

La sua protesta mira a sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni sulla difficile condizione delle pompe bianche. Queste realtà, fondamentali per l'occupazione e la concorrenza, rischiano di scomparire a causa di politiche che non tengono conto delle loro specificità.

Le richieste sono chiare: un intervento che garantisca equità e sostenibilità per tutti gli operatori del settore carburanti. La speranza è che la sua azione estrema possa portare a un dialogo costruttivo e a soluzioni concrete.

Le persone hanno chiesto anche:

Perché il price cap sui carburanti penalizza le pompe bianche?
Il price cap imposto alle grandi società petrolifere permette loro di abbassare i prezzi. Le pompe bianche, acquistando a prezzo pieno dalle stesse società, non riescono a offrire prezzi competitivi, rimanendo così escluse dal mercato.

Quante pompe bianche ci sono in Italia e quanti dipendenti impiegano?
In Italia operano circa 10.000 distributori indipendenti (pompe bianche), che danno lavoro a oltre 20.000 persone.

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