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Giovani lavoratori a Foggia affrontano condizioni estreme per guadagni minimi, spesso inferiori ai 600 euro mensili. La precarietà del lavoro da rider emerge con forza, evidenziando la mancanza di tutele e la dipendenza da algoritmi.

Condizioni di lavoro estreme per pochi euro

Adam, un ragazzo di 23 anni, è arrivato in Italia tre anni fa. Da circa sei mesi svolge il mestiere di rider a Foggia. La sua giornata inizia presto e finisce tardi. Percorre circa 60 chilometri ogni giorno con la sua bicicletta elettrica. Effettua circa 12 consegne giornaliere. Il suo guadagno si aggira tra i 30 e i 40 euro al giorno. Lavora dalle 11 alle 15 e poi riprende dalle 18 fino a mezzanotte. Durante l'estate, ha esteso il suo orario di lavoro ben oltre le tre di notte.

La sua storia è condivisa da molti altri. La maggior parte dei circa 40 rider attivi a Foggia sono stranieri. Molti di loro possiedono un regolare permesso di soggiorno. Le condizioni meteorologiche avverse non fermano il loro lavoro. Pioggia, sole o vento, loro devono continuare a pedalare per garantire le consegne.

La lotta per un guadagno dignitoso

Janin, un altro lavoratore di 30 anni, ha vissuto in Italia per cinque anni. Da due anni dedica le sue giornate al lavoro di rider. «Arrivare a fine mese è una vera impresa», confida. A volte, la sua bicicletta si scarica. Questo imprevisto lo rende indisponibile per le consegne. Passa moltissime ore in sella ogni giorno. Il suo obiettivo è riuscire a guadagnare circa 600 euro mensili. Una cifra che considera «poco, troppo poco». Questi soldi bastano a malapena per coprire l'affitto del modesto alloggio in cui vive.

La loro situazione è emblematica. Rappresenta un lavoro che ancora fatica a essere giusto ed equo. Non offre una concreta possibilità di futuro a molte categorie di lavoratori. Questo è quanto sottolinea Francesco Volpicelli, segretario generale del Nidil CGIL di Foggia. «Sono casi simili a quelli di quasi tutti i rider d'Italia», afferma. Lavorano sotto qualsiasi intemperia, senza alcuna garanzia.

La schiavitù algoritmica e la mancanza di tutele

La vita di questi lavoratori è gestita da un algoritmo. I loro contratti sono spesso da autonomi. Gli accordi di collaborazione non offrono sicurezze. Attualmente, ogni consegna frutta circa tre euro. Se durante una consegna il mezzo viene rubato o si rompe, le spese ricadono interamente sul rider. Questa è una situazione «intollerabile», secondo il sindacalista. Il Nidil CGIL denuncia da tempo queste condizioni.

Le problematiche includono paghe basse. Manca la sicurezza necessaria, come pause adeguate o accesso all'acqua. La dipendenza dalle piattaforme digitali è descritta come una vera e propria «schiavitù algoritmica». La mancanza di tutele e la precarietà sono al centro delle rivendicazioni sindacali. Si chiede un maggiore riconoscimento e diritti per questi lavoratori.

Domande frequenti sulla vita dei rider

Qual è il guadagno medio di un rider a Foggia?
I rider a Foggia guadagnano mediamente tra i 30 e i 40 euro al giorno, per un totale mensile che si aggira intorno ai 600 euro, a fronte di lunghe ore di lavoro e condizioni difficili.

Chi paga le riparazioni della bicicletta per i rider?
Le spese per eventuali rotture, furti o danni alla bicicletta sono a carico dei rider stessi, non delle piattaforme per cui lavorano.