Il lungometraggio "La Sobrietà", opera del regista e sceneggiatore Carlo Fenizi, debutta in anteprima su Prime Video. Il film esplora il mondo del cinema attraverso una lente satirica, con un cast d'eccezione.
Foggiano Carlo Fenizi presenta "La Sobrietà"
È dal 27 aprile che il pubblico può accedere all'ultima fatica cinematografica di Carlo Fenizi. Il regista e sceneggiatore, originario di Foggia, ha reso disponibile il suo nuovo film, intitolato ‘La Sobrietà’. La pellicola è distribuita in anteprima assoluta sulla piattaforma di streaming Prime Video. Fenizi, già noto per i suoi precedenti lavori come ‘Effetto Paradosso’ e ‘Istmo’, si conferma un autore eclettico.
La sua nuova opera si posiziona in un territorio ibrido, a cavallo tra il mockumentary e la commedia nera. Il film promette di portare gli spettatori in un viaggio inedito. Verranno svelati i meccanismi interni dell'industria cinematografica. Saranno messe a nudo le manie e le fragilità dei suoi protagonisti.
Dietro le quinte del cinema: tra arte e manipolazione
Il cuore narrativo de ‘La Sobrietà’ ruota attorno a due figure centrali. C'è un'affermata actor coach, esperta nel suo campo. Vi è poi un regista dalla fervida immaginazione. Quest'ultimo decide di intraprendere un progetto ambizioso. L'obiettivo è realizzare un documentario. Lo scopo è smascherare il metodo d'insegnamento della coach. Tale metodo è noto per essere tanto celebre quanto manipolatorio.
Il film si distingue per un cast di rilievo. Gli attori si muovono agilmente tra scenografie colorate. Creano atmosfere che sfiorano l'onirico. Le situazioni narrate sono spesso sopra le righe, accentuando l'effetto comico e satirico. Tra i nomi che compongono il cast spiccano Michele Venitucci e Eva Basteiro-Bertolí. La partecipazione di Antonia San Juan, indimenticabile nel ruolo di Agrado in ‘Tutto su mia madre’, aggiunge prestigio.
Un'altra presenza notevole è quella di Carmen Russo, in una veste inedita per il grande schermo. Si registra inoltre il gradito ritorno al cinema italiano di Amanda Lear. Il talento locale non manca: l'attrice garganica Maria Rosaria Vera è parte del progetto. Il film include anche contributi artistici distintivi, come quelli del gruppo musicale ‘Terranima’ e della musicista Bartira, di origine brasiliana ma radicata a Foggia.
Il significato del titolo e le radici pugliesi
Carlo Fenizi ha offerto una chiave di lettura per il titolo del suo film. «Il titolo del film», ha spiegato il regista, «contraddice in toto ciò che si vede». Ha poi aggiunto una riflessione sulla natura umana: «D’altra parte, noi animali sociali molto spesso parliamo e operiamo in modo diametralmente opposto alle direzioni dei nostri pensieri».
Fenizi sottolinea la presenza di elementi distintivi legati al territorio. «C'è pugliesità e tropicalismo, più effetto che causa», ha affermato. Il regista descrive il suo lavoro come «un manifesto libero e personale», indicando una forte volontà autoriale e un approccio non convenzionale alla narrazione cinematografica.
Sinossi: la verità sul "Metodo Kimba"
La trama segue Rodrigo, un regista dalla fantasia esuberante. Dopo aver subito una battuta d'arresto professionale, incontra Kimba. Questa figura è enigmatica nel panorama cinematografico. Kimba si presenta come preparatrice di attori e direttrice di casting. Ha ideato un metodo di insegnamento controverso. Questo metodo tiene sotto scacco un gruppo di attrici. Esse sono disposte a tutto pur di raggiungere fama e successo.
Le pratiche promosse da Kimba sono descritte come ridicole e manipolatorie. Rodrigo, con il supporto di Cornelio, uno sceneggiatore anch'egli vittima del sistema, decide di agire. L'intento è realizzare un documentario. L'obiettivo è svelare la verità sulla vita di Kimba. Si vuole inoltre esporre tutte le contraddizioni del cosiddetto ‘Metodo Kimba’.
Man mano che le riprese procedono, la narrazione si infittisce. I confini tra chi osserva e chi viene osservato iniziano a sfumare. La linea tra realtà e finzione diventa sempre più labile. La domanda che emerge è profonda: chi sta realmente scrutando chi? Il film gioca con la percezione dello spettatore, invitandolo a interrogarsi sulla natura della verità e della rappresentazione.