L'attivista Leonardo Ferrante lancia un appello a Foggia per affrontare l'eredità dell'omicidio di Francesco Marcone, sottolineando la necessità di "ricucire" il tessuto sociale e istituzionale per un futuro migliore.
Foggia ricorda Francesco Marcone a 31 anni dall'omicidio
Nel giorno che segna il trentunesimo anniversario dell'assassinio di Francesco Marcone, la città di Foggia è chiamata a riflettere. Marcone, direttore dell'Ufficio Registro, fu ucciso il 31 marzo 1995. La sua morte avvenne sulle scale della sua abitazione. Fu vittima di una violenta aggressione. Le ragioni del suo omicidio affondano le radici nelle sue segnalazioni. Aveva denunciato irregolarità legate al suo incarico lavorativo.
In questa data significativa, l'attivista anticorruzione Leonardo Ferrante ha inviato una lettera aperta. Si rivolge direttamente alla comunità di Foggia. Il suo messaggio è un invito a confrontarsi con un passato doloroso. Vuole stimolare un processo di guarigione collettiva.
L'appello di Ferrante: "Foggia non ha ancora ricucito quello strappo"
Leonardo Ferrante descrive l'omicidio di Francesco Marcone come un evento spartiacque. Ha segnato profondamente la storia della città. «Ciascuno di noi è il risultato della propria storia», scrive Ferrante. «Per me, e per la mia città, uno di questi accadimenti ha il nome di Francesco Marcone». Ricorda vividamente il giorno della sua morte. Aveva appena compiuto dieci anni. Sentiva pronunciare quel nome con timore. «Hanno ammazzato Marcone», diceva la gente. Le parole venivano sussurrate. Erano pronunciate con fretta e diffidenza.
L'attivista sottolinea una ferita ancora aperta. «Foggia non ha ancora ricucito lo strappo generatosi quel giorno», afferma. La città, a suo dire, continua a voltare le spalle a una parte cruciale della sua memoria. Ferrante è convinto che Foggia non potrà progredire. Non potrà risollevarsi finché non affronterà questa frattura. La frattura tra chi ha servito lo Stato. E chi è stato tradito. Tra istituzioni a volte distratte. E una cittadinanza rimasta troppo a lungo in silenzio.
«Lo so, fa male sentirselo dire. È scomodo», ammette. Soprattutto per chi non era presente nel 1995. E oggi ne paga le conseguenze. Senza esserne pienamente consapevole. L'attivista respinge l'idea di paragonare le sofferenze. «Non si può indicare qualcun altro per assolvere se stessi», dichiara. La vera pace con la propria identità si raggiunge in altro modo. L'uccisione di Franco, come veniva chiamato Marcone, ha colpito Foggia al cuore. La città potrà risorgere solo sanando quella ferita.
Rigenerare la città attraverso l'azione e la memoria
Leonardo Ferrante propone un percorso di rigenerazione. Questo passa attraverso il ricordo attivo. E la ricostruzione del tessuto sociale. Dimenticare o ignorare la vicenda porterebbe a una «eterna sconfitta». Ma come si può concretamente rigenerare una città? Ferrante, insieme a Daniela Marcone, figlia di Franco, trova una risposta nell'azione. Condividono l'adesione a Libera. L'associazione lotta contro le mafie e la corruzione.
Questa azione è strettamente legata alle storie delle vittime. È un modo per dire «mai più». È un impegno concreto. Mira a costruire un futuro diverso. Un futuro in cui chi denuncia il malaffare non sia isolato. Ma riceva protezione. La protezione della comunità. E del sistema pubblico. È un modo per portare trasparenza. Per illuminare le zone d'ombra. Dove la corruzione prospera.
Ferrante, foggiano di origine, pur avendo vissuto gran parte dei suoi 41 anni fuori città, si sente profondamente legato alle sue radici. È referente di Libera per il settore «Common - Comunità Monitoranti». Questo gruppo si occupa di vigilanza civica. E di promuovere la trasparenza dal basso. Si considera orgogliosamente foggiano. Come Franco. Come Daniela. Come tutti coloro che desiderano «ricucire e resistere».
Un appello corale per il futuro di Foggia
La lettera si conclude con un incitamento. «Forza, Foggia!». Un grido che va oltre il tifo sportivo. È un appello alla forza collettiva. «Forza, foggiane e foggiani. Ricuciamo insieme», esorta Ferrante. L'obiettivo è chiaro: affrontare il passato. Affrontare le responsabilità. Per costruire un futuro più giusto e trasparente. La memoria di Francesco Marcone diventa così un monito. E un motore per il cambiamento. La città è chiamata a rispondere. A superare il silenzio. E a intraprendere un cammino di rigenerazione. Un cammino che parte dalla consapevolezza. E dall'azione congiunta.