Sei persone sono state arrestate a Foggia nell'ambito di un'operazione contro la presunta batteria mafiosa Sinesi-Francavilla. Le indagini rivelano un sistema criminale attivo anche dalla detenzione, con nuove alleanze e investimenti illeciti.
Nuove alleanze criminali emerse dalle carceri
Un presunto sistema criminale ha continuato a operare nonostante i suoi affiliati fossero detenuti. Hanno mantenuto contatti, impartito ordini e investito denaro nell'economia legale. Questo è il quadro delineato dalla Dda di Bari. L'operazione ha portato all'esecuzione di sei misure cautelari. I destinatari sono ritenuti legati alla batteria mafiosa Sinesi-Francavilla della Società Foggiana. Il provvedimento è stato eseguito da Carabinieri e Polizia di Stato. Tra i destinatari figurano due fratelli. Avrebbero ricoperto ruoli di vertice all'interno dell'organizzazione mafiosa.
Continuità operativa e traffici illeciti del clan
L'indagine mira a dimostrare la continuità operativa del clan Sinesi-Francavilla. Questo è avvenuto negli anni successivi ai grandi processi che hanno ridimensionato la mafia foggiana. Secondo gli inquirenti, l'organizzazione avrebbe continuato a esercitare la propria influenza sul territorio. Questo attraverso traffici di droga. Hanno gestito estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti. Hanno anche gestito attività illecite. Ci sono stati tentativi di infiltrazione nell'economia locale. Uno degli aspetti più significativi emersi riguarda l'uso di telefoni cellulari all'interno delle carceri. A uno degli indagati viene contestato l'uso di un'utenza telefonica nel carcere di Tolmezzo nel 2021. Lo scopo era mantenere i collegamenti con il clan. Voleva rafforzare l'alleanza con il gruppo garganico dei Li Bergolis. Questo nonostante la detenzione dei principali esponenti. Le indagini hanno acceso i riflettori su un presunto investimento mafioso nell'edilizia.
Investimenti illeciti nel settore edilizio
Secondo la Dda, circa 600mila euro provenienti da attività illecite sarebbero stati reinvestiti. Questo è avvenuto con la complicità di un imprenditore del Foggiano. L'investimento è avvenuto in un comparto economico strategico. L'operazione ha evidenziato la capacità del clan di rigenerarsi. Hanno dimostrato di poter operare anche in condizioni di detenzione dei propri capi. La rete di contatti e l'uso di strumenti tecnologici hanno permesso di mantenere il controllo. Hanno continuato a gestire affari illeciti e a stringere nuove alleanze. Questo dimostra la pervasività del fenomeno mafioso nel territorio.
Rapporti consolidati con il clan Li Bergolis
Nel fascicolo compaiono anche riferimenti ai rapporti tra la batteria foggiana e il clan Li Bergolis del Gargano. Gli investigatori ritengono che l'alleanza tra i due gruppi sia rimasta solida negli anni. Uno degli arrestati avrebbe tentato di favorire un accordo. L'accordo riguardava la gestione della piazza di spaccio di Vieste. Questo evidenzia la volontà di mantenere e ampliare il controllo sul territorio. Le indagini hanno confermato la persistenza di legami criminali. Questi legami superano le barriere fisiche della detenzione. La Dda di Bari continua a monitorare le attività delle organizzazioni criminali pugliesi. L'obiettivo è smantellare le loro reti e prevenire ulteriori infiltrazioni.