Cronaca

Toscana: 1 giovane su 10 senza scuola o lavoro

18 marzo 2026, 09:25 5 min di lettura
Toscana: 1 giovane su 10 senza scuola o lavoro Immagine da Wikimedia Commons Firenze
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In Toscana, oltre il 13% dei giovani tra 18 e 29 anni non è impegnato in attività scolastiche, lavorative o formative. Nonostante un calo negli ultimi dieci anni, il fenomeno dei NEET rimane una sfida significativa, con differenze di genere e di età marcate. L'abbandono scolastico precoce e le transizioni lavorative complesse rappresentano i principali fattori di rischio.

Giovani inattivi: un problema persistente in Toscana

La regione Toscana affronta una sfida persistente riguardante i giovani inattivi. Oltre un giovane su dieci, precisamente il 13% della fascia d'età compresa tra i 18 e i 29 anni, non è attualmente iscritto a percorsi di studio, non è impiegato e non partecipa a programmi di formazione. Questo gruppo, noto come NEET (Not in Education, Employment, or Training), rappresenta una fetta importante della popolazione giovanile regionale.

Questi dati provengono dall'ultimo rapporto dell'Irpet, l'istituto di ricerca economico-sociale della Toscana. La presentazione è avvenuta a Firenze, presso la sede di Sant’Apollonia. L'evento, intitolato “Talenti in azione”, ha messo in luce la complessità del fenomeno.

Nonostante i progressi registrati, la situazione richiede ancora attenzione. L'inattività giovanile rimane una criticità da affrontare con politiche mirate. L'analisi dell'Irpet fornisce un quadro dettagliato della condizione dei giovani toscani.

Progressi e sfide: il calo dei NEET in Toscana

Negli ultimi dieci anni, la Toscana ha compiuto passi avanti significativi nella riduzione della percentuale di giovani NEET. Si è passati da un preoccupante 22% nel 2015 all'attuale 13% nel 2024. Questo calo, pari a 9 punti percentuali, rappresenta un risultato notevole per la regione.

Questo dato posiziona la Toscana in una situazione più favorevole rispetto alla media nazionale. In Italia, infatti, la percentuale di NEET si attesta ancora al 18%. La regione si allinea quindi alle tendenze osservate nelle aree del centro-nord del paese.

Tuttavia, il numero assoluto di giovani che non sono né studenti né lavoratori rimane elevato. La diminuzione percentuale non deve nascondere la necessità di intervenire. Molti giovani rimangono esclusi dal circuito formativo e lavorativo.

Il rapporto dell'Irpet sottolinea come questo fenomeno sia particolarmente accentuato tra coloro che hanno interrotto precocemente il proprio percorso scolastico. L'abbandono degli studi rappresenta un fattore di rischio determinante per l'inattività futura.

Differenze di genere e età nel fenomeno NEET

L'analisi dell'Irpet rivela significative disparità all'interno della popolazione giovanile inattiva. Una distinzione importante riguarda il genere: le ragazze risultano essere più colpite rispetto ai ragazzi.

La percentuale di NEET tra le giovani donne in Toscana raggiunge il 17%. Al contrario, tra i giovani uomini la cifra si attesta al 10%. Questo divario di genere evidenzia la necessità di politiche differenziate per affrontare le cause specifiche che portano le ragazze all'inattività.

Anche l'età gioca un ruolo cruciale nella probabilità di diventare un NEET. La fascia più giovane, tra i 18 e i 19 anni, presenta una percentuale di inattività dell'8%. Questo valore aumenta progressivamente con l'età, raggiungendo il 16% nella fascia compresa tra i 25 e i 29 anni.

Questi dati suggeriscono che il rischio di inattività aumenta con il passare del tempo, specialmente per coloro che non riescono a trovare un'occupazione o un percorso formativo dopo il termine degli studi obbligatori o superiori.

Fattori di rischio: abbandono scolastico e laureati inattivi

L'abbandono precoce della scuola dell'obbligo emerge come uno dei principali fattori di rischio per l'inclusione sociale e lavorativa dei giovani. Circa la metà dei ragazzi che interrompono gli studi prima del completamento del percorso obbligatorio finisce per rientrare nella categoria dei NEET.

Questo dato è particolarmente allarmante. Indica che la dispersione scolastica non è solo una questione di mancato completamento di un ciclo di studi, ma si traduce direttamente in una condizione di esclusione dal mondo del lavoro e della formazione.

Sorprendentemente, il problema dell'inattività non risparmia nemmeno i giovani con un elevato livello di istruzione. L'analisi dell'Irpet rivela che anche tra i laureati, circa un giovane su dieci rimane inattivo. Questo suggerisce che le cause dell'inattività non sono esclusivamente legate alla mancanza di competenze o titoli di studio.

La ricercatrice Silvia Duranti, intervenuta al convegno, ha sottolineato la difficoltà di raggiungere questi giovani con le politiche pubbliche. «Gli inattivi sono i più difficili da intercettare con le politiche pubbliche», ha affermato la Duranti. Ha inoltre aggiunto che «chi perde lavoro rischia di scivolare rapidamente nella demotivazione e nell’inattività».

Queste dichiarazioni evidenziano la complessità del fenomeno e la necessità di approcci personalizzati. Le transizioni tra scuola e lavoro, o tra un impiego e l'altro, possono diventare momenti critici.

Politiche mirate per l'inserimento giovanile

Il rapporto dell'Irpet dipinge un quadro a doppia faccia per la Toscana. Da un lato, si registrano progressi incoraggianti nella riduzione della percentuale di NEET negli ultimi dieci anni. Dall'altro, la persistenza del fenomeno impone la necessità di rafforzare le strategie di intervento.

Le politiche pubbliche devono essere ulteriormente potenziate per favorire l'inserimento lavorativo e formativo dei giovani più vulnerabili. Particolare attenzione va rivolta a coloro che hanno interrotto prematuramente gli studi o che attraversano periodi di transizione complessi tra il mondo della scuola e quello del lavoro.

È fondamentale sviluppare programmi che non solo offrano opportunità di formazione e impiego, ma che supportino anche i giovani nel superare ostacoli psicologici e sociali. La demotivazione e la perdita di speranza sono rischi concreti per chi si trova in una condizione di inattività prolungata.

L'analisi dell'Irpet, presentata a Firenze, fornisce una base solida per la definizione di nuove strategie. L'obiettivo è garantire che ogni giovane toscano abbia la possibilità di realizzare il proprio potenziale, contribuendo attivamente alla società e all'economia regionale.

La collaborazione tra istituzioni, scuole, centri per l'impiego e imprese sarà cruciale. Solo attraverso un approccio integrato e mirato sarà possibile affrontare efficacemente la sfida dei NEET e costruire un futuro più inclusivo per tutti i giovani della Toscana.

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