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Il marito di Barbara Corvi, scomparsa 17 anni fa, si dichiara disponibile a un test del DNA per confrontarlo con quello trovato su cartoline inviate ai figli. L'uomo sostiene che la moglie sia ancora viva e non vittima di mafia.

Marito offre DNA per indagini sulla scomparsa

Roberto Lo Giudice, coniuge di Barbara Corvi, ha manifestato la sua totale disponibilità per un prelievo di DNA. Questo esame servirebbe a confrontare il suo profilo genetico con quello rinvenuto su alcune cartoline. Le missive, attribuite alla donna scomparsa 17 anni fa, sono state inviate ai loro figli. Le indagini su questo caso sono state recentemente riaperte dalla Procura di Terni.

L'uomo ha rilasciato queste dichiarazioni durante un'intervista con Klaus Davi. Lo Giudice ha sottolineato di aver sempre collaborato con le autorità. «L'ho sempre data in questi 17 anni. A farmi indagare e controllare. Arrestare pure», ha affermato. Ha ribadito la sua piena cooperazione anche in questa fase. «Ho dato la mia massima disponibilità e l'ho data pure oggi», ha aggiunto.

L'uomo, già indagato in passato ma sempre prosciolto, ha espresso la sua convinzione personale. Secondo lui, sua moglie Barbara Corvi non sarebbe morta. «Per me a oggi lei non è morta, assolutamente», ha dichiarato con fermezza.

Cartoline da Firenze: nessuna preoccupazione per il marito

Riguardo alle cartoline provenienti da Firenze e alle possibili implicazioni delle indagini, Roberto Lo Giudice si dichiara sereno. «Sono tranquillissimo», ha ribadito. Ha spiegato che, secondo quanto emerso da riesami e sentenze di Cassazione, in quel periodo lui si trovava ad Amelia. Pertanto, la responsabilità relativa a quelle cartoline non potrebbe essergli imputata.

L'uomo ha indicato che una terza persona potrebbe essere coinvolta. Questa persona avrebbe anche affermato che lui si fosse recato a Firenze o Prato per cercare la moglie. «A questo punto mi viene da pensare che qualcuno abbia voluto impedire a Barbara di ritornare da noi», ha ipotizzato.

Lo Giudice ha negato fermamente di aver scritto lui le cartoline. «Le cartoline non le ho scritte io», ha asserito. Ha definito l'intera vicenda una perdita di tempo e uno spreco di risorse. «Quindi per me è una perdita di tempo, anzi è uno spreco di energie e di soldi», ha concluso.

Nessuna certezza sulla morte: esclusa la mafia

Ribadendo la sua posizione, Roberto Lo Giudice ha insistito sulla sua convinzione che Barbara Corvi sia ancora viva. «Perché pensare che lei sia morta finché non si ha la certezza?», ha domandato retoricamente. Ha escluso categoricamente l'ipotesi di un coinvolgimento della mafia nella scomparsa della moglie. «Io non posso dire che mia moglie è vittima di mafia. Come fa a essere vittima di mafia se mafia non c'è?», ha affermato.

La sua dichiarazione sottolinea la mancanza di prove concrete che supportino l'ipotesi di un omicidio o di un legame con organizzazioni criminali. L'uomo continua a sperare nel ritorno della moglie, basando le sue convinzioni sulla mancanza di certezze riguardo al suo decesso. La sua disponibilità al test del DNA rappresenta un passo significativo nelle indagini riaperte.

Le cartoline rappresentano un elemento cruciale per gli inquirenti. L'analisi del DNA potrebbe fornire risposte decisive sulla loro autenticità e sulla possibile presenza di Barbara Corvi in luoghi diversi da quelli indicati dal marito. La Procura di Terni sta esaminando attentamente ogni dettaglio per far luce su una vicenda che dura da quasi due decenni.

La posizione di Roberto Lo Giudice, pur esprimendo speranza, si scontra con il tempo trascorso e la mancanza di contatti diretti con la moglie. La sua disponibilità al test del DNA è vista come un tentativo di chiarire la sua posizione e contribuire alla ricerca della verità. Le autorità attendono ora gli esiti degli accertamenti per proseguire le indagini.

La vicenda di Barbara Corvi continua a suscitare interrogativi e a tenere viva la speranza di una risoluzione. Le indagini proseguono, con la speranza di fornire risposte ai familiari e alla comunità dopo tanti anni di incertezza. La collaborazione del marito è un elemento chiave in questo complesso puzzle investigativo.

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