Una folla immensa si è riunita a Squinzano per dare l'ultimo addio a Lorena Isceri, vittima di femminicidio. La comunità, insieme a rappresentanti istituzionali, ha partecipato a una cerimonia carica di dolore e riflessione.
Lutto cittadino a Squinzano per Lorena
La comunità di Squinzano si è stretta in un abbraccio commosso per l'estremo saluto a Lorena Isceri. La 45enne, tragicamente scomparsa a Firenze per mano dell'ex compagno, è stata ricordata in una cerimonia funebre partecipatissima. La chiesa Maria Regina e il suo sagrato sono apparsi gremiti di persone.
Molti cittadini hanno voluto presenziare alla celebrazione, dimostrando vicinanza alla famiglia della vittima. Un maxischermo allestito all'esterno ha permesso a chi non trovava posto all'interno di seguire la funzione religiosa. L'affetto della comunità è stato palpabile.
Istituzioni presenti per un messaggio di vicinanza
La partecipazione alle esequie ha visto la presenza di numerose figure istituzionali. Tra queste, il presidente della Provincia di Lecce e circa quaranta sindaci provenienti da diverse località del Salento. I primi cittadini hanno indossato la fascia tricolore, simbolo della loro carica, per manifestare la solidarietà dei rispettivi comuni.
La bara bianca, posizionata davanti all'altare, è stata circondata dall'affetto dei presenti. La vicinanza delle istituzioni ha voluto sottolineare l'importanza di un messaggio unitario contro la violenza e in memoria di Lorena. La sua scomparsa ha scosso profondamente il territorio.
Il messaggio del parroco sull'amore e il possesso
Durante l'omelia, don Vanni Bisconti ha toccato corde profonde, distinguendo nettamente l'amore dal possesso. «C'è una differenza abissale tra l'amore e il possesso», ha affermato il parroco, sottolineando come l'altro non ci appartenga. Il sacerdote ha evidenziato la pericolosità di confondere l'amore con il controllo, la gelosia o la pretesa.
«Se una persona ti dice no, quel no va rispettato», ha proseguito don Bisconti, rivolgendosi in particolare ai giovani. Ha spiegato che la fine di una relazione non implica la perdita di qualcosa di proprio. La persona amata non è un oggetto da possedere o qualcuno da trattenere contro la sua volontà.
Riflessione sociale sul concetto di amore
Il parroco ha invitato a non liquidare l'accaduto come il semplice gesto di un folle. Ha posto l'accento sulla responsabilità collettiva, chiedendo a tutta la società – adulti, educatori, genitori, scuola, media e chiesa – di interrogarsi sui messaggi legati all'amore che vengono trasmessi. «Quale idea dell'amore stiamo infondendo nei nostri ragazzi?» è stata la domanda centrale.
Don Vanni Bisconti ha concluso evidenziando come messaggi confusi, che mischiano amore e possesso, gioia e gelosia, passione e controllo, possano indurre sofferenze devastanti. Ha sottolineato come questi concetti, una volta diventati mentalità diffusa, possano portare a conseguenze tragiche. La cerimonia è stata un momento di profonda riflessione per tutta la comunità presente.