L'attore e cantautore David Riondino è stato salutato da una folla commossa nella Chiesa degli Artisti a Roma. La cerimonia ha riunito familiari, amici e molti volti noti dello spettacolo e della cultura.
L'ultimo saluto a David Riondino
Una grande partecipazione ha caratterizzato l'addio a David Riondino. La cerimonia si è svolta nella Chiesa degli Artisti, situata in Piazza del Popolo a Roma. La salma è giunta sul luogo alle ore 11, accolta da un caloroso applauso. Molti hanno voluto tributare un ultimo omaggio all'artista, scomparso all'età di 73 anni nel suo appartamento romano.
Il sacerdote, Guidalberto Bormolini, ha aperto il rito con parole di commiato, definendo Riondino «un grande sognatore di bene». Ha ricordato la sua prontezza nell'accettare il destino, affermando che l'artista si sentiva «pronto» per il suo ultimo viaggio. La sua spiritualità libera e il suo candore sono stati evidenziati durante l'omelia.
Artisti e personalità presenti
Numerosi amici e colleghi hanno voluto essere presenti per l'ultimo saluto. Tra i primi banchi sedevano la moglie Giovanna e la figlia Giada. Era presente anche Sabina Guzzanti, compagna di Riondino per molti anni. Non sono mancati Stefano Bollani con la moglie Valentina Cenni, oltre a Corrado Guzzanti e Nichi Vendola.
La lista dei volti noti prosegue con Vincenzo Salemme e Luigi Manconi. Al termine della cerimonia, Paolo Hendel ha letto la preghiera degli artisti. Ha condiviso un ricordo personale, menzionando una canzone inviata da Riondino pochi giorni prima del decesso, intitolata «Ballata per la morte del padre».
La vita e l'arte di David Riondino
Nato a Firenze il 10 giugno 1952, Riondino ha coltivato la sua passione per la parola e la musica fin da giovane. Cresciuto in un ambiente legato alle case del popolo, ha fondato nei primi anni Settanta il Collettivo Victor Jara. Questo gruppo era dedicato al teatro, alla musica e all'animazione, ispirato al cantautore cileno.
Con il collettivo ha pubblicato due dischi: «Collettivo Victor Jara» (1974) e «Non vi mettete a spingere» (1975). La sua carriera artistica è fiorita negli anni Settanta, tra cene popolari e sfide in ottava rima. In quel periodo, si confrontava in gare poetiche con artisti del calibro di Roberto Benigni e Francesco Guccini.
Il suo primo album solista, «David Riondino», è uscito nel 1979. Ha poi proseguito con altri lavori discografici, tra cui «Boulevard» (1980) e «Tango dei Miracoli» (1986). Canzoni come «Maracaibo» (1981) e la sigla della sitcom «Zanzibar», «Africa», hanno raggiunto un vasto pubblico.
Versatilità artistica
La sua attività si è estesa anche alla satira, con collaborazioni su riviste come «Tango», «Cuore» e «Linus». Negli anni Ottanta, Riondino ha debuttato in televisione, creando personaggi come Joao Mesquinho nel «Maurizio Costanzo Show». Ha anche condotto il programma televisivo sui libri «A tutto volume».
Il teatro è stato un altro palcoscenico importante. Ha lavorato con Paolo Rossi e Sabina Guzzanti. Dal 1997, ha intrapreso una lunga collaborazione con Dario Vergassola, portando in scena spettacoli che riscoprivano la poesia narrativa.
Riondino ha anche lasciato il segno nel cinema, partecipando a film come «Maledetti vi amerò» e «La notte di San Lorenzo». Ha prestato la sua voce narrante per «Amici miei - Come tutto ebbe inizio» (2011). Nel 1997 ha diretto il film «Cuba Libre, velocipedi ai Tropici» e diversi documentari.
Tra le sue pubblicazioni letterarie figurano «Rombi e Milonghe» (1986), «Sgurz» (1994) e «Il Trombettiere» (2016). Negli ultimi anni, ha fondato l’Accademia dell’Ottava, dedicata al recupero della poesia improvvisata, e la Scuola dei Giullari.
La sua arte era caratterizzata dallo «sgurz», l'improvvisa scintilla creativa. Riondino si definiva un giullare, capace di unire divertimento e una sottile malinconia. La sua eredità artistica continua a ispirare.
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