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Una targa commemora Dante Nocentini, giornalista che nel 1966 diede l'allarme nazionale per l'alluvione di Firenze. L'iniziativa del Comune, dell'Ordine dei Giornalisti e dell'Associazione Stampa Toscana.

Ricordo del cronista dell'alluvione

La città di Firenze ha reso omaggio a Dante Nocentini. È stata scoperta una targa in sua memoria. Nocentini fu caporedattore di ANSA Toscana e Umbria. Fu tra i primi a diffondere la notizia dell'alluvione del 1966. L'evento si è tenuto oggi. L'iniziativa è del Comune di Firenze. Hanno collaborato l'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Presente anche l'Associazione stampa Toscana (Ast). La targa si trova in via de' Pucci. Lì sorgeva la sede dell'agenzia di stampa.

L'allarme lanciato all'alba

Il 4 novembre 1966, all'alba, Dante Nocentini lanciò l'allarme a livello nazionale. Utilizzò la telescrivente. Comunicò che l'Arno aveva tracimato a monte. L'evento accadde nel Valdarno. La piena del fiume stava avanzando verso Firenze. Nel capoluogo toscano, il fiume iniziò a straripare poco prima delle 5 del mattino. Per tutta la notte, Nocentini percorse i lungarni. Osservava l'innalzamento del livello dell'acqua. Si fermò in lungarno Acciaiuoli. Lì si trova la Biblioteca Nazionale. Fu proprio in quel punto che l'Arno iniziò a tracimare. Era ancora buio quando Nocentini si mosse. Corse verso piazza Santa Croce. L'acqua iniziava a sommergere le strade. Raggiunse la redazione. Diede la prima, drammatica notizia. Alle 9:45, però, la situazione precipitò. La corrente elettrica venne a mancare in quasi tutta la città. Le linee telefoniche andarono in tilt. Di conseguenza, anche le telescriventi dell'ANSA smisero di funzionare. Nocentini lasciò la redazione. Si recò in piazza San Marco. Cercò assistenza presso il Comando Militare della Regione. Da lì, riuscì a riprendere la trasmissione delle notizie. Utilizzò un ponte radio militare per comunicare con Roma. La sua prontezza fu cruciale per informare il paese.

La cerimonia e le testimonianze

Alla cerimonia di scopertura della targa erano presenti diverse personalità. C'era la sindaca Sara Funaro. Presente anche Giampaolo Marchini, presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Non mancava Sandro Bennucci, presidente dell'Assostampa. Erano presenti i familiari di Dante Nocentini. C'erano anche ex colleghi del giornalista. Tra loro, Gino Capacci. Era uno dei poligrafici che lavoravano a Firenze all'epoca. Capacci rimase bloccato per tutta la notte nella redazione di via de' Pucci. L'acqua e il fango avevano raggiunto un'altezza di oltre un metro. «Temendo la piena, ero andato a spostare l'auto», ha ricordato Capacci. «Quando tornai in redazione, l'acqua stava iniziando a salire nelle strade. Pensai di andare via come gli altri. Poi decisi di non lasciare la redazione vuota. Rimasi bloccato fino alla mattina del giorno dopo, quando l'acqua era calata». Ha aggiunto: «Mi ero comprato dei panini. Poi passai la notte ospite in casa della famiglia che abitava sopra la sede». La sua testimonianza offre uno spaccato vivido di quei momenti drammatici.

L'alluvione del 1966 a Firenze

L'alluvione che colpì Firenze il 4 novembre 1966 fu un evento catastrofico. L'Arno invase la città. L'acqua raggiunse altezze impressionanti. In alcune strade, il livello superò i 5 metri. Purtroppo, si registrarono 36 vittime. La forza distruttrice dell'acqua causò danni inestimabili al patrimonio artistico e culturale. La Biblioteca Nazionale fu tra i luoghi maggiormente colpiti. Migliaia di libri e manoscritti andarono perduti o gravemente danneggiati. Musei, chiese e palazzi storici subirono ingenti danni. La mobilitazione nazionale e internazionale fu imponente. Volontari da tutto il mondo accorsero a Firenze per aiutare nelle operazioni di salvataggio e pulizia. L'evento è rimasto impresso nella memoria collettiva. Ha segnato profondamente la città e i suoi abitanti. La figura di Dante Nocentini rappresenta il coraggio e la dedizione del giornalismo in momenti di crisi. La sua azione permise di informare tempestivamente il Paese.

Il ruolo del giornalismo in emergenza

La figura di Dante Nocentini sottolinea l'importanza del giornalismo di cronaca. Soprattutto in situazioni di emergenza. La sua tempestività nel dare l'allarme fu fondamentale. Permise di attivare i soccorsi e di informare la popolazione. Nonostante le difficoltà tecniche, come la mancanza di corrente e il malfunzionamento delle telescriventi, Nocentini non si arrese. Trovò soluzioni alternative, come il ponte radio militare. Questo dimostra la resilienza e l'ingegno dei professionisti dell'informazione. L'episodio evidenzia anche la vulnerabilità delle infrastrutture in caso di calamità naturali. La sede dell'ANSA in via de' Pucci fu gravemente colpita. L'acqua e il fango resero inagibile la redazione. La testimonianza di Gino Capacci aggiunge un ulteriore livello di drammaticità. La sua scelta di rimanere in redazione, nonostante il pericolo, testimonia un forte senso di responsabilità. La targa dedicata a Nocentini non è solo un omaggio a un singolo professionista. È un riconoscimento al valore del giornalismo come servizio pubblico. Un servizio che informa, allerta e documenta la storia, anche nei momenti più bui.

Firenze: una città resiliente

Firenze ha dimostrato nel tempo una notevole capacità di resilienza. L'alluvione del 1966 è stata una ferita profonda. Ma la città ha saputo rialzarsi. Ha ricostruito e restaurato il suo inestimabile patrimonio. La memoria di quegli eventi è ancora viva. Serve da monito e da stimolo per la prevenzione. La dedica a Dante Nocentini si inserisce in questo contesto. Ricorda non solo la tragedia, ma anche l'eroismo e la professionalità che emersero in quei giorni. La targa in via de' Pucci è un punto di riferimento. Un luogo dove fermarsi a riflettere sulla forza della natura e sulla capacità umana di affrontarla. L'iniziativa del Comune, dell'Ordine dei Giornalisti e dell'Associazione stampa Toscana rafforza il legame tra la città e la sua storia. Sottolinea il ruolo cruciale dell'informazione nel raccontare e preservare la memoria storica. La figura di Nocentini diventa un simbolo per le future generazioni di giornalisti. Un esempio di dedizione e coraggio nel fare informazione.