Una targa è stata scoperta a Firenze per onorare Dante Nocentini, giornalista che per primo diede l'allarme sull'alluvione del 1966. La cerimonia si è svolta oggi alla presenza delle autorità cittadine e dei rappresentanti dell'Ordine dei Giornalisti.
Ricordo del cronista dell'Arno
La città di Firenze ha reso omaggio alla figura di Dante Nocentini. È stata inaugurata una targa commemorativa in sua memoria. Nocentini, giornalista scomparso nel 1995, fu caporedattore di ANSA Toscana e Umbria. Viene ricordato come uno dei primi a diffondere la notizia dell'alluvione che colpì duramente il capoluogo toscano nel 1966. L'iniziativa è stata promossa congiuntamente dal Comune di Firenze. Hanno collaborato anche l'Ordine dei Giornalisti della Toscana e l'Associazione Stampa Toscana (Ast). La cerimonia si è tenuta oggi, 2 novembre 2026. La targa è stata apposta in via de' Pucci. Questa strada ospitava all'epoca la sede dell'agenzia di stampa.
L'evento ha sottolineato il ruolo cruciale del giornalismo in momenti di emergenza. La figura di Nocentini rappresenta un esempio di dedizione e prontezza. La sua azione permise di informare tempestivamente il Paese. Questo contribuì a mobilitare soccorsi e a diffondere consapevolezza sul disastro.
L'allarme lanciato all'alba
La mattina del 4 novembre 1966 segnò l'inizio di una tragedia per Firenze. Dante Nocentini si trovò in prima linea nel dare l'allarme a livello nazionale. Utilizzando la telescrivente, comunicò che il fiume Arno aveva tracimato. L'evento si verificò a monte, nella zona del Valdarno. La piena del fiume era in rapida avanzata verso la città. Poco prima delle 5 del mattino, l'Arno iniziò a straripare nel capoluogo fiorentino. Le acque iniziarono a sommergere le strade e le aree circostanti.
Per tutta la notte, Nocentini monitorò la situazione. Si spostava lungo i lungarni, osservando l'innalzamento del livello dell'acqua. La sua attenzione si concentrò in lungarno Acciaiuoli. Proprio lì, vicino alla Biblioteca Nazionale, il fiume mostrò i primi segni di tracimazione. Era ancora buio quando Nocentini decise di agire con urgenza. Corse verso piazza Santa Croce. L'acqua lo inseguiva, coprendo progressivamente il selciato.
Una volta raggiunto l'ufficio, Nocentini diede la prima, drammatica notizia. La sua tempestività fu fondamentale. Tuttavia, la situazione divenne critica alle 9:45. La corrente elettrica venne a mancare in quasi tutta la città. Questo causò il blocco delle linee telefoniche. Di conseguenza, anche le telescriventi dell'ANSA smisero di funzionare. L'informazione rischiò di essere interrotta proprio nel momento di massima necessità.
Resilienza e comunicazione d'emergenza
Di fronte al blackout generale, Dante Nocentini non si arrese. Lasciò la redazione di via de' Pucci. Si diresse verso piazza San Marco. Qui cercò assistenza presso il Comando Militare della Regione. Grazie a un ponte radio militare, riuscì a riprendere la trasmissione delle notizie verso Roma. Questa azione dimostrò la sua straordinaria determinazione. La sua capacità di adattamento fu essenziale per mantenere attivo il flusso informativo.
La sua resilienza permise di continuare a documentare gli eventi. Le notizie raggiunsero così la sede centrale dell'ANSA. Questo garantì che l'alluvione di Firenze fosse conosciuta in tutta Italia e all'estero. La sua opera fu cruciale per coordinare gli sforzi di soccorso. La sua dedizione è un monito sull'importanza del ruolo dei giornalisti. Essi sono testimoni e cronisti nei momenti più difficili per una comunità.
Alla cerimonia di scopertura della targa hanno partecipato figure di spicco. Erano presenti la sindaca di Firenze, Sara Funaro. C'erano anche Giampaolo Marchini, presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Presente pure Sandro Bennucci, presidente dell'Assostampa. Non sono mancati i familiari di Nocentini e molti suoi ex colleghi. Tra questi, Gino Capacci. Capacci era uno dei poligrafici che lavoravano a Firenze nel 1966. Raccontò la sua esperienza di quella notte.
Testimonianze dalla redazione allagata
Gino Capacci ha condiviso un ricordo vivido di quella notte terribile. Temendo l'avanzata della piena, si era recato a spostare la sua automobile. Al suo ritorno in redazione, notò che l'acqua stava iniziando a invadere le strade. Inizialmente pensò di allontanarsi, come avevano fatto altri colleghi. Tuttavia, decise di rimanere. Non voleva lasciare la redazione completamente vuota. Questa scelta lo portò a rimanere bloccato fino alla mattina seguente.
Quando l'acqua iniziò a ritirarsi, la situazione era ancora critica. Il fango e i detriti avevano raggiunto un'altezza considerevole. In via de' Pucci, l'acqua e il fango superarono il metro di altezza. Capacci trascorse la notte nella redazione allagata. Si era procurato dei panini per sopravvivere. Alla fine, trovò ospitalità presso una famiglia che abitava al piano superiore della sede dell'agenzia. La loro generosità gli permise di superare le ore più difficili.
La sua testimonianza aggiunge un ulteriore livello di drammaticità. Sottolinea le difficoltà affrontate dai lavoratori. Essi operavano in condizioni estreme per garantire l'informazione. La loro presenza in redazione, nonostante i pericoli, fu un atto di grande professionalità. La targa dedicata a Dante Nocentini non ricorda solo lui. Celebra anche il coraggio e la dedizione di tutti coloro che, come Capacci, hanno contribuito a superare quella catastrofe.
L'alluvione del 4 novembre 1966 causò danni incalcolabili a Firenze. In alcune zone, l'acqua raggiunse i 5 metri di altezza. Purtroppo, si registrarono anche 36 vittime. L'evento ha segnato profondamente la storia della città. Ha portato a una maggiore consapevolezza sui rischi idrogeologici. Ha stimolato interventi per la messa in sicurezza del territorio. La memoria di quegli eventi e delle persone che li hanno vissuti è fondamentale. Serve a non dimenticare e a rafforzare la prevenzione.