Cronaca

Firenze: rider in piazza per turni massacranti

16 marzo 2026, 17:55 2 min di lettura
Firenze: rider in piazza per turni massacranti Immagine generata con AI Firenze
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Mobilitazione dei rider a Firenze

Una delegazione di rider ha manifestato in piazza Adua a Firenze, partecipando a un'assemblea-presidio organizzata nell'ambito della giornata di mobilitazione nazionale promossa dalla Cgil. I lavoratori hanno esposto cartelli con slogan come «Il lavoro è dignità» e «Basta cottimo, basta sfruttamento», evidenziando le difficili condizioni lavorative.

I partecipanti hanno sottolineato come i guadagni siano insufficienti a coprire le spese essenziali. Molti dichiarano di lavorare dieci ore al giorno, percependo circa 1000 euro mensili, dai quali devono detrarre tasse, affitto, cibo e spese mediche, dato che le aziende non offrono alcuna copertura.

Condizioni di lavoro precarie

Le testimonianze raccolte evidenziano una realtà lavorativa complessa. Alcuni rider, come Mohamed, descrivono situazioni abitative precarie, con 600 euro di affitto per una stanza condivisa da otto persone. Altri, come Oliur, lamentano la necessità di guadagnare di più per far fronte alle spese familiari e ai costi dei trasporti.

La stagionalità del lavoro è un altro problema: i mesi di gennaio e febbraio, così come l'estate, registrano un calo delle richieste, riducendo ulteriormente le opportunità di guadagno. Le lunghe distanze per le consegne, spesso poco remunerate, aggravano la situazione.

Richieste sindacali e sfruttamento digitale

La Nidil Cgil Firenze, rappresentata da Giulia Tagliaferri, ha fatto il punto sulla situazione, ribadendo le richieste dei rider: maggiore sicurezza, retribuzioni più elevate e tutele per malattia, maternità e paternità, equiparabili a quelle di un impiego tradizionale.

Viene evidenziato come, nonostante siano formalmente lavoratori autonomi, i rider siano di fatto controllati da algoritmi, configurando una forma di sfruttamento digitale. L'indagine della procura di Milano su aziende come Glovo e Deliveroo, sottoposte a controllo giudiziario, getta luce su questo fenomeno, definito anche «caporalato digitale», soprattutto nei confronti dei lavoratori stranieri.

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