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Una nuova esposizione a Firenze celebra il sessantesimo anniversario dell'alluvione del 1966, focalizzandosi sul monumentale sforzo di recupero dell'Archivio di Stato. L'evento, intitolato 'Ri-emergere 1966-2066', mette in luce la resilienza della città e l'importanza della conservazione del patrimonio documentale.

L'alluvione e il patrimonio sommerso

Nel novembre del 1966, Firenze fu devastata da un'alluvione senza precedenti. Le acque limacciose del fiume Arno invasero strade e palazzi, causando danni incalcolabili. Tra i luoghi più colpiti vi fu l'Archivio di Stato, allora situato all'interno degli Uffizi. La furia dell'acqua sommerse migliaia di documenti storici, mettendo a rischio la memoria della città e dell'intera nazione.

Circa 75.000 unità documentarie furono investite dal fango e dall'acqua. Si trattava di un patrimonio inestimabile, costituito da manoscritti, registri, mappe e atti che narravano secoli di storia fiorentina e italiana. Il rischio di perdita totale era concreto, e con esso la cancellazione di una parte fondamentale dell'identità culturale.

L'evento catastrofico non colpì solo i beni materiali, ma segnò profondamente la comunità. La solidarietà nazionale e internazionale si mobilitò, ma la sfida del recupero fu titanica. La vastità del danno richiedeva un impegno straordinario e un piano di azione coordinato per salvare il salvabile.

La mostra 'Ri-emergere 1966-2066'

Per commemorare questo evento e celebrare l'incredibile lavoro di recupero, è stata inaugurata la mostra 'Ri-emergere 1966-2066. L'Alluvione di Firenze: memoria, ricerca e futuro'. L'esposizione si tiene presso l'Archivio di Stato di Firenze e rappresenta un'iniziativa promossa in collaborazione con la Fondazione Cr Firenze. L'obiettivo è duplice: ricordare la tragedia e, soprattutto, evidenziare l'impegno continuo nella conservazione e valorizzazione del patrimonio documentale.

La mostra è strutturata in sei sezioni, ognuna delle quali prende il nome da un verbo chiave: ricordare, cooperare, ricostruire, tutelare, riconoscere e connettere. Questo approccio tematico permette di esplorare le diverse sfaccettature dell'evento e del suo impatto a lungo termine. Attraverso un sapiente intreccio di voci, suoni e immagini, i visitatori vengono trasportati indietro nel tempo.

Le testimonianze dei cittadini, rielaborate in chiave contemporanea, si fondono con documenti inediti e fotografie d'epoca. Queste narrazioni di vita quotidiana e di impegno collettivo creano un ponte tra la memoria storica della città e la sua realtà presente. La mostra non è solo un omaggio al passato, ma un invito a riflettere sul valore della memoria e sulla necessità di preservarla per le generazioni future.

Il lavoro di salvataggio e restauro

La mostra dedica ampio spazio al racconto della corsa contro il tempo che seguì l'alluvione. Vennero organizzati interventi di salvataggio d'emergenza per trasferire i materiali più a rischio in luoghi sicuri. La messa a punto di tecniche innovative per l'asciugatura e il restauro dei documenti danneggiati fu fondamentale.

Un esempio tangibile di questo sforzo è rappresentato dalle 13.000 schede di riconoscimento e restauro esposte. Questi documenti testimoniano la meticolosità e la dedizione degli addetti ai lavori, che hanno lavorato incessantemente per salvare ogni singola opera. La continuità di queste attività di recupero dimostra un impegno che non si è mai interrotto nei sessant'anni trascorsi.

La direttrice dell'Archivio di Stato di Firenze, Paola D'Orsi, ha sottolineato come la mostra non sia un semplice evento commemorativo. «L'alluvione ha segnato per l'Archivio l'inizio di un impegno che non si è mai interrotto», ha dichiarato. «Ri-emergere restituisce, con un linguaggio tutto contemporaneo, questi 60 anni di lavoro sulla documentazione alluvionata». Le sue parole evidenziano la visione proattiva dell'istituzione.

La memoria come identità cittadina

Il presidente della Fondazione Cr Firenze, Bernabò Bocca, ha definito il progetto «un'iniziativa che restituisce alla comunità un ruolo attivo nella costruzione della memoria collettiva». Questo aspetto partecipativo è cruciale: la memoria non è un archivio statico, ma un processo dinamico che coinvolge attivamente i cittadini.

Carlo Sisi, membro del consiglio di amministrazione della Fondazione, ha aggiunto che «attraverso la memoria la città può riconquistare con un pensiero retrospettivo la propria identità». In un'epoca in cui le città rischiano di diventare «non luoghi», la conservazione della memoria storica diventa uno strumento essenziale per rafforzare il senso di appartenenza e l'identità culturale. La mostra si propone quindi come un catalizzatore per questa riflessione.

Oltre al percorso espositivo principale, la mostra offre una serie di attività collaterali. Sono previste visite guidate all'Archivio, percorsi didattici specifici per le scuole, convegni e incontri tematici. Questi eventi approfondiranno argomenti cruciali come le tecniche di restauro, la tutela del patrimonio culturale e le sfide future legate alla conservazione dei documenti.

Le video-testimonianze raccolte durante i laboratori organizzati lo scorso giugno, e che sono parte integrante del percorso espositivo, saranno protagoniste anche della performance 'Non saprei nulla se', in programma dal 5 al 7 novembre. Questo evento promette di offrire un'ulteriore prospettiva emotiva e artistica sull'esperienza dell'alluvione e del suo superamento.

La mostra, inaugurata oggi, resterà aperta al pubblico fino al 5 febbraio 2027. L'iniziativa rappresenta un'occasione imperdibile per comprendere la portata della catastrofe del 1966 e ammirare la resilienza e la dedizione che hanno permesso a Firenze di preservare una parte così significativa della sua storia.