La casa editrice Olschki festeggia 140 anni con un evento a Firenze. La cultura viene definita un antidoto essenziale contro i conflitti bellici, sottolineando il valore civile e identitario dell'editoria.
Celebrazione a Palazzo Vecchio per Olschki
Un importante evento si è tenuto a Palazzo Vecchio. La giornata ha celebrato i 140 anni della casa editrice Olschki. L'iniziativa è stata intitolata 'Olschki. Un viaggio nel patrimonio editoriale 1886-2026'. È stato presentato anche un volume speciale per l'anniversario. Il legame tra la casa editrice e la città è molto profondo. Firenze è stata scelta dalla Olschki in due momenti cruciali della sua storia. Questo rafforza ulteriormente il legame con il capoluogo toscano.
La storia di Olschki e Firenze
La prima scelta di Firenze avvenne nel 1897. Questo accadde solo un anno dopo la fondazione dell'azienda. Il trasferimento fu voluto da Leone Samuele Olschki. Egli era figlio di un tipografo ebreo proveniente dalla Prussia orientale. Firenze offrì al fondatore il contesto ideale. Permise di unire antiquariato, editoria e relazioni internazionali. Il legame con Firenze si rafforzò ulteriormente prima e durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1938, a causa delle leggi razziali, l'azienda fu costretta a censurare il proprio nome. Il marchio storico sopravvisse sotto la sigla forzata di Bibliopolis. Leo Olschki morì nel 1940. La guerra distrusse gran parte di quanto era stato costruito. Nonostante ciò, Aldo Olschki, figlio di Leo, decise di ripartire proprio da Firenze. La scelta di ricostruire l'attività nella città fu fondamentale.
La cultura come antidoto e futuro
Daniele Olschki, rappresentante della quarta generazione della famiglia, ha dichiarato: «Quando si raggiunge un obiettivo, bisogna guardare indietro e pensare a tutti i passaggi che abbiamo dovuto superare in grandi difficoltà ma al tempo stesso guardare avanti». Ha aggiunto che la sfida futura sarà affidata alla quinta generazione. «La sfida nuova sarà affidata alla quinta generazione, di mio figlio Gherardo, e che avrà delle connotazioni diverse». Per Olschki, «la cultura è un antidoto alle guerre». È «il primo mattone che deve sostenere la democrazia in un momento in cui le democrazie di tutto il mondo stanno scricchiolando». Gherardo Olschki ha sottolineato l'importanza di puntare sul simbolo. «Il libro è molto più di una parentesi intellettuale, è una parentesi sensoriale». Questo sottolinea il valore profondo e non solo accademico del libro.
Il valore civile e comune dell'editoria
Tra gli interventi, quello di padre Bernardo Gianni, abate dell'Abbazia di San Miniato al Monte. Egli ha affermato: «Bisogna avere il coraggio di dire che queste imprese sono da sostenere nell'orizzonte di quel bene comune che impegna un popolo a valorizzare ciò che è una alternativa a quella del profitto». L'assessore alla Cultura del Comune di Firenze, Giovanni Bettarini, ha ribadito un concetto importante. Ha sottolineato che «oggi la cultura, ancor più di prima, riveste un valore civile e identitario fortissimo». Questo evidenzia il ruolo cruciale dell'editoria per la società contemporanea.