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La perizia genetica sulle cartoline spedite da Firenze dopo la scomparsa di Barbara Corvi non ha trovato tracce di DNA utili alle indagini. L'esito negativo complica la ricerca di risposte sulla vicenda.

Nuovi risultati dall'analisi genetica

Le indagini sul caso di Barbara Corvi registrano un nuovo, importante aggiornamento. Le analisi genetiche condotte sui francobolli di due cartoline spedite da Firenze non hanno portato a risultati significativi. Queste missive erano state inviate ai familiari pochi giorni dopo la scomparsa della donna, avvenuta il 27 ottobre 2009 a Montecampano di Amelia. La 35enne svanì nel nulla, lasciando un vuoto e molti interrogativi.

La perizia genetica era stata disposta dal giudice per le indagini preliminari di Terni, Barbara Di Giovannantonio. L'obiettivo era chiaro: verificare la presenza di profili genetici sui francobolli. Questi potrebbero essere stati confrontati con quelli delle persone coinvolte nell'inchiesta. L'accertamento scientifico è stato affidato alla genetista forense Loredana Buscemi. La professionista opera presso l'azienda ospedaliera universitaria delle Marche.

L'udienza per la presentazione ufficiale dei risultati è stata fissata per il 5 novembre. La procura di Terni, rappresentata dai pubblici ministeri Marco Stramaglia ed Elena Neri, aveva puntato molto su questo esame. La speranza era di trovare elementi utili a ricostruire gli eventi.

Le cartoline e le perizie precedenti

Le due cartoline in questione erano giunte ai figli e ai familiari di Barbara Corvi nei giorni immediatamente successivi alla sua scomparsa. Su di esse figurava la firma della donna. Tuttavia, precedenti perizie grafologiche avevano già escluso che fosse stata lei a scriverle. Il contenuto delle missive era rassicurante: Barbara invitava i suoi cari a non preoccuparsi e annunciava un imminente ritorno.

Queste cartoline sono sempre state un elemento centrale nelle indagini. La loro provenienza da Firenze e la firma, non autentica, avevano sollevato numerosi dubbi. La nuova indagine ha visto l'iscrizione nel registro degli indagati dell'ex marito, Roberto Lo Giudice, e del fratello, Maurizio. Le ipotesi di reato sono omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Le posizioni di entrambi erano già state oggetto di archiviazione nel dicembre 2024, al termine di una precedente inchiesta. La richiesta di ulteriori accertamenti biologici era partita dalle difese. Il gip aveva acconsentito all'estensione delle analisi anche a Carlo Barcherini. Quest'ultimo era un uomo di Amelia con cui Barbara Corvi aveva avuto una relazione all'epoca dei fatti. Barcherini non è mai stato indagato né indicato come indiziato dalla procura.

Le dichiarazioni dei legali

L'esito negativo della perizia genetica sui francobolli rappresenta un ostacolo per la ricostruzione dei fatti. «Essendo l'esito dell'accertamento negativo, non possiamo sapere, sul piano tecnico, chi possa averle spedite», ha commentato l'avvocato Cristiano Conte. Il legale assiste Maurizio Lo Giudice insieme al collega Giorgio Colangeli. La mancanza di tracce biologiche rende più difficile attribuire la responsabilità della spedizione delle cartoline.

La vicenda di Barbara Corvi continua a mantenere un alone di mistero. La scomparsa, avvenuta più di un decennio fa, non ha ancora trovato una soluzione definitiva. Le indagini proseguono, ma questo recente sviluppo evidenzia le difficoltà nel raccogliere prove concrete. La speranza è che i prossimi sviluppi possano portare a chiarimenti.

Domande frequenti sul caso Barbara Corvi

Chi è Barbara Corvi?

Barbara Corvi era una donna di 35 anni, residente a Montecampano di Amelia, scomparsa nel nulla il 27 ottobre 2009. La sua sparizione ha dato origine a un'indagine complessa e ancora irrisolta.

Cosa sono le cartoline spedite da Firenze?

Si tratta di due cartoline recapitate ai familiari di Barbara Corvi nei giorni successivi alla sua scomparsa. Le cartoline, provenienti da Firenze, contenevano messaggi rassicuranti ma la loro grafia era stata giudicata non appartenente a Barbara, alimentando sospetti.

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